Fase introduttiva-preparativa del processo del lavoro

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Il processo del lavoro rappresenta il più efficace procedimento civile, caratterizzato da:

a)                   oralità: vanno redatti per iscritto solo gli atti introduttivi, mentre l’ulteriore deposito di note introduttive deve essere espressamente disposto dal Giudice;

b)                   immediatezza: i tempi sono scanditi da rigorose decadenze e dal divieto di udienze di mero

rinvio;

c)                   concentrazione degli atti

Quindi, il rito del lavoro si differenzia da quello ordinario per

a)                   una maggiore celerità,

b)                   per i più ampi poteri istruttori riconosciuti al Giudice del lavoro

c)                   per uno spiccato favor alla conciliazione della controversia

Le caratteristiche strutturali del processo del lavoro, di cui alla L. n. 533/1973 ( monocraticità del Giudice di 1°, principi di preclusione, accentuazione dei poteri istruttori e di direzione del processo da parte del Giudice, provvisoria esecutorietà ex lege della sentenza di 1° , appello tendenzialmente chiuso ed a trattazione e non solo decisione collegiale, previsione di provvedimenti anticipatori e di condanna) ben si adattano alle peculiarità delle situazioni soggettive, a carattere indisponibile- semindisponibile o comunque di rango superiore, implicite nel rapporto di lavoro e costituenti l’oggetto del processo, nel perseguimento della varietà materiale, evitando che le parti possano colludere tra loro in danno del giudice e della legge.

Con la riforma del processo ordinario di cognizione delineata dalle leggi n. 353 del 1990 e n. 374 del 1991, la differenza strutturale, per non dire la netta contrapposizione esistita tra rito ordinario e e rito del lavoro, pur continuando in parte a sussistere, si è ridotta moltissimo, richiamandosi l’attuale riforma, come prototipo, proprio al modello del processo del lavoro.

Sul piano strutturale il processo del lavoro risulta caratterizzato (oltre che da oralità, immediatezza e concentrazione) , dal principio di preclusione, dalla netta distinzione tra fase preparatoria e fase istruttoria e da accentuati poteri di direzione del processo attribuiti al giudice ( soprattutto attraverso l’obbligatorietà dell’interrogatorio libero delle parti).

Il principio di preclusione richiede, sia al fine di non impedire o rendere eccessivamente gravoso l’esercizio del diritto di difesa delle parti, sia per la stessa buona riuscita del processo (che si vuole orale, immediato e concentrato) , un’accurata disciplina della fase preparatoria della prima udienza.

A ciò sono dedicati gli artt. 414 – 416 c.p.c. ( 434 – 436 c.pc. per il giudizio di appello) i quali imponendo alle parti precisi obblighi di completezza, finiscono per costringerle ad esporre compiutamente, in un momento anteriore all’udienza di comparizione, i fatti costitutivi della domanda e/o delle eccezioni, unitamente alla specifica indicazione dei mezzi di prova, sì da consentire al Giudice di giungere alla prima udienza preparato sugli effettivi termini della controversia.

Tutto ciò, ovviamente, nel rispetto del principio del contraddittorio tra le parti.

Il principio di preclusione è stato ribadito dalla stessa Corte Costituzionale ( sent. 14 gennaio 1977, n. 13), facendo giustizia di alcuni dubbi di legittimità prospettati da parte della dottrina e da talune pronunzie di merito, in ordine alla mancanza di una espressa disposizione sulla decadenza della prova dell’attore, a differenza di quanto previsto per il convenuto dall’art. 416 c.p.c., 3° co.

La Corte ha sostenuto che non sussiste alcuna sostanziale discriminazione  nella disciplina delle posizioni processuali delle parti poiché “ la stessa sanzione della preclusione che, per il convenuto si trova espressamente sancita nell’art. 416 c.p.c. , deve ritenersi prevista per l’attore sia pure in modo implicito, ma non per questo meno chiaro, in base al disposto dell’art. 414 n. 5 e dell’art. 420 c.p.c.”.  La Suprema Corte ha aggiunto che “ il riferimento espresso alla decadenza nell’art. 416 c.p.c. potrebbe, quindi, ritenersi superfluo, se non adempisse all’esigenza di ribadire con la massima incisività che il contrattacco al ricorso introduttivo deve essere concentrato ed esaurito nella memoria di costituzione, sicché il magistrato, conoscendo per tempo e nella loro integralità le contrapposte linee difensive, possa speditamente procedere verso l’auspicato obiettivo di un rapido esaurimento del processo, possibilmente in un’unica udienza di discussione.

Rispetto alla cognizione ordinaria, il processo del lavoro presenta due deroghe di rilievo:

-          il principio della disponibilità delle prove, con attribuzione al giudice di ampi poteri istruttori d’ufficio

-          il principio dell’impulso di parte, con la previsione d’incisivi poteri di direzione del processo (nel tentativo di sottrarre alle parti la facoltà di determinare liberamente i tempi e i modi di svolgimento) concretantisi, anzitutto, nel potere-dovere del giudice d’interrogare liberamente le parti sui fatti di causa.

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