Intanto fa discutere la nomina dell'ex ministro del Lavoro nel team di consulenti economici del governo
tre anziani su tre pile di soldi

Pensioni, il ritorno di Fornero

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Che la riforma delle pensioni sia necessaria e che lo sia in tempi brevi non v'è alcun dubbio. A fare discutere, sul tema, oggi è la nomina dell'ex ministro del Lavoro del governo Monti nel team di consulenti economici del consiglio d'indirizzo per la politica economica e istituito una decina di giorni fa dal sottosegretario con delega alla Programmazione, Bruno Tabacci. Il consiglio, guidato dal leader di Centro Democratico, comprende altre 14 personalità, tra cui Giuseppe Guzzetti, già presidente della Fondazione Cariplo (che, a 87 anni, si è appena iscritto al Pd), l'ex vicedirettore di Bankitalia (già presidente Rai) Annamaria Tarantola, il vicepresidente di Assolombarda Antonio Calabrò e il fondatore del Censis Giuseppe De Rita.

Una riforma, quella della Fornero, definita non a caso detta "lacrime e sangue" poiché estese a tutti il metodo di calcolo contributivo, abbassando l'ammontare degli assegni, elevando l'età per il pensionamento (ora 67 anni) e passando un colpo di spugna sugli esodati.

La nomina di Fornero non è piaciuta alla Lega pronta a presentare un'interrogazione sull'incarico. Salvini intende capire se è vero che «la Fornero avrebbe l'intenzione di incrementare il tasso di occupazione tra gli anziani in buona salute, attraverso un aumento dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia».

Pensioni, quota 41

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Le ipotesi di pensioni per il 2022 contemplano intanto Quota 41 ossia il pensionamento per chiunque abbia 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Difficile da sostenere per i conti pubblici: oltre 4,3 miliardi il primo anno, per poi aumentare. Per i sindacati sarebbe necessaria flessibilità in uscita dopo i 62 anni d'età e dalla possibilità di pensionamento con 41 anni di contribuzione.

Pensione in due quote

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Si torna a parlare anche della cosiddetta pensione in due quote, ossia retributiva e contributiva. A parlarne per primo il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico ad aprile scorso. Un piano che contempla un anticipo pensionistico solo per la parte contributiva: 62/63 anni e 20 anni di contributi. Il resto (la quota retributiva) lo si ottiene a 67 anni. In pratica si potrebbe prevedere 1 anno in meno per ogni figlio per madri lavoratrici, oppure aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente e 1 anno in meno per ogni 10 anni di lavori usuranti/gravosi, oppure aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente (semplificando la certificazione). A cui si aggiunge blocco delle aspettative di vita per coorti. L'anticipo pensionistico per la parte contributiva si potrebbe quindi dare a 62-63 anni mentre il resto (la quota retributiva) la si otterrebbe solo anni dopo, a 67 anni. Per l'Inps l'opzione più percorribile meno costosa sarebbe proprio quella della possibilità di anticipo a 63 anni della sola quota contributiva, caldeggiata da Tridico.

Pensioni, le altre quote

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In tanti chiedono per il futuro regole semplici e valide per tutti, giovani e anziani, retributivi, misti e contributivi puri. Per questo, se saranno mantenuti identici i requisiti per la pensione di vecchiaia con 67 anni di età adeguata alla aspettativa di vita e almeno 20 di contribuzione, l'ipotesi di Quota 102 per andare in pensione sarebbe fattibile con:

64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita); 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari).

Qualcuno pensa invece a Quota 92 ma solo per i lavori usuranti, con una discesa rapida degli anni di contribuzione tenendo conto delle difficoltà del mercato del lavoro e consentendo di uscire a 62 anni con 30 anni di contributi.

Ricordiamo infine che a dicembre scadrà anche Opzione donna con cui le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome e l'Ape sociale, sussidio erogato in attesa del raggiungimento dell'età pensionabile rivolto ai contribuenti di entrambi i sessi che hanno compiuto 63 anni e con 30-36 anni di contributi versati. Per loro il rinnovo è quasi sicuro.

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