La ritenuta d'acconto è una quota del compenso di un professionista, che il cliente paga allo Stato, in qualità di sostituto d'imposta
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Cos'è la ritenuta d'acconto

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Con l'espressione ritenuta d'acconto si intende una trattenuta che viene effettuata da alcuni soggetti (detti sostituti) nel momento in cui pagano il corrispettivo di altri contribuenti (detti sostituiti). Tale trattenuta viene poi versata allo Stato dai sostituti per conto dei sostituiti.

La ritenuta, detto semplicemente, è quindi una parte del compenso che viene trattenuta dal datore di lavoro o dal cliente e versata all'Erario per conto quindi del professionista o del lavoratore autonomo.

Ad esempio se un avvocato paga un compenso a un domiciliatario, dovrà operare la ritenuta d'acconto, ovverosia trattenere una certa percentuale dell'importo dovuto e versarla direttamente all'Erario.

La ritenuta d'acconto e la fatturazione elettronica

Dal primo gennaio 2021 è in vigore il nuovo tracciato XML la ritenuta d'acconto per la fatturazione elettronica. I Codici sono diversi a seconda che si tratti di ritenute effettuate per gli Enti previdenziali, per le perfone fisiche e per quelle giuridiche.
Questi i nuovi codici per tipo di ritenuta da indicare nella fattura elettronica:

  • RT01 persone fisiche;
  • RT02 persone giuridiche;
  • RT03 Contributo INPS, da utilizzare quando il prestatore emette una fattura con una quota INPS a suo carico;
  • RT04 Contributo ENASARCO, se la fattura è emessa da un agente di commercio;
  • RT05 Contributo ENPAM, da utilizzarequando la fattura è emessa da un medico con quota ENPAM a suo carico;
  • RT06 Altro contributo previdenziale, da utilizzare negli altri casi in cui il prestatore emette una fattura con quota previdenziale a suo carico.

Ritenuta d'acconto: chi la paga

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La peculiarità del meccanismo della ritenuta d'acconto, che rientra nel più ampio meccanismo della sostituzione d'imposta, fa sì che lo stesso non possa riguardare tutti i committenti, ma solo quelli rientranti in determinate categorie. Per rivestire la qualifica di sostituto è infatti necessaria una certa organizzazione amministrativa e contabile.

Pagano la ritenuta d'acconto, quindi:

  • tutte le società e gli altri enti pubblici e privati di cui all'articolo 73 del d.p.r. n. 917/1986 e all'articolo 5 del d.p.r. n. 917/1986,
  • le persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole, arti o professioni,
  • i curatori fallimentari,
  • i commissari liquidatori,
  • i condomini.

Redditi soggetti a ritenuta d'acconto

La ritenuta si applica ai compensi per prestazioni di lavoro autonomo corrisposti ad artisti o professionisti.

Più precisamente, la ritenuta d'acconto si applica:

  • alle prestazioni di lavoro autonomo,
  • all'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere,
  • alle prestazioni rese a terzi o nell'interesse di terzi,
  • agli utili derivanti dai contratti di associazione in partecipazione se l'apporto è coinciso solo con la prestazione lavorativa,
  • agli utili spettanti in qualità di promotori o soci fondatori di s.p.a., s.a.p.a. e s.r.l.
  • alla cessione di diritti d'autore,
  • ai diritti per opere d'ingegno ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

Ritenuta d'acconto: quando non si applica

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In alcuni casi in cui, secondo le predette regole, dovrebbe astrattamente applicarsi la ritenuta d'acconto, essa, in concreto non è dovuta.

  • Il riferimento, in particolare, va innanzitutto alle ipotesi in cui il compenso sia corrisposto per prestazioni di lavoro autonomo occasionale da enti pubblici e privati non commerciali, purché non si tratti di acconto di maggiori compensi e l'importo sia inferiore a 25,82 euro.
  • La ritenuta d'acconto non è poi dovuta per le prestazioni rese da coloro che aderiscono al regime forfetario e al regime dei minimi.

Redditi soggetti a ritenuta d'acconto

I redditi che sono soggetti alla ritenuta d'acconto sono quelli che derivano dallo svolgimento di lavoro autonomo, dipendente e assimilato, le provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, i corrispettivi dovuti dal condominio all'appaltatore, compensi corrisposti ai raccoglitori occasionali di tartufi, gli interessi e i redditi da capitale, sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani e lussemburghesi storici, i dividendi, le Azioni in deposito accentrato presso la Monte Titoli S.p.A, i compensi per avviamento commerciale e i contributi degli enti pubblici, compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato e infine sui premi e sulle vincite. Le norme di riferimento sono gli articoli 23-29 del PPR n. 600/1973 che contiene le "Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi."

Calcolo della ritenuta d'acconto

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L'aliquota ordinaria per le ritenute d'acconto relative a redditi di lavoro autonomo corrisponde al 20% dell'imponibile.

Va tuttavia precisato che se le prestazioni sono svolte nel territorio dello Stato, ma i soggetti che percepiscono i compensi non risiedono in Italia, non si applica la ritenuta a titolo d'acconto del 20%, ma una ritenuta a titolo di imposta pari al 30% dell'ammontare corrisposto.

La base imponibile

La base imponibile sulla quale applicare l'aliquota è composta da diverse voci, ovverosia, oltre che dai compensi professionali, dal contributo al 4% ma solo per gli iscritti alla Gestione Separata Inps: vediamo come funziona" href="https://www.studiocataldi.it/articoli/29055-gestione-separata-inps-vediamo-come-funziona.asp" class="keyword-link">gestione separata Inps (e non per gli iscritti alle casse previdenziali degli ordini professionali) e dai rimborsi per spese diverse da quelle alberghiere e di ristorazione.

