Il tribunale di Bologna concede lo smart working in emergenza Covid-19 alla dipendente addetta al settore fiscale di una società invalida al 60%, madre di una figlia con handicap grave
mamma che lavora al telefono con il figlio in braccio

di Annamaria Villafrate - Il Tribunale di Bologna, con decreto n. 2759/2020 (sotto allegato) concede lo smart working a una lavoratrice addetta al settore fiscale di una società, invalida al 60% e madre di una ragazza portatrice di handicap grave. Il Giudice rileva come diversi provvedimenti emanati durante il periodo emergenziale Covid19 incentivino il ricorso al lavoro agile, riconoscendo priorità ai dipendenti disabili e a quelli che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità ai sensi della legge n. 104. In questo caso ricorrono entrambe le ipotesi suddette, alla dipendente deve quindi essere concesso con effetto immediato lo smart working.

Lavoratrice chiede alla datrice lo smart working per emergenza Covid19

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Un'invalida addetta al settore fiscale di una società, si rivolge alla sua datrice di lavoro per chiedere, stante l'emergenza Covid19, che le venga riconosciuto il diritto di lavorare in modalità smart working. La società però rigetta la domanda e informa la dipendente che dalla settimana successiva sarebbe stata in Cassa Integrazione e che avrebbe preso in considerazioni la richiesta una volta ripresa l'attività lavorativa. A questa comunicazione però non seguiva alcun provvedimento.

Istanza per il riconoscimento del diritto allo smart working

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A questo punto la dipendente si rivolge al Tribunale di Bologna, per chiedere che le venga riconosciuto il diritto di lavorare in modalità smart working. La donna è invalida al 60% ed è madre di una figlia con handicap grave.

I provvedimenti che incentivano lo smart working in epoca Covid19

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Il DPCM dell'1.3.2020 sancisce che "la modalità di lavoro agile (...)può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza (...) dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato…"

D.L. n. 18/2020, dispone che:"… Fino alla data del 30 aprile 2020, i lavoratori dipendenti disabili (…) o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità (...) legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile (...) a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione."

"Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta la priorità nell'accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile (…)"

Concesso lo smart working alla dipendente disabile

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Il Tribunale tenendo conto della normativa sopra illustrata, valutato il rifiuto della società alle richieste avanzate dalla lavoratrice e rilevando che l'istante è invalida al 60% e che convive con una figlia affetta da handicap grave, ordina con decreto n. 2759 del 23 aprile 2020 di "assegnare la ricorrente a modalità di lavoro agile Smart Working, dotandola degli strumenti necessari o concordando l'uso di quelli personali."

Nel caso di specie infatti la madre invalida e la figlia portatrice di handicap sono sicuramente "soggetti gravemente esposti al rischio di contagio, anche in forma grave, e l'emergenza sanitaria è ancora in corso. Vi è più che fondato timore di ritenere che lo svolgimento della attività di lavoro in modalità ordinarie, uscendo da casa per recarsi al lavoro, esponga la ricorrente, durante il tempo occorrente per una pronuncia di merito, al rischio di un pregiudizio imminente ed irreparabile per la salute sua e della figlia convivente."

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Foto: 123rf.com
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