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Figli a carico: guida alle detrazioni

Cosa significa avere figli a carico e quali sono le condizioni, a chi spettano le detrazioni, come fare domanda e le novità sull'innalzamento dei limiti di reddito a partire dal 2019
padre che abbraccia i suoi tre figli

di Annamaria Villafrate - I figli tanto desiderati, crescendo diventano un "costo", spesso assai elevato. Il mercato del lavoro non aiuta. Tanti sono i figli che, superata abbondantemente la maggiore età, sono costretti a dipendere economicamente dai genitori. In questo caso, a fronte dei tanti svantaggi che una situazione di questo tipo comporta, ci sono anche dei benefici. Il fisco infatti prevede, in presenza di determinati presupposti, di poter usufruire di importanti detrazioni. A migliorare ulteriormente il quadro, la Legge di Bilancio 2018 ha innalzato, a partire dal primo gennaio 2019, a 4mila euro la soglia di reddito prevista per le detrazioni, rispetto agli attuali 2.840,51 euro.

Indice:

  1. Figli a carico: cosa significa?
  2. Chi sono i figli a carico
  3. Figli a carico: limite di reddito
  4. Figli a carico: redditi inclusi ed esclusi
  5. Figli a carico: quali detrazioni
  6. Figli a carico: ripartizione delle detrazioni tra i genitori
  7. Figli a carico: spettano solo ai genitori?
  8. Figli a carico: come si chiede la detrazione?

Figli a carico: cosa significa?

Per figli a carico si intendono quelli che, non percependo un reddito che permetta loro di essere economicamente indipendenti, continuano a "pesare" sui genitori. Per questo la legge prevede delle detrazioni fiscali in favore di chi provvede al loro mantenimento.

Chi sono i figli a carico

I figli fiscalmente a carico sono:

  • i legittimi, ossia quelli nati in costanza di matrimonio;
  • i naturali, riconosciuti fuori dal matrimonio,
  • gli adottivi, gli affidati o affiliati.

I figli sono considerati a carico purché non percepiscano un reddito superiore a una certa soglia fissata dalla legge. Non rilevano invece l'età, il fatto che vivano per conto proprio e l'attività che svolgono. Al Fisco in sostanza non interessa se i figli studiano o svolgono un tirocinio professionale senza un riconoscimento economico.

Figli a carico: limite di reddito

Si è visto che, per essere considerati figli a carico, non si deve percepire un reddito superiore a un certo importo. Pertanto se il figlio percepisce uno stipendio superiore al limite previsto dalla legge, il genitore non può usufruire delle detrazioni fiscali.

Vediamo quindi quali sono i limiti di reddito dei figli, superati i quali, i genitori non beneficiano di alcuna detrazione:

  • fino al 31/12/2018 il reddito è stabilito in € 2.840,51, al lordo degli oneri deducibili;
  • dal'1/1/2019 il limite di reddito si innalza a € 4.000 per i figli di età inferiore o pari a 24 anni mentre per i figli con 25 anni resta la soglia di € 2.840,51.

Questa la modifica apportata dai commi 252 e 253 della Legge di bilancio 2018, che ha modificato quanto previsto dall'art. 12, comma 2 del TUIR 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), innalzando appunto a € 4.000,00 il limite di reddito per ritenere a carico i figli di età non superiore a 24 anni a partire dal primo gennaio 2019.

Ai fini della determinazione della soglia di reddito, non rileva il periodo in cui viene prodotto, perché il limite si riferisce a tutto l'anno solare. Per cui se il figlio lavora anche solo nella stagione estiva, ad esempio, se supera la soglia di reddito, per il Fisco non è a carico per tutto l'anno. Quindi, se il figlio supera la soglia di reddito durante l'anno, non è a carico sin dall'inizio dello stesso.

Figli a carico: redditi inclusi ed esclusi

Per verificare se i figli sono a carico è quindi necessario verificare a quanto ammonta il loro reddito complessivo. Ad esso infatti non concorre solo il reddito da lavoro dipendente, ma anche quello derivante, ad esempio, dallo svolgimento di attività impresa o di lavoro autonomo soggetti a imposta sostitutiva per i minimi, così come la quota esente dei redditi di lavoro dipendente che viene svolto in località frontaliere dai residenti. Occorre considerare anche il reddito dei fabbricati concessi in locazione e assoggettato al regime della cedolare secca.

