La ritenuta d'acconto è una quota del compenso di un professionista, che il cliente paga allo Stato, in qualità di sostituto d'imposta
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Cos'è la ritenuta d'acconto

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Con l'espressione ritenuta d'acconto si intende una trattenuta che viene effettuata da alcuni soggetti (detti sostituti) nel momento in cui pagano il corrispettivo di altri contribuenti (detti sostituiti). Tale trattenuta viene poi versata allo Stato dai sostituti per conto dei sostituiti.

Ad esempio se un avvocato paga un compenso a un domiciliatario, dovrà operare la ritenuta d'acconto, ovverosia trattenere una certa percentuale dell'importo dovuto e versarla direttamente all'Erario.

Ritenuta d'acconto: chi la paga

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La peculiarità del meccanismo della ritenuta d'acconto, che rientra nel più ampio meccanismo della sostituzione d'imposta, fa sì che lo stesso non possa riguardare tutti i committenti, ma solo quelli rientranti in determinate categorie. Per rivestire la qualifica di sostituto è infatti necessaria una certa organizzazione amministrativa e contabile.

Pagano la ritenuta d'acconto, quindi:

  • tutte le società e gli altri enti pubblici e privati di cui all'articolo 73 del d.p.r. n. 917/1986 e all'articolo 5 del d.p.r. n. 917/1986,
  • le persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole, arti o professioni,
  • i curatori fallimentari,
  • i commissari liquidatori,
  • i condomini.

Redditi soggetti a ritenuta d'acconto

La ritenuta si applica ai compensi per prestazioni di lavoro autonomo corrisposti ad artisti o professionisti.

Più precisamente, la ritenuta d'acconto si applica: 

  • alle prestazioni di lavoro autonomo,
  • all'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere,
  • alle prestazioni rese a terzi o nell'interesse di terzi,
  • agli utili derivanti dai contratti di associazione in partecipazione se l'apporto è coinciso solo con la prestazione lavorativa,
  • agli utili spettanti in qualità di promotori o soci fondatori di s.p.a., s.a.p.a. e s.r.l.
  • alla cessione di diritti d'autore,
  • ai diritti per opere d'ingegno ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

 

Ritenuta d'acconto: quando non si applica

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In alcuni casi in cui, secondo le predette regole, dovrebbe astrattamente applicarsi la ritenuta d'acconto, essa, in concreto non non è dovuta.

Il riferimento, in particolare, va innanzitutto alle ipotesi in cui il compenso sia corrisposto per prestazioni di lavoro autonomo occasionale da enti pubblici e privati non commerciali, purché non si tratti di acconto di maggiori compensi e l'importo sia inferiore a 25,82 euro.

La ritenuta d'acconto non è poi dovuta per le prestazioni rese da coloro che aderiscono al regime forfetario e al regime dei minimi.

Calcolo della ritenuta d'acconto

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L'aliquota ordinaria per le ritenute d'acconto relative a redditi di lavoro autonomo corrisponde al 20% dell'imponibile.

Va tuttavia precisato che se le prestazioni sono svolte nel territorio dello Stato ma i soggetti che percepiscono i compensi non risiedono in Italia, non si applica la ritenuta a titolo d'acconto del 20% ma una ritenuta a titolo di imposta pari al 30% dell'ammontare corrisposto.

La base imponibile

La base imponibile sulla quale applicare l'aliquota è composta da diverse voci, ovverosia, oltre che dai compensi professionali, dal contributo al 4% ma solo per gli iscritti alla gestione separata Inps (e non per gli iscritti alle casse previdenziali degli ordini professionali) e dai rimborsi per spese diverse da quelle alberghiere e di ristorazione.

La ritenuta d'acconto nelle prestazioni occasionali

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I lavoratori che non sono titolari di partita Iva, sovente, vengono ingaggiati, laddove i compensi non superino i 5.000,00 € annui, per prestazioni d'opera occasionali. Il lavoratore esegue la sua prestazione come se fosse un professionista a tutti gli effetti ma, rispetto a questo, lo differenzia il fatto che esegue le mansioni cui è preposto in maniera sporadica. Il collaboratore, al momento del pagamento, consegna una ricevuta al committente (come se emettesse fattura), applicandovi la ritenuta d'acconto, e quest'ultimo provvede al versamento della ritenuta d'acconto entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta (la somma versata dal committente è dunque al lordo, il compenso ricevuto dal prestatore è al netto).

