L'e-commerce è un'attività di commercio a tutti gli effetti, il titolare è quindi obbligato ad aprire la partita Iva e provvedere a ulteriori adempimenti
imposta sul valore aggiunto

Obbligo partiva Iva e-commerce

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Gli e-commerce realizzano la vendita di prodotti o la prestazione di servizi in modalità elettronica e rappresentando quindi una realtà che il D.lgs. 114/1998, meglio noto come Decreto Bersani, ha equiparato alla vendita tradizionale. Da qui l'applicazione agli e-commerce delle stesse regole previste per i negozi fisici.

I gestori di negozi digitali e piattaforme di marketplace sono infatti obbligati ad avere la Partita Iva a partire dal primo giorno di attività o dal 31° successivo, se al titolare del sito è stata concessa la possibilità di aprire un temporary shop per la durata di 30 giorni.

Gli e-commerce sono soggetti all'obbligo della Partita Iva perché tale onere grava su tutti coloro che hanno intenzione di aprire un'attività che prevede un'organizzazione stabile.

Cos'è la Partita Iva

Ricordiamo che la partita Iva è un codice di 11 cifre che identifica in modo univoco il soggetto che esercita un'attività lavorativa non subordinata (impresa, ditta individuale, lavoratore autonomo, ecc…) e gli consente di provvedere al pagamento delle imposte a suo carico (per approfondimenti vai alla nostra guida generale La Partita Iva).

Partita Iva e prestazioni occasionali

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Come appena detto, la Partita Iva è obbligatoria nel momento in cui un soggetto decide di aprire un'attività organizzata e, se così si può dire, destinata a durare nel tempo. Questo è un aspetto che preoccupa molto chi decide d'investire i propri risparmi in un e-commerce. Non è infrequente infatti che molti si chiedano se sia possibile esercitare un'attività di e-commerce in modalità occasionale, senza bisogno quindi di aprire la Partita Iva.

La risposta purtroppo è negativa, perché se l'e-commerce è un'attività vera e propria, con le caratteristiche della continuità e dell'organizzazione, richiede necessariamente la Partita Iva. L'unico modo per "testare" la propria attività on-line, come anticipato, è che il Comune consenta l'esercizio del commercio elettronico in modalità temporanea per la durata di 30 giorni (temporary shop).

Apertura Partita Iva e regime fiscale

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La procedura di apertura della Partita Iva è piuttosto semplice. Il diretto interessato o il commercialista incaricato, per suo conto, deve fare istanza di apertura della Partita Iva all'Agenzia delle Entrate, la quale attribuisce, in base al ttpo di attività esercitata, un codice ATECO, che nel caso del commercio elettronico corrisponde al 47.91.10 ossia "commercio al dettaglio di prodotti via internet".

Aperta la Partita Iva è necessario scegliere il regime fiscale più consono alla propria attività. La scelta può ricadere sul regime forfettario o su quello di contabilità ordinaria, che prevedono aliquote fiscali diverse sul reddito percepito nell'arco dell'anno.

In linea generale si può affermare che, se il volume d'affari non è superiore a 65.000 euro annui, è più conveniente optare per il forfettario, che contempla il pagamento di un'aliquota ridotta e fissa per i primi anni di attività, decisamente conveniente rispetto alle aliquote fiscali previste per il regime di contabilità ordinaria.

Adempimenti ulteriori partita Iva e-commerce

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L'apertura della Partita Iva per gli e-commerce comporta però anche il rispetto di adempimenti ulteriori.

Il primo consiste nella compilazione della Scia, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (che contiene l'indicazione del settore merceologico prescelto e l'attestazione del possesso dei requisiti richiesti) da presentare allo Sportello a ciò designato del Comune di residenza.

Chi apre un e-commerce deve poi procedere all'iscrizione della sua attività di commercio nel Registro delle Imprese e provvedere all'apertura di una posizione previdenziale, aderendo in questo caso alla Gestione separata INPS per i commercianti.

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Foto: 123rf.com
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