Scendendo nel dettaglio, senza pretesa alcuna di esaustività, esaminiamo invece ora quali sono alcuni redditi esclusi dal calcolo del reddito complessivo del figlio, per valutare se sia o meno a carico. Tra questi compaiono:

I redditi esenti IRPEF come:

  • borse di studio, di dottorato, corsi di specializzazione universitari in medicina e chirurgia;
  • borse di studio Erasmus e importi erogati dall'Università per importi non superiori a €. 7.746,85
  • borse di studio a vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;
  • assegni di ricerca di università, enti pubblici e istituzioni di ricerca;
  • pensioni di invalidità civile e per cause di servizio;
  • indennità di mobilità per la parte reinvestita nella costituzione di società cooperative;
  • indennità di accompagnamento;
  • assegno di maternità per la donna lavoratrice;
  • rendite INAIL.

A questi si aggiungono anche i redditi tassati alla fonte come:

  • quelli derivanti dallo svolgimento di attività sportiva dilettantistica fino a €. 7.500 all'anno;
  • gli interessi delle obbligazioni e dei titoli di Stato, dei depositi e dei conti correnti bancari e postali;
  • i premi e le vincite al gioco;
  • i proventi delle quote dei fondi di investimento mobiliare aperti italiani e stranieri;
  • il riscatto dei fondi pensione per perdita del posto di lavoro.

Figli a carico: quali detrazioni

L'art. 12, lettera c) del TUIR n. 917/1986 definisce le detrazioni IRPEF per i figli a carico, nei seguenti termini:

"950 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi o affidati. La detrazione è aumentata a 1.220 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. Le predette detrazioni sono aumentate di un importo pari a 400 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104".

Schematizzando le detrazioni IRPEF per i figli a carico sono le seguenti:

  • € 950,00 per ogni figlio di età pari o superiore a 3 anni e non portatore di handicap;
  • € 1.220,00 per ogni figlio di età inferiore a tre anni e non portatore di handicap;
  • € 1.350 euro, per ogni figlio di età pari o superiore a tre anni e portatore di handicap, in virtù dell'aumento di € 400,00;
  • € 1.620 euro, per ogni figlio di età inferiore a tre anni e portatore di handicap, sempre in ragione dell'aumento di € 400,00.

Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione e' aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo (...) In presenza di almeno quattro figli a carico, ai genitori e' riconosciuta un'ulteriore detrazione di importo pari a 1.200 euro.

Pertanto chi ha 4 o più figli può usufruire:

  • delle detrazioni viste sopra aumentate di € 200,00 per ogni figlio;
  • di un'altra detrazione di € 1.200,00 euro a titolo di bonus per la famiglia numerosa, che resta fisso, anche se il numero dei figlio è superiore a 4.

Figli a carico: ripartizione delle detrazioni tra i genitori

Sempre ai sensi dell'art. 12, lettera c del TUIR: "La detrazione e' ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati ovvero, previo accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede un reddito complessivo di ammontare più elevato. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso la detrazione e' ripartita, in mancanza di accordo, nella misura del 50 per cento tra i genitori. Ove il genitore affidatario ovvero, in caso di affidamento congiunto, uno dei genitori affidatari non possa usufruire in tutto o in parte della detrazione, per limiti di reddito, la detrazione e' assegnata per intero al secondo genitore. Quest'ultimo, salvo diverso accordo tra le parti, e' tenuto a riversare all'altro genitore affidatario un importo pari all'intera detrazione ovvero, in caso di affidamento congiunto, pari al 50 per cento della detrazione stessa. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo. Se l'altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non e' coniugato o, se coniugato, si e' successivamente legalmente ed effettivamente separato, ovvero se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non e' coniugato o, se coniugato, si e' successivamente legalmente ed effettivamente separato, per il primo figlio si applicano, se più convenienti, le detrazioni previste alla lettera a)."

Figli a carico: spettano solo ai genitori?

Dal punto di vista fiscale, le agevolazioni per i familiari a carico prevede che si debba rispettare il seguente ordine:

  • coniuge;
  • figli;
  • altri familiari.

Questo ordine però non è rigido. Basti pensare al caso di una famiglia composta da padre, madre e due figli, in cui il figlio maggiore è l'unico ad avere un lavoro con cui mantiene la famiglia. In questo caso, secondo l'Agenzia delle Entrate il figlio minore risulta a "a carico" del fratello purché:

  • sia titolare del reddito complessivo più elevato;
  • sia il familiare sulle cui spalle grava il peso economico della famiglia.

Figli a carico: come si chiede la detrazione?

Per ottenere la detrazione per figli a carico è necessario indicare, in sede di redazione dei redditi delle persone fisiche o 730, i codici fiscali dei figli nel riquadro a ciò destinato, il numero dei mesi in cui sono a carico e la percentuale di carico dei figli. In presenza di figli di età inferiore a 3 anni o con handicap si deve spuntare l'apposita casella.

(11/05/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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