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Equo compenso: la guida completa

Cosa è, quando e a chi si applica e come va determinato l'equo compenso per avvocati e professionisti. Guida aggiornata con le novità della manovra
una serie di bilance concetto giustizia

di Valeria Zeppilli

Cos'è l'equo compenso

L'equo compenso è un compenso che deve essere necessariamente proporzionato alla quantità, alla qualità, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione resa oltre che conforme ai parametri applicabili al lavoratore interessato.

Si tratta, in sostanza, di un principio che ha fatto il suo ingresso nell'ordinamento italiano con l'emanazione del decreto fiscale del 2017 (decreto legge numero 148/2017, convertito in legge numero 172/2017), che è stato parzialmente modificato dalla legge di bilancio 2018 e che, nella pratica, è stato introdotto mediante una modifica della legge professionale forense, i cui contenuti sono stati poi esplicitamente estesi a tutti i professionisti di cui all'articolo 1 della legge numero 81/2017.

A chi si applica l'equo compenso: avvocati, commercialisti, giornalisti e altri professionisti

L'equo compenso riguarda tutti i professionisti e tutti i lavoratori autonomi, siano essi iscritti o meno a ordini o collegi e quindi, ad esempio, gli avvocati, i commercialisti, gli architetti, i giornalisti, gli ingegneri e così via.

Quando si applica l'equo compenso

L'equo compenso, tuttavia, non si applica in maniera generalizzata ma solo con riferimento a specifici rapporti, ovverosia quelli regolati da convenzioni predisposte unilateralmente da:

  • imprese bancarie,
  • imprese assicurative,
  • imprese che non rientrano nella categoria delle microimprese o delle piccole o medie imprese (come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003), nei confronti delle quali le prestazioni di avvocati e professionisti sono rese.

Si precisa che le convenzioni stipulate tra avvocati o professionisti e le predette imprese si presumono unilateralmente predisposte da queste ultime, salvo prova contraria.

Agenti della riscossione

Le previsioni sull'equo compenso, tuttavia, conoscono un importante eccezione: non si applicano agli agenti della riscossione.

Questi ultimi, in ogni caso, sono comunque tenuti a garantire, al momento in cui conferiscono un incarico professionale, la pattuizione di compensi adeguati all'importanza dell'opera, tenendo conto, in ogni caso, dell'eventuale ripetitività delle prestazioni richieste.

Clausole vessatorie delle convenzioni

Tutte le clausole contenute nelle predette convenzioni e dalle quali discende un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato o del professionista, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, devono considerarsi vessatorie.

In particolare sono vessatorie (anche se sono state oggetto di specifica trattativa e di approvazione) le clausole che:

  • attribuiscono al cliente la facoltà di rifiutare la stipula per iscritto degli elementi essenziali del contratto,
  • pongono a carico del professionista l'anticipazione delle spese della controversia,
  • impongono al professionista la rinuncia al rimborso delle spese che sono direttamente connesse alla prestazione dell'attività oggetto della convenzione,
  • prevedono termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente,
  • prevedono che, nel caso in cui il professionista sia un avvocato e le spese di lite siano liquidate in favore del cliente, al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione, anche se la parte abbia interamente o parzialmente corrisposto o recuperato tali spese,
  • prevedono che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con lo stesso cliente che preveda compensi inferiori a quest'ultima, la stessa si applichi anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati,
  • prevedono che il compenso pattuito per l'assistenza e la consulenza in materia contrattuale spetti soltanto in caso di sottoscrizione del contratto.

Le dichiarazioni contenute nelle convenzioni con le quali si attesta genericamente di aver svolto delle trattative, senza specificarne le modalità di svolgimento, non possono essere considerate una prova della trattativa e dell'approvazione specifiche richieste per le predette clausole.

Nullità delle clausole vessatorie e determinazione dell'equo compenso

Le clausole delle convenzioni che risultano vessatorie sono nulle, con due importanti precisazioni:

  • il contratto rimane valido per il resto,
  • la nullità opera solo a vantaggio del professionista.

Con la legge di Bilancio 2018 è stata soppressa la previsione in forza della quale l'azione per ottenere la dichiarazione della nullità di una o più clausole vessatorie doveva essere necessariamente proposta, a pena di decadenza, entro ventiquattro mesi dalla sottoscrizione della convenzione che le contiene, con la conseguenza che essa, oggi, non è sottoposta ad alcun termine massimo di proposizione.

Il giudice chiamato a valutare la vessatorietà e la non equità del compenso, una volta che le abbia accertate dichiara la nullità della clausola e determina il compenso tenendo conto dei parametri (vedi: Calcolo nota spese avvocati).

I parametri per l'equo compenso

Da tutto quanto detto emerge con evidenza che nella determinazione concreta dell'equo compenso assumono un rilievo determinante i cd. parametri, ai quali l'equo compenso deve essere conforme.

Per gli avvocati, il riferimento va ai parametri forensi di cui al decreto del Ministro della giustizia numero 55 del 2014 (vedi: Calcolo nota spese avvocati) mentre per i professionisti di cui all'articolo 1 della legge numero 81/2017 il riferimento va ai diversi decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 9 del decreto legge numero 1/2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27).

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(28/12/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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