Versamento della ritenuta d'acconto

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Soffermandoci più nel dettaglio sul versamento della ritenuta d'acconto, esso va fatto dal sostituto d'imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento. Se il 16 è sabato o festivo, il versamento è posticipato al primo giorno successivo utile. Fa eccezione il mese di agosto in cui, in genere, la scadenza per il versamento della ritenuta è fissato al giorno 20.

Al versamento si procede mediante modello F24 utilizzando i codici tributo identificativi del tipo di reddito corrisposto, reperibili sul sito dell'Agenzia delle entrate.

Ulteriori scadenze per il sostituto d'imposta

Oltre a quella prevista per il versamento della ritenuta d'acconto, il sostituto d'imposta è assoggettato ad altre importanti scadenze.

Si è già accennato che entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello in cui ha corrisposto i redditi, deve provvedere a consegnare la Certificazione Unica al prestatore di lavoro, con la quale sono attestate le ritenute operate, a prescindere dal loro effettivo versamento. Tale certificazione va poi trasmessa all'Agenzia delle entrate entro il 7 marzo in via telematica.

Infine è fissato al 31 luglio luglio il termine entro il quale va presentato il modello 770, al quale devono essere riportate tutte le ritenute operate, gli estremi del versamento e i soggetti percipienti.

L'omesso versamento della ritenuta d'acconto

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A seguito del varo del D.Lgs. n. 158 del 2015, attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014, sono entrate in vigore le nuove norme relative alle sanzioni per l'omesso versamento delle ritenute e ai reati tributari.

Il reato di omesso versamento delle ritenute

L'omesso versamento delle ritenute certificate è un reato previsto e punito dall'art. 10 bis del D.lgs. 74/2000 il quale così dispone: "E' punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d'imposta". In sostanza, la condotta sanzionata consiste nell'omesso versamento delle ritenute dovute sulla base della dichiarazione entro i termini di legge. Per detta condotta è prevista la sanzione della reclusione compresa tra i sei mesi e i due anni. Affinché il fatto assuma rilevanza penale il mancato versamento deve essere superiore a centocinquantamila euro.

Le conseguenze "fiscali"

Chi non versa la ritenuta d'acconto va poi sempre incontro a conseguenze di carattere fiscale, a prescindere dall'entità dell'omissione.

Le sanzioni base applicabili, più precisamente sono due e sono disciplinate dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo numero 471/1997. Nel dettaglio, chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte è soggetto alla sanzione amministrativa pari al 20% dell'ammontare non trattenuto, mentre chi, pur avendo eseguito la ritenuta, non procede ai versamenti è soggetto alla sanzione amministrativa del 30% di ogni importo non versato. La sanzione, infine, è di nuovo quella del 20% per chi non opera né versa la ritenuta.

Versamento in ritardo della ritenuta d'acconto

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Al di là degli aspetti di carattere penale, le sanzioni pecuniarie derivanti dall'omesso versamento possono essere contenute se il sostituto provvede al ravvedimento operoso.

Il ravvedimento operoso è utilizzabile anche in caso di ritardo nel versamento, che pure comporta l'applicazione di sanzioni (Leggi Ritenuta d'acconto versata in ritardo: cosa fare).

Il meccanismo in parola determina una diminuzione delle sanzioni da 1/10 sino a un 1/5 del minimo a seconda del termine entro il quale si provvede alla regolarizzazione. Va a tal proposito precisato che la sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza è poi ridotta alla metà e su tale riduzione si applica l'ulteriore diminuzione del ravvedimento operoso. Nel caso in cui i versamenti siano effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta.

Per approfondimenti vai alla guida Il ravvedimento operoso

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
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(25/03/2020 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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