Iniziata la discussione in aula alla Camera sul testo licenziato dalla Commissione Giustizia in materia di equo compenso ai professionisti
mani di uomo verso bilancia della giustizia

Equo compenso: il testo della riforma

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Con il consenso unanime di tutte le forze politiche, dalla II Commissione giustizia alla Camera è arrivato il via libera al testo recante disposizioni circa l'equo compenso dei professionisti. Lo scorso 29 giugno, infatti, è stato deciso di adottare quale testo base per riformare la materia di equo compenso delle prestazioni professionali la proposta presentata il 25 giugno 2021 a firma di Meloni, Morrone, Mandelli.

In dettaglio, la proposta di legge C. 3179 (qui sotto allegata) va dunque a sostituire le precedenti proposte che erano state presentate sulla medesima tematica e sarà questo il documento su cui si concentrerà il prosieguo dei lavori e l'esame in sede referente. Sul documento è presto arrivato il parere favorevole delle Commissioni, che hanno approvato anche alcuni emendamenti all'originale.
Il testo definitivo (qui sotto allegato) è stato poi trasmesso all'Aula di Montecitorio ove l'8 luglio è iniziata la discussione.

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Obiettivi della riforma

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Obiettivo della proposta, come emerge dalla Relazione introduttiva, è quello "di tutelare il diritto del professionista di ottenere un giusto ed equo compenso nei rapporti contrattuali che lo riguardano, concretizzando il principio già sancito dall'articolo 2233 del codice civile, secondo il quale la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione".

Tutela che secondo i firmatari appare ad oggi "del tutto assente in quanto, secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, non essendo prevista alcuna sanzione di nullità, il professionista non può far valere l'inadeguatezza del compenso in presenza di un accordo che lo determini in misura irrisoria, neanche sotto il profilo dell'articolo 36 della Costituzione".

Nella direzione più volte proclamata dal Governo, la proposta si muove quindi lungo una direttrice che punta all'effettiva tutela contrattuale al professionista, tenendo altresì conto del diritto del cittadino consumatore a ottenere una prestazione di qualità, impossibile da garantire al di sotto dei livelli minimi di compenso previsti dai parametri ministeriali.

La proposta di legge, nel testo licenziato in Commissione, prevede l'abrogazione della disciplina vigente e, tra l'altro, introduce una disposizione transitoria che estende l'ambito di applicazione della nuova disciplina alle convenzioni in corso, ancorché sottoscritte prima della riforma.

Definizione di equo compenso e ambito di applicazione

I primi due articoli della proposta di legge sono volti a definire l'equo compenso e individuare l'ambito di applicazione della relativa disciplina. Nel dettaglio, il compenso viene considerato equo quando "proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale", e che rispetta specifici parametri ministeriali.

In particolare, per gli avvocati si rimanda al decreto del Ministro della giustizia emanato ai sensi dell'art. 13, comma 6, della L 247/2012, mentre per i professionisti iscritti agli ordini e collegi, ai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 9 del D.L. 1/2012.

In sede di emendamento in Commissione, inoltre, è stata estesa la platea dei professionisti interessati, includendovi gli esercenti professioni non ordinistiche. Nel dettaglio, con riferimento ai parametri per l'equità del compenso per i professionisti di cui all'art. 1, comma 1, della L. n. 4/2013, si rimanda a un decreto del Ministro dello sviluppo economico che dovrà essere adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge e, successivamente, aggiornato con cadenza biennale sentite le associazioni iscritte nell'elenco di cui al comma 7 dell'art. 2 della medesima legge n. 4/2013.

Quanto all'ambito di applicazione, la legge riguarderà i rapporti professionali aventi ad oggetto la prestazione d'opera intellettuale di cui all'articolo 2230 c.c. regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, delle attività professionali svolte in favore di imprese bancarie e assicurative, di società veicolo di cartolarizzazione, nonché delle loro società controllate, delle loro mandatarie.

In sede di emendamento in Commissione, inoltre, la disciplina è stata altresì ritoccata per quanto riguarda la committenza con l'estensione anche a tutte le imprese che, nell'anno precedente al conferimento dell'incarico, hanno occupato alle proprie dipendenze più di cinquanta lavoratori o hanno presentato ricavi annui superiori a 10 milioni di euro.

Inoltre, si precisa che disposizioni sull'equo compenso si applicherebbero a ogni tipo di accordo preparatorio o definitivo, purché vincolante per il professionista, le cui clausole sono comunque utilizzate dalle imprese di cui sopra, nonché alle prestazioni rese dai professionisti in favore della pubblica amministrazione, delle società disciplinate dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (d.lgs. n. 175/2016) e degli agenti della riscossione.

Compenso non equo: clausole nulle

La proposta sancisce la nullità delle clausole che non prevedono un compenso equo e proporzionato all'opera prestata, chiarendo che, a tal fine, si terrà conto anche dei costi sostenuti dal prestatore d'opera.

Si precisa che sono tali, ovvero prevedono un compenso iniquo, "le pattuizioni di un compenso inferiore agli importi stabiliti dai parametri per la liquidazione dei compensi dei professionisti iscritti agli ordini o ai collegi professionali, fissati con decreto ministeriale, o ai parametri determinati con decreto del Ministro della giustizia ai sensi dell'art. 13, comma 6, della L. 247/2012, per la professione forense, o ai parametri fissati con il decreto del Ministro dello sviluppo economico" di cui accennato.

