L'infortunio sul lavoro è quello che si verifica per causa violenta in occasione di lavoro e che comporta la morte, l'inabilità o un danno biologico
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Infortunio sul lavoro: definizione

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Il lavoratore che subisce un infortunio sul lavoro è colui che, a causa della propria attività lavorativa, muore, subisce un danno biologico e/o riporta un'inabilità permanente assoluta o parziale al lavoro e/o un'inabilità temporanea totale per più di 3 giorni.

La causa violenta e l'occasione di lavoro

L'infortunio sul lavoro è pagato (secondo le modalità e nella misura che vedremo dopo) solo in presenza di una causa violenta che si è verificata in occasione di lavoro.

La causa violenta consiste, nei fatti, in un'aggressione esterna all'indennità psico-fisica del lavoratore, intensa e concentrata nel tempo. Affinché si verifichi non sono indispensabili i requisiti della straordinarietà, dell'accidentalità o dell'imprevedibilità del fatto lesivo.

Le caratteristiche della causa violenta permettono di distinguere l'infortunio dalla malattia, caratterizzata, invece, da una causa lenta.

Si ha occasione di lavoro, invece, quando tra l'attività lavorativa e l'infortunio sussiste un rapporto, diretto o indiretto, di causa-effetto. Non è a tal fine sufficiente che l'evento si verifichi durante il lavoro.

Se l'infortunio è connesso a una condotta riconducibile all'attività lavorativa, l'indennizzabilità non è compromessa dal comportamento imprudente, negligente o privo di perizia del lavoratore, mentre restano esclusi dalla tutela gli infortuni le cui conseguenze siano dolosamente aggravate dal lavoratore o che derivino dall'abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall'uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni o dalla mancanza della patente di guida.

L'infortunio in itinere

Si considera verificatosi durante il lavoro anche il cd. infortunio in itinere, ovverosia quello che avviene durante il tragitto compiuto per raggiungere, dalla propria abitazione, il luogo di lavoro o quello compiuto per recarsi da un luogo di lavoro a un altro o, infine, quello necessario per la consumazione dei pasti in assenza di mensa aziendale.

Se l'infortunio si verifica durante eventuali deviazioni rispetto ai predetti tragitti, esso è risarcibile solo se tali deviazioni siano necessarie per accompagnare i figli a scuola, siano conseguenza di una direttiva del datore di lavoro o siano dovute a causa di forza maggiore, ad esigenze assistenziali improrogabili o ad obblighi penalmente rilevanti. In caso di sosta il risarcimento è riconosciuto solo se essa sia breve e non alteri le condizioni di rischio.

Occorre tuttavia chiarire che il tragitto percorso con l'utilizzo di un mezzo privato è coperto dall'assicurazione solo se tale uso sia indispensabile, come ad esempio nel caso in cui il mezzo sia fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative o nel caso in cui il luogo di lavoro non possa essere raggiunto, o non possa essere raggiunto in tempo utile, con l'utilizzo dei mezzi pubblici.

Chi paga lo stipendio?

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Il lavoratore che ha subito un infortunio sul lavoro che gli impedisce di lavorare per qualche giorno si domanda quasi sempre: chi paga lo stipendio?

A tal proposito va detto che il lavoratore non riceve un vero e proprio stipendio ma un'indennità e delle rendite e che queste sono tutte pagate dall'Inail, eccezion fatta per i primi tre giorni di indennità per inabilità temporanea, dei quali si fa carico il datore di lavoro.

In particolare, è tale istituto a corrispondere al lavoratore sia l'indennità temporanea, che l'indennità permanente, che la rendita per danno biologico, sulle quali ci soffermeremo meglio più avanti.

Infortunio sul lavoro: cosa fare

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Il lavoratore che ha subito un infortunio è tenuto a denunciarlo immediatamente al datore di lavoro, il quale deve a sua volta denunciarlo all'Inail entro due giorni.

In ogni caso, per poter ottenere l'erogazione delle prestazioni il lavoratore deve fare espressa domanda all'Inail entro tre anni e centocinquanta giorni dall'evento dannoso, compilando un modulo scaricabile online o recandosi presso le sedi dell'istituto.

Infortunio sul lavoro: risarcimento

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Il danno derivante dall'infortunio sul lavoro è indennizzabile solo laddove sia di particolare rilevo e comporti, quindi, una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 16%, un danno biologico quantificato in minimo 6 punti percentuali, un'inabilità assoluta temporanea al lavoro.

In particolare, se il danno permanente è:

  • inferiore al 6%, non si ha diritto ad alcun indennizzo;
  • di entità compresa tra il 6% e il 15%, si ha diritto all'indennizzo in capitale del danno biologico;
  • di entità compresa tra il 16% e il 100%, si ha diritto a una rendita a titolo di indennizzo sia del danno biologico sia del danno patrimoniale.

