Riabilitazione penale: cos'è, i presupposti, le norme, gli obblighi e gli effetti dell'istituto che consente di ripulire la fedina penale
manette aperte per fine pena
Avv. Francesca Servadei - Affinchè un condannato possa ritornare quasi con la fedina penale pulita è necessario un procedimento disciplinato dal Codice penale, agli articoli 178 e 179.

Riabilitazione penale: i presupposti

I presupposti per ottenere la riabilitazione sono:

1) Decorrenza di un certo periodo di tempo

2) Buona condotta

3) Pagamento delle obbligazioni civili

Quando si può chiedere la riabilitazione

Il legislatore statuisce che per dar corso alla riabilitazione siano decorsi almeno 3 anni dal giorno in cui la pena è stata comminata ovvero sia altresì estinta ed il condannato abbia mantenuto una buona condotta; nel caso in cui trattasi di recidivi ex articolo 99 del codice penale, i termini per richiedere la riabilitazione sono di 8 anni; tale termine è aumentato a 10 anni laddove trattasi di delinquenti abituali, per tendenza ovvero professionali.

Nel caso in cui la pena sia sospesa ai sensi dell'articolo 163 del codice penale, I, II e III comma, il termine decorre da quando la pena è stata sospesa.

Quando non può essere concessa la riabilitazione

Diversamente, la riabilitazione non può essere concessa quando:

1) il reo è sottoposto a misure di sicurezza, ovvero confisca ed il provvedimento non sia stato revocato;

2) non ci sia stata ottemperanza nell'eseguire l'obbligazione civile, a meno che non dimostri che non sia in grado di soddisfarle.

La buona condotta

L'articolo 179, I comma, prevede che il condannato abbia dato prove effettive e costanti dell'esecuzione ovvero estinzione della pena ai fini della concessione della riabilitazione.

Per buona condotta si intende la risocializzazione del condannato, essendo oggetto di valutazione le denunce querele di cui successivamente il condannato sia colpito secondo un granitico orientamento della Cassazione (cfr, tra le altre Cass. n. 15471/2015 e n. 6528/2012).

L'obbligazione civile

Condizione ostativa alla riabilitazione consiste nell'inadempimento delle obbligazioni civili che derivano dal reato, quando manca la prova che il condannato si sia trovato nella impossibilità di adempierle, costituendo perciò una mera applicazione della manifestazione della buona condotta che il condannato/riabilitato deve fornire.

Ciò si concretizza nell'interesse del condannato nei confronti della persona offesa, viceversa l'assenza di alcun interessamento implica il mancato processo di risocializzazione.

Le obbligazioni civili che derivano da reato si individuano nell'articolo 185 del codice penale e sono:

1) obbligo del risarcimento del danno

2) obbligo delle restituzioni

3) pubblicazione della sentenza

4) rifusione nei confronti dello Stato delle spese processuali

La sentenza di patteggiamento

Nel caso in cui il condannato abbia patteggiato, ex art. 444 e seguenti del codice di procedura penale, il Giudice deve accertare che l'istante si sia attivato ad eliminare le conseguenze civili del reato ovvero accerti i motivi per i quali lo stesso non abbia potuto adempierle (cfr. Cass. n. 35630/2012).

Effetti della riabilitazione

Con la riabilitazione viene meno l'effetto della condanna.

La riabilitazione elimina:

1) l'interdizione dai pubblici uffici

2) l'interdizione da una professione ovvero da un'arte

3) la perdita ovvero la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale

4) la perdita del diritto agli alimenti

In definitiva, la riabilitazione riguarda la capacità giuridica del condannato, rimettendo lo stesso in società nello stesso modo in cui viveva prima della sentenza di condanna.

Il casellario giudiziale

È importante evidenziare che tale procedimento non "smacchia" il casellario giudiziale, ma aggiunge un'annotazione per l'intervenuta riabilitazione, ciò deriva dall'articolo 3 del D.P.R. n. 313/2002, in virtù del quale i provvedimenti che riguardano la riabilitazione sono annotati nel casellario giudiziario accanto alla sentenza di condanna alla quale si riferiscono.

La procedura di riabilitazione

La riabilitazione si svolge secondo il procedimento di esecuzione e si conclude sempre con ordinanza, a meno che non vi sia inammissibilità, allora si procede con decreto.

L'iter inizia con una istanza diretta al Tribunale di sorveglianza ed è competente il Tribunale dove è stata emessa la sentenza di condanna.

Il Tribunale decide in camera di consiglio senza la presenza delle parti. Secondo la giurisprudenza (cfr. Cass. n. 13342/2015), avverso il provvedimento è possibile ricorso sempre innanzi allo stesso Tribunale.

Avv. Francesca Servadei

Studio: Lariano (Roma)

Tel. 3496052621

mail: francesca.servadei@libero.it

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Foto: 123rf.com
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