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L'affidamento esclusivo dei figli

Guida legale all'istituto dell'affidamento esclusivo della prole
L'affidamento dei figli

Avv. Daniele Paolanti

La disciplina normativa dell'affidamento esclusivo dei figli

L'affidamento esclusivo dei figli può essere disposto dal giudice soltanto nel caso in cui non possa essere disposto l'affidamento condiviso.

Ai sensi dell'art. 155 del Codice Civile "In caso di separazione, riguardo ai figli, si applicano le disposizioni contenute nel Capo II del Titolo IX"

Stante la sua formulazione sembra che la norma citata imponga al giudice di prediligere l'affidamento ad entrambi i genitori poiché il minore ha il diritto a conservare un rapporto equilibrato con ciascuno di essi. 

Pertanto, per espressa previsione normativa, devono essere stabiliti i termini di permanenza presso ciascun genitore dei figli. 

Nulla esclude che detti incombenti possano essere risolti finanche dai genitori con un accordo. Condivisione dell'affidamento implica finanche condivisione della responsabilità e ricerca di una comune linea educativa per la prole. 

Tuttavia laddove l'affidamento condiviso risulti inopportuno e non adeguato a garantire un sano sviluppo della prole nulla osta a che il giudice disponga l'affidamento esclusivo dei figli. 

Le ragioni che possono indurre i giudici a prediligere l'affidamento esclusivo prescindono dalle motivazioni della separazione e si fondano esclusivamente sull'interesse del minore così da poterne garantire il sano sviluppo

Nell'ipotesi di affidamento esclusivo, quindi, il Giudice deve prescindere da valutazioni pertinenti le cause che hanno determinato il fallimento del matrimonio e valutare esclusivamente quale dei due genitori sia il più idoneo all'assolvimento della funzione principale, ovvero assicurare la tutela e lo sviluppo fisico, psicologico e morale del minore, garantendo soprattutto un ambiente che sia adeguato al soddisfacimento delle sue necessità.

Osservazioni sull'affidamento condiviso

Non costituiscono circostanze preclusive dell'affidamento esclusivo la convivenza more uxorio di uno dei due genitori né il trasferimento in una città o in uno stato diverso da quello in cui ha vissuto il minore, la religione professata e persino l'attività normalmente discutibile esercitata dal genitore stesso. Possono assumere anche rilievo le preferenze espresse dal minore laddove questi abbia compiuto 12 anni ma anche di età inferiore se dotato di adeguato discernimento. Quel che assume interesse di primario rilievo è il benessere del minore il quale deve essere inserito in un contesto dove vengano prediletti e prestata la dovuta attenzione al suo sano sviluppo fisico, morale e psicologico attraverso l'adeguata assistenza affettiva e materiale. 

L'art. 155 bis è stato poi abrogato dal d.lgs. 8 dicembre 2013, n. 154, ed in precedenza così recitava: "Il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore.Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l'affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l'affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell'art. 155 Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell'interesse dei figli, rimanendo ferma l'applicazione dell'art.96 c.p.c.". Rimane comunque da precisare che laddove un genitore manifesti forte disinteresse nei confronti di un figlio, non se ne curi o assuma nei confronti dello stesso una atteggiamento prodromico o comunque non funzionale al sano sviluppo dello stesso il genitore può decadere dall'esercizio della potestà genitoriale e, ai sensi dell'art. 330 c.c. "Il giudice può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio. In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l'allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore".

La giurisprudenza

Esaminiamo da ultimo la posizione della giurisprudenza. Si riporta, a conclusione del discorso sopra tenuto, un breve estratto di una recente pronuncia della Suprema Corte che riassume autorevolmente quanto poc'anzi sostenuto: "In tema di affidamento dei figli minori, questa Corte ha infatti ribadito costantemente che il criterio fondamentale al quale deve attenersi il giudice della separazione o del divorzio e’ costituito dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, previsto in passato dall’art. 155 ed oggi consacrato nell'art. 337 quater c.c., il quale, imponendo di privilegiare la soluzione che appaia piu’ idonea a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalita’ del minore, richiede un giudizio prognostico in ordine alla capacita’ del padre e della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo, da esprimersi sulla base di elementi concreti attinenti alle modalita’ con cui ciascuno di essi ha svolto in passato il proprio ruolo, ed in particolare alla sua capacita’ di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilita’ ad un assiduo rapporto, nonche’ mediante l’apprezzamento della personalita’ del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente che e’ in grado di offrire al minore" (Cassazione civile, sez. VI, 19/07/2016, (ud. 11/04/2016, dep.19/07/2016), n. 14728).

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