In base all'art. 1 del codice di procedura civile, la giurisdizione civile è esercitata dai giudici ordinari secondo le norme del codice stesso
uomo in toga tiene bilancia

Cos'è la giurisdizione

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La giurisdizione è una delle funzioni fondamentali dello Stato, accanto a quelle legislativa ed esecutiva.

L'esercizio del potere giurisdizionale è finalizzato a garantire al cittadino la tutela dei diritti, come prescritto dall'art. 24 della Costituzione, secondo cui "tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi".

I magistrati della giurisdizione civile

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In base all'art. 102 della Costituzione, la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari, nominati a seguito di concorso o per nomina anche elettiva (art. 106 Cost.).

Con riferimento specifico alla giurisdizione civile, l'art. 1 c.p.c. dispone che, salvo speciali disposizioni di legge, essa è esercitata dai giudici ordinari secondo le norme poste dal codice stesso.

Chi esercita la giurisdizione civile in Italia

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I giudici ordinari che esercitano la funzione giurisdizionale civile di cui all'art. 1 c.p.c. sono:

  • il giudice di pace (con funzioni di giudice di primo grado)
  • il tribunale (giudice di primo grado o di secondo grado, in relazione alle pronunce del giudice di pace)
  • la corte d'appello (giudice di secondo grado)
  • la Corte di Cassazione (giudice di legittimità)

Il momento che determina la giurisdizione

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Prima di agire in giudizio per la tutela di un proprio diritto, il soggetto interessato ha l'onere di individuare l'organo che ha giurisdizione in merito alla specifica controversia.

In base all'art. 5 c.p.c., la giurisdizione di un giudice si determina con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, non avendo alcuna rilevanza rispetto ad essa i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo (c.d. perpetuatio iurisdictionis).

Il difetto di giurisdizione

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Può accadere, però, che sorgano contestazioni riguardo alla sussistenza della giurisdizione in capo al giudice adito, o che sia proprio quest'ultimo a ritenere di non esserne investito.

In particolare, si distingue tra difetto relativo di giurisdizione, che ricorre quando la domanda doveva essere proposta ad un giudice speciale (ad es. il TAR, cioè il tribunale amministrativo) anziché al giudice civile, e difetto assoluto di giurisdizione, quando il potere decisorio non spetta ad alcun giudice poiché afferente a funzioni proprie della pubblica amministrazione.

Va segnalato che, in base all'art. 59 della l. 69/09, il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile, tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di giurisdizione, indica altresì, se esistente, il giudice nazionale che ritiene munito di giurisdizione.

Problemi particolari sorgono, infine, quando il convenuto sia uno straniero, poiché potrebbe verificarsi la sussistenza di giurisdizione in capo ad un giudice straniero: in tal caso la disciplina cui fare riferimento è quella posta dalla l. 218/95.

Cenni sul regolamento di giurisdizione

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Nei casi sopra esaminati, la legge (art. 37 c.p.c.) dispone che il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali può essere rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo.

Tali questioni si risolvono con il regolamento di giurisdizione di cui all'art. 41 c.p.c.

Con tale rimedio, esperibile finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado, ciascuna parte può chiedere, con ricorso presso le SS.UU. della Corte di Cassazione, che venga risolta la questione di giurisdizione; in tal caso, il processo viene sospeso, a meno che il giudice non ritenga l'istanza manifestamente inammissibile o infondata (art. 367 c.p.c.).

Come precisa l'art. 59 della l. 69/09, già citato più sopra, la pronuncia sulla giurisdizione resa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione è vincolante per ogni giudice e per le parti, anche in altro processo.

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