L'indennità giornaliera per l'inabilità temporanea

Nel caso in cui dall'infortunio sia derivata al lavoratore un'inabilità al lavoro temporanea e assoluta, egli avrà diritto a un'indennità giornaliera corrisposta dall'Inail a partire dal quarto giorno (i primi tre giorni sono a carico del datore di lavoro) e pari al 60% della retribuzione per i primi 90 giorni e al 75% dal novantunesimo giorno in poi.

Il giorno in cui si verifica, l'infortunio sul lavoro è pagato al 100% dal datore di lavoro. Si tratta, infatti, di una giornata lavorativa completa a tutti gli effetti, indipendentemente dall'orario in cui si è verificato l'evento.

Terminato il periodo di inabilità temporanea, il lavoratore è sottoposto a visita medico-legale dall'Inail al fine di valutare la presenza di eventuali postumi.

La rendita diretta

Nel caso in cui l'infortunio gli avesse cagionato un'inabilità permanente, assoluta o parziale, fino al 25 luglio 2000 il lavoratore aveva diritto a una rendita corrisposta mensilmente.

Essa spetta ancora oggi ai lavoratori che abbiano subito un infortunio prima di tale data ed è subordinata alla circostanza che l'inabilità derivata fosse almeno pari all'11%.

La rendita è incompatibile con le pensioni di inabilità e gli assegni di invalidità erogati per il medesimo evento invalidante ma è cumulabile con le pensioni di vecchiaia e di anzianità.

Risarcimento del danno biologico e tabelle

Per gli infortuni avvenuti a partire dal 25 luglio 2000 è previsto il risarcimento, da parte dell'Inail, del danno biologico subito dal lavoratore a seguito di infortunio sul lavoro.

Esso è influenzato nel suo ammontare dal tipo e dalla percentuale di menomazione che ne è derivata e soggiace alle stesse incompatibilità previste per la rendita diretta.

Se la menomazione è inferiore al 6% il danno biologico, come visto, non è riconosciuto, se essa è compresa tra il 6% e il 15% comporta l'erogazione di una somma in capitale, una tantum, influenzata anche dal sesso e dall'età del danneggiato. Se, infine, la menomazione è superiore al 16%, la stessa dà luogo a una rendita corrisposta tramite l'Inps e influenzata, nel suo ammontare, oltre che dalla percentuale di invalidità, anche dallo stipendio e da un coefficiente di maggiorazione. In tale ultime ipotesi il lavoratore può anche ottenere il risarcimento del danno patrimoniale subito, calcolato riferendosi alla cd. tabella dei coefficienti.

Infortunio sul lavoro: avviso alla Procura della Repubblica

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In alcuni casi le lesioni all'integrità psico-fisica che derivano al lavoratore a seguito di un infortunio sul lavoro sono punite anche dalla legge penale. E' possibile, infatti, che esse integrino delle ipotesi di lesioni colpose o di omicidio colposo, ascrivibili alla condotta del datore di lavoro nel caso in cui l'infortunio sia derivato dalla mancata osservanza da parte di quest'ultimo delle regole vigenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

A tal proposito, si segnala che il reato di omicidio colposo, previsto e sanzionato dall'articolo 589 del codice penale, è procedibile d'ufficio, con la conseguenza che non è richiesta alcuna querela per far sì che prendano il via le indagini volte ad accertare l'effettiva responsabilità penale dell'evento.

Le lesioni colpose, invece, sono procedibili a querela di parte e, pertanto, il relativo procedimento penale necessita dell'impulso dell'infortunato. Questa regola, tuttavia, conosce un'eccezione, rappresentata dalle ipotesi in cui l'infortunio sia grave: in tal caso il Procuratore della Repubblica, informato dall'Inail, esercita d'ufficio l'azione penale.

Infatti, nei casi in cui la prognosi sia superiore ai 40 giorni lavorativi, le autorità intervengono direttamente senza che il lavoratore debba procedere: è l'Inail ad avvisare la Procura della Repubblica.

Altre prestazioni

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In alcuni casi, chi ha subito un infortunio sul lavoro può avere diritto anche ad altre prestazioni, oltre a quelle sopra analizzate.

Ad esempio, al lavoratore che benefici della rendita e, invalido al 100%, non sia in grado di far fronte autonomamente alle esigenze di vita quotidiana, spetta anche un assegno per l'assistenza personale continuativa.

È previsto, poi, un assegno di incollocabilità corrisposto al lavoratore che, a causa delle conseguenze riportate a seguito dell'infortunio, stimate in almeno il 34% di invalidità, non possa usufruire del sistema di collocamento obbligatorio.

Si pensi, inoltre, alla rendita corrisposta ai superstiti nel caso in cui dall'infortunio sia derivata la morte del lavoratore, da dividersi pro quota tra il coniuge e i figli, in mancanza tra gli ascendenti se a carico del defunto o, in subordine, a fratelli e sorelle conviventi e a carico del defunto.

La risorsa di calcolo

Ospitiamo con piacere in questa guida l'utilissima risorsa di calcolo messa a punto dall'Avv. Anna Andreani.

Vedi anche:
Infortunio sul lavoro: guida legale
Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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