Spiegazione dell'articolo 43 della Costituzione: il fenomeno della collettivizzazione dei beni e l'evoluzione storica verso la privatizzazione

Il testo dell'articolo 43 Costituzione

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"A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale."

Art. 43 Cost. e collettivizzazione

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L'articolo in esame prende in considerazione il fenomeno della collettivizzazione, o nazionalizzazione, che consiste nell'acquisizione da parte dello Stato o di altri enti collettivi di aziende operanti in settori strategici, particolarmente importanti per l'interesse della collettività.

La collettivizzazione può avvenire in via originaria, riservando allo Stato o agli enti pubblici la titolarità delle imprese operanti in determinati settori, o in via derivata, attraverso il trasferimento allo Stato (o ad altri enti pubblici o collettivi) di aziende private già operanti in un particolare settore (è quanto avvenne, ad esempio, nel settore dell'energia elettrica negli anni '60 o in tema di gestione delle reti ferroviarie).

Tale trasferimento deve essere necessariamente accompagnato da un indennizzo, che la giurisprudenza ha stabilito dover essere congruo, sebbene non necessariamente corrispondente, nell'importo, al valore di mercato dell'azienda acquisita (la disposizione, quindi, ricalca quanto previsto in tema di espropriazione per pubblica utilità dall'art. 42 Cost.).

I settori individuati dalla norma costituzionale sono quelli dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e tutti quei casi in cui si opera in regime di monopolio, fermo restando il carattere di interesse generale dell'impresa.

Dalla collettivizzazione alla privatizzazione

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La disposizione dell'articolo 43 Cost. va necessariamente analizzata con riferimento al contesto storico, perché è noto che, a partire dagli anni '90, in Italia si è preferito seguire la strada opposta, cioè quella della privatizzazione delle pubbliche imprese (ad esempio IRI, ENI, Enel).

Sulla scorta delle regole imposte o suggerite dall'Unione Europea, infatti, si è ritenuto di valorizzare la concorrenza di mercato anche nei settori che interessano i servizi più importanti per la collettività (si pensi alle telecomunicazioni).

Si ritiene, infatti, che la concorrenza favorisca l'accesso al mercato di più operatori privati, contribuendo a mantenere bassi i prezzi e ad assicurare un miglior servizio finale ai cittadini.


Foto: 123rf.com
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