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La Costituzione

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La definizione, i caratteri e le forme di protezione di un testo costituzionale. Guida alla Costituzione formale, sostanziale e materiale
La Costituzione della Repubblica italiana

di Luca Passarini - La costituzione è il complesso di norme fondamentali che descrive e regola l'organizzazione dei poteri dello stato, i contenuti generali della sua azione, nonché le forme e i limiti delle relazioni con la comunità politica e sociale sottoposta alla sua sovranità.


  1. Cos'è la Costituzione
  2. Una definizione univoca di Costituzione?
  3. Costituzione formale, sostanziale e materiale
  4. Forme e contenuti delle Costituzioni
  5. Protezione della Costituzione
  6. Il testo della Costituzione della Repubblica italiana

Cos'è la Costituzione

La costituzione definisce quindi la struttura e l'organizzazione di uno stato, rappresentando la norma fondamentale per lo stesso, afferma e sancisce il regime politico adottato, nonché gli strumenti e le tutele che il singolo ordinamento appronta per la realizzazione dei principi ivi espressi. È la costituzione che, nella teoria normativista di KELSEN, rappresenta la norma fondamentale, Grundnorm che regolamenta la produzione di altre norme giuridiche; mentre per le teorie istituzionaliste (tra gli altri del già citato SANTI ROMANO) costituisce la stessa struttura organizzativa della comunità sociale.

Una definizione univoca di Costituzione?

Trattare del concetto di costituzione non è allora cosa semplice, non sembra condivisa una definizione comune, né si può ridurre l'analisi al solo testo formale. Infatti la considerazione di qualsiasi costituzione non si può limitare a uno studio delle sole norme scritte in un testo formale, più o meno condivisibile, programmatico, organizzativo e adottato con procedure differenti da ordinamento a ordinamento.

Costituzione formale, sostanziale e materiale

Quella appena indicata è la sola costituzione formale (norme presenti in un testo formale). Ma come non considerare le norme o i principi inclusi in altri testi, nazionali e non, frutto di convenzioni, di accordi, o di pratiche consuetudinarie reiterate nel tempo. Alla costituzione formale si aggiungerà allora lo studio della costituzione sostanziale, quale insieme dei principi e dei valori di un ordinamento che non sono espressamente enunciati in costituzione, ma che si possono desumere in via interpretativa da una conoscenza complessiva del sistema giuridico ad opera della giurisprudenza. Per cui la sostanziale va ad integrare necessariamente la formale. Infine non si potrà non considerare la cosiddetta costituzione materiale, che consiste nelle prassi e nelle consuetudini che integrano la costituzione formale nella sua applicazione, come fossero altre disposizioni presenti nella costituzione formale.

Il concetto attuale di costituzione lo si rinviene nel momento in cui alcuni paesi decidono di dotarsi di un documento attestante in maniera precisa e indiscutibile principi, diritti e prerogative generali, definendo un particolare assetto istituzionale per l'esercizio del potere politico, comportando una commistione tra diritto, politica, filosofia.

Forme e contenuti delle Costituzioni

Una prima distinzione è quella relativa alla forma della costituzione, che può essere scritta ovvero consuetudinaria.

Costituzione scritta o consuetudinaria

La maggioranza degli Stati oggi hanno una costituzione scritta, cioè sancita in un testo, adottato nella fase costituente, espressione più o meno diretta del consenso popolare, promulgata dal Capo dello stato e posta al vertice della gerarchia delle fonti. La forma scritta garantisce certamente maggior stabilità e certezza del diritto, ma all'opposto prevederà meccanismi più difficoltosi per introdurre una modifica, non adattandosi in maniera immediata alle trasformazioni. Il caso invece più noto di costituzione consuetudinaria è quello del Regno Unito.

Costituzioni brevi e lunghe

Un'ulteriore distinzione che viene operata dalla dottrina costituzionalista consiste nel suddividere le varie costituzioni tra costituzioni brevi e costituzioni lunghe. Tra le prime vi sono quella degli Stati Uniti e molte delle costituzioni europee del XIX secolo, la cui brevità era giustificata dalla finalità stessa del testo costituzionale, che doveva solamente stabilire forme di limitazione del potere, garantendo una prima serie di libertà negative (cioè i diritti civili e politici, quali diritti di prima generazione, che prevedono un'astensione dello Stato dall'interferire nella sfera soggettiva degli individui). Le costituzioni lunghe, invece, sono le più comuni del XX secolo, rispecchiando la maggiore complessità delle relazioni politiche e sociali, i criteri di organizzazione del potere politico, l'introduzione dei diritti di seconda generazione (i diritti sociali ed economici) e la necessità di andare a definire in costituzione l'organizzazione puntuale della forma di stato e di governo, il fine politico, i rapporti tra gli organi, l'assetto delle garanzie e delle tutele riconosciute‚Ķ

Costituzioni unitestuali e pluritestuali

Ulteriore distinzione può essere elaborata tra costituzioni contenute in un unico testo (unitestuali) e costituzioni formate da più testi tra loro integrati (pluritestuali). Anche le costituzioni definite unitestuali, in verità, rimandano ad altri atti normativi ai quali è demandata la funzione di disciplinare in dettaglio quanto la costituzione determina solo in via di principio (ciò si realizza mediante l'istituto della riserva di legge.)

Protezione della Costituzione

La costituzione necessita poi di forme di protezione volte a tutelarne la stabilità nel testo e dei principi inseriti che la animano e la distinguono. Una prima modalità di protezione è data dalla sua stessa forma scritta e dalla forma unitaria. Nonostante queste prime previsioni e per accrescere ulteriormente le forme di tutela del testo fondamentale, sono state approntate una serie di procedure o istituiti specifici organi che, nel complesso, costituiscono le garanzie costituzionali.

Costituzioni flessibili e rigide

La distinzione principale è allora quella che si realizza tra costituzioni flessibili e costituzioni rigide. Quelle flessibili sono quelle che non richiedono il ricorso a procedure aggravate per la revisione costituzionale e non pongono limiti al potere di revisione, bastando nella pratica una legge ordinaria dello stato per modificare il testo costituzionale (come nel caso dello Statuto Albertino del 1848). Quelle rigide, al contrario, sono quelle che prevedono per la loro revisione un iter legislativo aggravato rispetto a quello disposto per la legislazione ordinaria, come nel caso della Costituzione italiana.

Controllo di costituzionalità

Oltre ai limiti della revisione, possono sostanziarsi in una impossibilità di modifica dei principi fondamentali o del regime politico adottato, nel rispetto di tempi e procedure formali, la protezione del testo costituzionale è affidata ad altri strumenti, come il controllo di costituzionalità delle leggi, che può essere politico, qualora l'organo preposto al controllo sia un organo politico, ovvero giurisdizionale quando effettuato successivamente alla adozione della norma da un organo esterno al circuito della decisione politica. Questo tipo di controllo (giurisdizionale) può a sua volta consistere in un controllo diffuso, quando ogni giudice è titolare del potere di verificare la congruità della norma da applicare e il rispetto della costituzione, oppure accentrato, quando il controllo di legittimità costituzionale e il successivo giudizio sono affidati a un organo costituzionale, appositamente istituito.

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Bibliografia:

L. Mezzetti, Manuale breve di diritto costituzionale, Giuffrè editore

G. De Vergottini, Diritto costituzionale comparato, Cedam

A. Barbera, C. Fusaro, Corso di diritto costituzionale, il Mulino

(30/01/2019 - StudenteLuca Passarini) Foto: 123rf.com
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