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L'indulto

Cosa è e come è regolamentato l'indulto (art. 174 c.p.) nel nostro ordinamento giuridico come causa di estinzione della pena. Guida legale completa con riferimenti normativi e giurisprudenziali
Carcerato dietro le sbarre

di Valeria Zeppilli

Definizione di indulto

L'indulto è quel provvedimento, di carattere generale, attraverso il quale una pena viene condonata, anche solo parzialmente, o commutata in una diversa ma dello stesso genere.

Riferimenti normativi: l'indulto nel codice penale

L'indulto rientra tra le c.d. cause di estinzione della pena (sulle quali leggi in generale: "Cause di estinzione del reato e della pena" si vedano gli artt. 150 ss del codice penale)

Da quanto visto emerge chiaramente che può definirsi indulto quel provvedimento di clemenza che si estrinseca nella remissione, anche solo parziale, di una pena o nella sua commutazione in altra pena meno grave.

L'art. 174 c.p.

Dell'indulto il codice penale si occupa all'articolo 174 c.p. il quale, dopo aver stabilito che tale provvedimento condona in tutto o in parte la pena inflitta o la commuta in una di un'altra specie, precisa che esso, comunque, non estingue le pene accessorie, a meno che il decreto non disponga diversamente.

L'indulto non estingue neanche gli altri effetti penali della condanna.

Concorso di più reati

Nel caso di concorso di più reati, il codice penale stabilisce che l'indulto si applica una sola volta dopo aver cumulato le pene, secondo le norme che concernono il concorso dei reati.

Richiamo agli ultimi tre capoversi dell'art. 151

L'articolo 174, infine, rinvia agli ultimi tre capoversi dell'articolo 151, ovverosia della disposizione che, invece, si occupa di disciplinare l'amnistia.

Di conseguenza, l'indulto può essere sottoposto a condizioni o a obblighi e non può essere applicato ai recidivi (se la recidiva è aggravata o reiterata) né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, a meno che il decreto non disponga diversamente.

Indulto proprio e indulto improprio

Generalmente si suole dividere l'indulto in proprio e improprio.

Più in particolare l'indulto proprio è quello che interviene nella fase esecutiva rispetto a una sentenza irrevocabile di condanna.

L'indulto improprio, invece, è quello che il giudice applica con sentenza.

La concessione dell'indulto

La concessione dell'indulto può avvenire solo seguendo il procedimento previsto dall'articolo 79 della Costituzione

Tale norma, più nel dettaglio, prevede innanzitutto che ai fini della concessione di tale atto di indulgentia principis è necessaria l'emanazione di una legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

In tale legge va peraltro stabilito il termine per l'applicazione dell'indulto, fissato senza dimenticare che il medesimo articolo 79 stabilisce che esso non può applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Aspetti procedurali

La concessione dell'indulto, tuttavia, non rende lo stesso automaticamente operativo. A tal fine è infatti necessario il provvedimento di applicazione ad opera della competente autorità giudiziaria.

In particolare, se competente è il giudice dell'esecuzione, questi vi provvede, senza formalità, con ordinanza comunicata al p.m. e notificata all'interessato.

Contro tale ordinanza i predetti soggetti possono proporre opposizione, a pena di decadenza, entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza.

L'indulto, peraltro, va applicato anche se è terminata l'esecuzione della pena qualora il condannato ne faccia richiesta.

Differenza tra indulto e amnistia

Istituto affine ma diverso dall'indulto è l'amnistia. Entrambi, infatti, sono dei provvedimenti di clemenza che lo Stato concede ai cittadini.

Tuttavia mentre, come visto, l'indulto è una causa che si limita ad estinguere la pena lasciando intatto il reato, l'amnistia estingue invece il reato.

Le sentenze più significative in materia di indulto

La giurisprudenza che negli anni si è sviluppata in materia di indulto è copiosa e significativa.

Tra le pronunce particolarmente interessanti si segnala innanzitutto la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione numero 18/1990. Essa, intervenendo sulla questione del reato continuato, ha affermato che, sia nel caso in cui a ragione del titolo alcuni reati unificati siano inclusi nel provvedimento di clemenza mentre altri siano esclusi, sia nella ipotesi in cui taluni di essi siano commessi prima e altri dopo il termine di efficacia previsto dal decreto di concessione del condono, il reato continuato va scisso al fine di applicare il beneficio ai reati che vi rientrano, a meno che il provvedimento di clemenza non detti diverse disposizioni a riguardo.

In materia di concorso con la sospensione condizionale della pena, la sentenza della Cassazione numero 45756/2007 ha invece chiarito che nel caso in cui ricorrano simultaneamente i presupposti per la concessione sia della sospensione condizionale della pena che dell'indulto, la prima prevale sul secondo. Essa infatti, quando si realizzano le condizioni previste dalla legge, determina l'estinzione del reato e non solo l'estinzione della pena.

Con riferimento alle misure di sicurezza occorre segnalare la sentenza numero 39542/2007, con la quale la Corte di cassazione ha affermato l'ammissibilità dell'indulto a pena già espiata nel caso in cui sussista comunque un interesse concreto del condannato a conseguire un qualche effetto favorevole, come, ad esempio, la revoca della misura di sicurezza.

Per quanto riguarda le persone condannate all'estero le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza numero 1031/2008 e dirimendo il contrasto giurisprudenziale allora in essere, hanno sancito che l'indulto si applica anche a queste nel caso in cui siano state trasferite in Italia per l'espiazione della pena con la procedura stabilita dalla Convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983.

Degna di nota, infine, è la sentenza numero 18288/2010 con la quale le Sezioni Unite hanno precisato che il "il mutamento di giurisprudenza, intervenuto con decisione delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, integrando un nuovo elemento di diritto, rende ammissibile la riproposizione, in sede esecutiva, della richiesta di applicazione dell'indulto in precedenza rigettata".

Vedi anche: L'amnistia

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(21/09/2017 - Valeria Zeppilli)
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