Saranno, altresì, nulle le pattuizioni che vietino al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che impongano l'anticipazione di spese o che, comunque, attribuiscano al committente vantaggi sproporzionati rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto o del servizio reso. Viene poi prevista la nullità di una serie di clausole e pattuizioni, puntualmente elencate, anche se contenute in documenti contrattuali distinti dalla convenzione, dall'incarico o dall'affidamento tra il cliente e il professionista.

Tra queste, ad esempio, quelle che riservano al cliente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o gli attribuiscano la facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto o di pretendere prestazioni aggiuntive che il professionista dovrebbe eseguire a titolo gratuito.

La nullità delle singole clausole non comporterà, però, la nullità del contratto, che rimane valido ed efficace per il resto. Ancora, la nullità opererà solo a vantaggio del professionista e sarà rilevabile d'ufficio.

Rideterminazione giudiziale compenso e parere congruità COA

La convenzione, il contratto, l'esito della gara, l'affidamento, la predisposizione di un elenco di fiduciari o comunque qualsiasi accordo che preveda un compenso inferiore ai valori determinati ai sensi della legge, potranno essere impugnati dal professionista innanzi al Tribunale competente per il luogo ove egli ha la residenza o il domicilio, al fine di far valere la nullità della pattuizione e di chiedere la rideterminazione giudiziale del compenso per l'attività professionale prestata.

Il Tribunale procederà alla rideterminazione secondo i parametri previsti dai decreti ministeriali relativi alle attività svolte dal professionista, tenendo conto dell'opera effettivamente prestata e chiedendo, se necessario, al professionista di acquisire dall'ordine o dal collegio a cui è iscritto il parere sulla congruità del compenso o degli onorari.

Tale parere costituirà elemento di prova sulle caratteristiche, sull'urgenza e sul pregio dell'attività prestata, sull'importanza, sulla natura, sulla difficoltà e sul valore dell'affare, sulle condizioni soggettive del cliente, sui risultati conseguiti, sul numero e sulla complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate.

Nel procedimento il giudice potrà anche avvalersi della consulenza tecnica, ove sia indispensabile ai fini del giudizio. Qualora il magistrato accerti il carattere non equo del compenso pattuito, provvederà a rideterminarlo condannando il cliente al pagamento della differenza tra l'equo compenso così determinato e quanto già versato al professionista.

Ma non è tutto, poiché al giudice è consentito anche condannare il cliente al pagamento di un indennizzo in favore del professionista fino al doppio della differenza di cui al primo periodo, fatto salvo il risarcimento dell'eventuale maggiore danno.

Parere del COA e titolo esecutivo

In alternativa alle procedure di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c. (procedimento ingiuntivo) e di cui all'art. 14 del d.lgs. 150/2011, il parere di congruità emesso dall'ordine o dal collegio professionale sul compenso o sugli onorari richiesti dal professionista, costituirà titolo esecutivo, anche per tutte le spese sostenute e documentate, se rilasciato nel rispetto della procedura di cui alla L. 241/90, e se il debitore non propone opposizione innanzi all'autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., entro quaranta giorni dalla notificazione del parere stesso a cura del professionista.

L'eventuale giudizio di opposizione avrà luogo innanzi al giudice competente per materia e per valore del luogo nel cui circondario ha sede l'ordine o il collegio professionale che ha emesso il parere e, in quanto compatibile, nelle forme di cui all'articolo 14 del d.lgs. 150/2011.

Prescrizione e class action

La proposta di legge prevede che il termine di prescrizione del diritto del professionista al pagamento dell'onorario decorre dal momento in cui, per qualsiasi causa, cessa il rapporto con l'impresa. Invece, in caso di una pluralità di prestazioni rese a seguito di un unico incarico, convenzione, contratto, esito di gara, predisposizione di un elenco di fiduciari o affidamento e non aventi carattere periodico, la prescrizione decorrerà dal giorno del compimento dell'ultima prestazione.

Invece, il termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione di responsabilità professionale decorrerà dal giorno del compimento della prestazione da parte del professionista. In questo modo si evita la possibilità che il professionista sia soggetto all'azione di responsabilità all'infinito.

Ancora, la proposta prevede che i diritti individuali omogenei dei professionisti possano essere tutelati anche attraverso l'azione di classe, che, ferma restando la legittimazione di ciascun professionista, potrà essere proposta dal Consiglio nazionale dell'ordine al quale sono iscritti i professionisti interessati o dalle associazioni maggiormente rappresentative.

Osservatorio nazionale sull'equo compenso

Infine, allo scopo di vigilare sull'osservanza delle disposizioni di cui alla legge sull'equo compenso, viene istituito presso
il Ministero della giustizia, l'Osservatorio nazionale sull'equo compenso, presieduto dal Guardasigilli o da un suo delegato.

Tra i compiti dell'Osservatorio quello di esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardano i criteri di determinazione dell'equo compenso e la disciplina delle convenzioni, nonché formulare proposte in tali materie e segnalare al Ministro della Giustizia eventuali condotte o prassi applicative o interpretative in contrasto con le disposizioni in materia di equo compenso e di tutela dei professionisti dalle clausole vessatorie. Ancora, l'Osservatorio presenterà alle Camere, entro il 30 settembre di ogni anno, una relazione sulla propria attività di vigilanza.
Scarica pdf Proposta di Legge Equo Compenso C. 3179
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