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Voucher lavoro: si studia il modello francese, con detrazioni fino a 6mila euro

Per colf e baby sitter, il Cesu funziona perfettamente ma in Italia resta il nodo risorse. Per le imprese invece l'ipotesi è il minijob
casalinga con prodotti in mano guarda con disgusto sporco

di Gabriella Lax - Dopo lo stop ai voucher (leggi: "Addio ai voucher dal 2018: arriva un nuovo strumento"), il governo italiano studia le soluzioni. 

Se il problema infatti si presenta per diversi settori, tra i principali c'è quello dei piccoli lavori domestici. Per pagare a ore colf e baby sitter, per le famiglie che hanno bisogno di un aiuto in casa, il governo sembra stia studiando il modello francese

Nel paese d'Oltralpe il punto di partenza è una piattaforma telematica alla quale si possono iscrivere sia le famiglie sia le aspiranti baby sitter, colf e badanti. Il pagamento, in questi casi avverrebbe direttamente online o con dei buoni acquistabili in tabaccheria. 

La differenza, però, la farebbero gli sconti sulle tasse. In Francia le famiglie che usano il Cesu (Chèque emploi services universal) hanno diritto a un credito d'imposta che copre la metà della spesa fino a un massimo di 6 mila euro l'anno

Si tratta di un forte incentivo contro il lavoro nero, perché pagando la baby sitter in contanti e senza contributi le famiglie finirebbero per spendere di più. E così, come dimostrano i dati, presso i cugini francesi, il Cesu funziona: tra il 2005, l'anno del debutto, e il 2011, il settore dei servizi alla persona è cresciuto dell'8% l'anno. 

Da noi, l'Inps sarebbe pronta a gestire un servizio del genere. Ma resta, come sempre il nodo risorse. Ci sarebbe bisogno di fondi pubblici per coprire non solo i costi della piattaforma ma anche una parte dei contributi pagati dalle famiglie, anche in questo caso non minimi come per i voucher ma paragonabili a un contratto normale. 

Nel nostro Paese, adesso, si può solo detrarre dalle tasse una parte dei contributi versati. Una differenza abissale rispetto al Cesu: se le famiglie francesi possono risparmiare fino a 6 mila euro l'anno, quelle italiane arrivano al massimo a qualche centinaio di euro. Come riporta il Corriere, uno studio di Andrea Ciarini, ricercatore della Sapienza di Roma, lo Stato francese spende ogni anno 7 miliardi di euro. Sarebbero cifre che l'Italia riuscirebbe e trovare? In teoria sarebbe una previsione di spesa azzardata se si considera che è quasi il doppio di quanto costò l'Imu sulla prima casa. Dunque, un intervento immediato sembra, di fatto, impossibile.

Per quanto riguarda le imprese, il modello è invece il tedesco "minijob": un contratto che prevede per il lavoratore la stessa percentuale di contributi previdenziali di un normale contratto (non minima come per i voucher), ma con un limite massimo di ore o di giornate. Una sorta di evoluzione del lavoro a chiamata, oggi utilizzabile in Italia per non più di 400 giorni nell'arco di tre anni. Il lavoro a chiamata è possibile solo per i giovani sotto i 25 anni e gli over 55, le nuove regole lo estenderebbero a tutti, indipendentemente dall'età, mentre resterebbe il vincolo dell'obbligo di assunzione con contratto regolare in caso di sforamento dei 400 giorni.

Le vie per realizzare questi obiettivi sarebbero differenti. Quello per le imprese con un disegno di legge da presentare presto. Quello per le famiglie con la Legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria da approvare entro fine anno.

(20/03/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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