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Blocco stipendi statali: il Governo nicchia

La denuncia della Dirstat a seguito della mozione parlamentare presentata alla Camera sul mancato rinnovo dei contratti ai dipendenti pubblici
Martello su banconote

di Marina Crisafi - Nonostante la censura della Corte Costituzionale, sul fronte degli stipendi dei pubblici dipendenti, il Governo continua a far finta di niente. A denunciarlo è la Dirstat, il sindacato dei dirigenti e direttivi della P.A., che con una nota a firma del vicesegretario generale, Pietro Paolo Boiano, porta all'attenzione dei media la mozione presentata da Fratelli d'Italia l'11 maggio scorso alla Camera (primo firmatario Walter Rizzetto), per chiedere al Governo di assumere le iniziative idonee a porre rimedio al grave ritardo e indennizzare i lavoratori pubblici.

È passato quasi un anno, infatti, dalla sentenza della Consulta (la n. 178/2015) che ha sancito l'illegittimità costituzionale del "blocco" della contrattazione e degli automatismi degli stipendi per i pubblici dipendenti (leggi: "Blocco contratti P.A.: violata la libertà sindacale. Ecco le motivazioni della Consulta").

"Gli effetti di tale pronuncia decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione, disposta in data 29 luglio 2015, poiché i giudici costituzionali hanno voluto escludere il notevole carico che sarebbe derivato sui conti pubblici dalla retroattività della sentenza – ma ad oggi, si legge nella mozione, il blocco vige ancora e – non sono stati rimossi i limiti imposti allo svolgimento delle procedure negoziali concernenti la parte economica contrattuale".

Un'ingiustizia, che gli oltre 3 milioni e trecentomila lavoratori pubblici, prosegue la mozione, vivono sin dal 2010 nonostante le reiterate richieste di impegno da parte del Governo ad assumere iniziative in tal senso.

Il protrarsi del ritardo – si avvisa - oltre a non "essere in alcun modo giustificato dalla difficoltà di stanziare le dovute risorse finanziarie, considerando che lo stesso, a copertura di iniziative e provvedimenti ben meno rilevanti, ha prontamente individuato ed impegnato gli importi necessari" può esporre le casse dello Stato "ad un imminente danno economico, considerando la legittimazione dei pubblici dipendenti ad agire in giudizio per i danni determinati dalle lungaggini delle istituzioni nel ripristinare l'ordinaria dialettica contrattuale".

La mozione "presentata dall'onorevole Rizzetto ed altri – conclude la nota della Dirstat - pone in evidenza ancora una volta le notevoli criticità di questo governo. I pubblici dipendenti sono senza contratto dal 2010 e nonostante la Corte Costituzionale avesse fortemente censurato il blocco della contrattazione, l'attuale maggioranza persiste nelle reiterate violazioni di leggi e sentenze senza rendersi conto dei danni prodotti alla categoria e alla economia generale del Paese".

(18/05/2016 - Marina Crisafi)
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