Sono infatti escluse dalla base imponibile le somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali, l'eventuale addebito a titolo di rivalsa del contributo per la cassa nazionale dell'ordine professionale, come quello del 4% per i dottori commercialisti e le somme ricevute dal cliente a titolo di rimborso spese che avrebbe dovuto sostenere lui e che gli vengono addebitate in fatture perchè non rientranti nel compenso del professionista.

La ritenuta d'acconto nelle prestazioni occasionali

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I lavoratori che non sono titolari di partita Iva, sovente, vengono ingaggiati, laddove i compensi non superino i 5.000,00 € annui, per prestazioni d'opera occasionali. Il lavoratore esegue la sua prestazione come se fosse un professionista a tutti gli effetti ma, rispetto a questo, lo differenzia il fatto che esegue le mansioni cui è preposto in maniera sporadica. Il collaboratore, al momento del pagamento, consegna una ricevuta al committente (come se emettesse fattura), applicandovi la ritenuta d'acconto, e quest'ultimo provvede al versamento della Ritenuta d'acconto entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta (la somma versata dal committente è dunque al lordo, il compenso ricevuto dal prestatore è al netto).

Versamento della ritenuta d'acconto

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Soffermandoci più nel dettaglio sul versamento della Ritenuta d'acconto, esso va fatto dal sostituto d'imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento. Se il 16 è sabato o festivo, il versamento è posticipato al primo giorno successivo utile. Fa eccezione il mese di agosto in cui, in genere, la scadenza per il versamento della ritenuta è fissato al giorno 20.

Al versamento si procede mediante modello F24 utilizzando i codici tributo identificativi del tipo di reddito corrisposto, reperibili sul sito dell'Agenzia delle entrate.

Ulteriori scadenze per il sostituto d'imposta

I sostituti d'imposta, nella certificazione unica devono attestare i redditi di lavoro dipendente e assimilati, i redditi di lavoro autonomo, le provvigioni, redditi diversi nonché i corrispettivi che derivano dalla stipula di contratti di locazioni brevi. La Certificazione unica deve essere rilasciata al percettore delle somme con il modello "sintetico" entro il 16 marzo, scadenza entro la quale deve essere effettuata la trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate con il modello "ordinario". La trasmissione telematica delle certificazioni uniche che contengono solo redditi esenti o non dichiarabili con la dichiarazione dei redditi precompilata, può essere effettuata entro il 31 ottobre 2021.

Nuovo modello per la certificazione unica 2021

Con il provvedimento Prot. n. 13088/2021 del Direttore dell'Agenzia delle Entrate è stato approvato il nuovo modello per la Certificazione Unica "CU 2021", relativa all'anno 2020.

Il provvedimento è stato emanato nel rispetto di quanto dispone l'articolo 4, commi 6-ter e 6-quater, del decreto n. 322/1998, il quale prevede che i soggetti indicati nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973, che corrispondono somme e valori soggetti a ritenute alla fonte secondo le disposizioni dello stesso titolo, devono rilasciare apposita certificazione unica (CU 2021), anche ai fini dei contributi dovuti all'INPS e agli altri enti e casse previdenziali, senza dimenticare che la certificazione Unica viene utilizzata anche per attestare l'ammontare dei redditi corrisposti nell'anno 2020 che non hanno concorso però alla formazione del reddito imponibile sia ai fini fiscali che contributivi.

L'omesso versamento della ritenuta d'acconto

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A seguito del varo del D.Lgs. n. 158 del 2015, attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014, sono entrate in vigore le nuove norme relative alle sanzioni per l'omesso versamento delle ritenute e ai reati tributari.

Il reato di omesso versamento delle ritenute

L'omesso versamento delle ritenute certificate è un reato previsto e punito dall'art. 10 bis del D.lgs. 74/2000 il quale così dispone: "E' punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d'imposta". In sostanza, la condotta sanzionata consiste nell'omesso versamento delle ritenute dovute sulla base della dichiarazione entro i termini di legge. Per detta condotta è prevista la sanzione della reclusione compresa tra i sei mesi e i due anni. Affinché il fatto assuma rilevanza penale il mancato versamento deve essere superiore a centocinquantamila euro.

Le conseguenze "fiscali"

Chi non versa la ritenuta d'acconto va poi sempre incontro a conseguenze di carattere fiscale, a prescindere dall'entità dell'omissione.

Le sanzioni base applicabili, più precisamente sono due e sono disciplinate dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo numero 471/1997. Nel dettaglio, chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte è soggetto alla sanzione amministrativa pari al 20% dell'ammontare non trattenuto, mentre chi, pur avendo eseguito la ritenuta, non procede ai versamenti è soggetto alla sanzione amministrativa del 30% di ogni importo non versato. La sanzione, infine, è di nuovo quella del 20% per chi non opera né versa la ritenuta.

Versamento in ritardo della ritenuta d'acconto

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Al di là degli aspetti di carattere penale, le sanzioni pecuniarie derivanti dall'omesso versamento possono essere contenute se il sostituto provvede al ravvedimento operoso.

Il ravvedimento operoso è utilizzabile anche in caso di ritardo nel versamento, che pure comporta l'applicazione di sanzioni (Leggi Ritenuta d'acconto versata in ritardo: cosa fare).

Il meccanismo in parola determina una diminuzione delle sanzioni da 1/10 sino a un 1/5 del minimo a seconda del termine entro il quale si provvede alla regolarizzazione. Va a tal proposito precisato che la sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza è poi ridotta alla metà e su tale riduzione si applica l'ulteriore diminuzione del ravvedimento operoso. Nel caso in cui i versamenti siano effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta.

Per approfondimenti vai alla guida Il ravvedimento operoso

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
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