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La ritenuta d'acconto

Cosa è e come funziona la ritenuta d'acconto e cosa succede in caso di mancato versamento
parola tasse scritta su sfondo scuro

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Avv. Daniele Paolanti

Che cosa è la ritenuta d'acconto

Con l'espressione ritenuta d'acconto si intende una trattenuta che viene effettuata dal datore di lavoro o dal committente, quale sostituto d'imposta, come anticipo di Irpef sui pagamenti che vengono ricevuti dai lavoratori, da alcuni clienti, dai professionisti.

Ad esempio se un avvocato paga un compenso a un domiciliatario, dovrà operare la ritenuta d'acconto (salvo il caso in cui chi riceve il pagamento non goda di un regime fiscale agevolato)

Quali pagamenti sono soggetti a ritenuta d'acconto

In linea di principio sono soggetti a ritenuta d'acconto i seguenti redditi:

  • redditi da lavoro dipendente;
  • redditi da lavoro autonomo;
  • redditi da capitale;
  • ogni altro reddito soggetto per legge a ritenuta.

Per i lavoratori autonomi la ritenuta d'acconto si applica sui compensi addebitati dagli stessi nei confronti dei titolari di una partita IVA.

In una prospettiva siffatta, dunque, il ruolo di sostituto d'imposta è rivestito dal soggetto debitore che effettua il versamento all'erario in luogo del professionista ma una parte del compenso per la prestazione di quest'ultimo viene detratta.

L'aliquota ordinaria

L'aliquota ordinaria per le ritenute d'acconto relative a redditi di lavoro autonomo corrisponde al 20% dell'imponibile.

Va tuttavia precisato che se le prestazioni sono svolte nel territorio dello Stato ma i soggetti che percepiscono i compensi non risiedono in Italia, non si applica la ritenuta a titolo d'acconto del 20% ma una ritenuta a titolo di imposta pari al 30% dell'ammontare corrisposto.

La base imponibile

La base imponibile sulla quale applicare l'aliquota, invece, è composta da diverse voci, ovverosia, oltre che dai compensi professionali, dal contributo al 4% ma solo per gli iscritti alla gestione separata Inps (e non per gli iscritti alle casse previdenziali degli ordini professionali) e dai rimborsi per spese diverse da quelle alberghiere e di ristorazione.

La ritenuta d'acconto nelle prestazioni occasionali

I lavoratori che non sono titolari di partita Iva, sovente, vengono ingaggiati, laddove i compensi non superino i 5.000,00 € annui, per prestazioni d'opera occasionali. Il lavoratore esegue la sua prestazione come se fosse un professionista a tutti gli effetti ma, rispetto a questo, lo differenzia il fatto che esegue le mansioni cui è preposto in maniera sporadica. Il collaboratore, al momento del pagamento, consegna una ricevuta al committente (come se emettesse fattura) e quest'ultimo provvede al versamento della ritenuta d'acconto entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta (la somma versata dal committente è dunque al lordo, il compenso ricevuto dal prestatore è al netto).

Versamento della ritenuta d'acconto

Soffermandoci più nel dettaglio sul versamento della ritenuta d'acconto, esso va fatto dal sostituto d'imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento. Se il 16 è sabato o festivo, il versamento è posticipato al primo giorno successivo utile. Fa eccezione il mese di agosto in cui, in genere, la scadenza per il versamento della ritenuta è fissato al giorno 20.

Al versamento si procede mediante modello F24 utilizzando i codici tributo identificativi del tipo di reddito corrisposto, reperibili sul sito dell'Agenzia delle entrate.

Ulteriori scadenze per il sostituto d'imposta

Oltre a quella prevista per il versamento della ritenuta d'acconto, il sostituto d'imposta è assoggettato ad altre importanti scadenze.

Si è già accennato che entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello in cui ha corrisposto i redditi, deve provvedere a consegnare la Certificazione Unica al prestatore di lavoro, con la quale sono attestate le ritenute operate, a prescindere dal loro effettivo versamento. Tale certificazione va poi trasmessa all'Agenzia delle entrate entro il 7 marzo in via telematica.

Infine è fissato al 31 luglio luglio il termine entro il quale va presentato il modello 770, al quale devono essere riportate tutte le ritenute operate, gli estremi del versamento e i soggetti percipienti.

L'omesso versamento della ritenuta d'acconto

A seguito del varo del D.Lgs. n. 158 del 2015, attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014, sono entrate in vigore le nuove norme relative alle sanzioni per l'omesso versamento delle ritenute e ai reati tributari. L'omesso versamento delle ritenute certificate è un reato previsto e punito dall'art. 10 bis del D.lgs. 74/2000 il quale così dispone: "E' punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d'imposta". In sostanza, la condotta sanzionata consiste nell'omesso versamento delle ritenute dovute sulla base della dichiarazione entro i termini di legge. Per detta condotta è prevista la sanzione della reclusione compresa tra i sei mesi e i due anni. Affinché il fatto assuma rilevanza penale il mancato versamento deve essere superiore a centocinquantamila euro.

In ogni caso, chi non versa la ritenuta d'acconto va incontro a conseguenze di carattere fiscale, a prescindere dall'entità dell'omissione.

Le sanzioni base applicabili, più precisamente sono due e sono disciplinate dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo numero 471/1997. Nel dettaglio, chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte è soggetto alla sanzione amministrativa pari al 20% dell'ammontare non trattenuto, mentre chi, pur avendo eseguito la ritenuta, non procede ai versamenti è soggetto alla sanzione amministrativa del 30% di ogni importo non versato. La sanzione, infine, è di nuovo quella del 20% per chi non opera né versa la ritenuta.

E' comunque possibile avvalersi del meccanismo del cd. ravvedimento operoso, con conseguente diminuzione delle sanzioni da 1/10 sino a un 1/5 del minimo a seconda del termine entro il quale si provvede alla regolarizzazione. Va a tal proposito precisato che la sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza è poi ridotta alla metà e su tale riduzione si applica l'ulteriore diminuzione del ravvedimento operoso. Nel caso in cui i versamenti siano effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta.

Per approfondimenti vai alla guida: "Il ravvedimento operoso"

Redditi non assoggettati a ritenuta d'acconto

Da quanto sopra visto i redditi assoggettati a ritenuta d'acconto sono tutti quei compensi provenienti da prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale e le provvigioni inerenti i rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza e procacciatore d'affari.

In alcuni casi, tuttavia, la ritenuta non è dovuta.

Il riferimento, in particolare, va innanzitutto alle ipotesi in cui il compenso sia corrisposto per prestazioni di lavoro autonomo occasionale da enti pubblici e privati non commerciali, purché non si tratti di acconto di maggiori compensi e l'importo sia inferiore a 25,82 euro.

La ritenuta d'acconto non è poi dovuta per le prestazioni rese da coloro che aderiscono al regime forfetario e al regime dei minimi.

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(29/12/2016 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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