La pensione sociale era una misura assistenziale destinata ai cittadini di età superiore ai 65 anni, in possesso di determinati requisiti di reddito
barattolo con scritta pensione e carrello con soldi

Pensione sociale: cos'è e chi ne ha diritto

[Torna su]

La pensione sociale era una prestazione prevista in favore dei cittadini italiani residenti nel territorio della repubblica, riconosciuta al ricorrere di specifici presupposti sui quali ci soffermeremo nei prossimi paragrafi, che, dal primo gennaio 1996, è stata sostituita dall'assegno sociale.

Essa, tuttavia, continua ad essere percepita da chi era in possesso dei requisiti richiesti e aveva presentato domanda prima dell'entrata in vigore della nuova misura assistenziale.

Pensione sociale: legge

La pensione sociale, introdotta dalla legge n. 153 del 30 aprile 1969 "Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale" è disciplinata dall'art. 26 di tale provvedimento.

Pensione sociale: età

[Torna su]

La pensione sociale continua ad essere percepita da coloro che, prima della riforma, avevano già maturato i requisiti richiesti entro il 31/12/1995 e, entro lo stesso termine, avevano presentato domanda. Si tratta di soggetti, che attualmente hanno almeno 89 anni di età, ossia coloro che nel 1996 avevano già compiuto 65 anni, età richiesta dalla legge per avere diritto alla pensione sociale.

A chi non spettava la pensione sociale

Ai sensi dell'art. 26 della legge n. 153/1969, la pensione sociale non spettava in ogni caso a:

"1) coloro che hanno titolo a rendite o prestazioni economiche previdenziali ed assistenziali, fatta eccezione per gli assegni familiari, erogate con carattere di continuità dallo Stato o da altri enti pubblici o da Stati esteri;

2) coloro che percepiscono pensioni di guerra, fatta eccezione dell'assegno vitalizio annuo agli ex combattenti della guerra 1915-18 e precedenti."

La legge tuttavia prevedeva dei correttivi per coloro che percepivano rendite o prestazioni previdenziali o assistenziali di importi inferiori a una certa soglia. In questi casi, la pensione sociale infatti viene corrisposta in misura ridotta.

Pensione sociale: come funziona

[Torna su]

La pensione sociale decorreva dal primo giorno del mese successivo a quello in cui veniva presentata la domanda.

L'importo della pensione sociale, per i soggetti che ancora la percepiscono, è stato incrementato dall'art. 52 della legge finanziaria per l'anno 2000, n. 488/1999. Esso, inoltre, è aggiornato annualmente in base all'aumento percentuale stabilito con decreto ministeriale.

Decade dal diritto alla pensione sociale chi non è più in possesso dei requisiti reddituali o soggettivi richiesti dalla legge.

Dalla pensione sociale all'assegno sociale

[Torna su]

Come detto, la pensione sociale è stata sostituita, a decorrere dal primo gennaio 1996, dall'assegno sociale, che attualmente è ancora in vigore.

Si tratta di una prestazione economica assistenziale riconosciuta su domanda dell'interessato. Essa è rivolta ai cittadini italiani, ai cittadini europei e agli extracomunitari in una condizione di disagio economico e con un reddito inferiore alla soglia stabilita dalla legge.

Analizziamone brevemente la disciplina, rinviando per approfondimenti alla guida L'assegno sociale.

Come funziona l'assegno sociale

Come la pensione sociale, l'assegno viene corrisposto a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e come previsto per la pensione sociale, è una misura di carattere provvisorio. Ogni anno infatti si procede al controllo relativo al possesso dei requisiti richiesti per la sua erogazione che, se mancanti, ne provocano l'interruzione.

L'importo dell'assegno è adeguato periodicamente e non è soggetto alle ritenute IRPEF. Esso è riconosciuto nella sua interezza o in misura ridotta a seconda che il soggetto sia o meno coniugato e in base alla misura del reddito (anche quest'ultima adeguata periodicamente).

L'assegno è sospeso se il titolare soggiorna all'estero per un periodo superiore a 30 giorni. Decorso un anno dalla sospensione, l'assegno viene revocato. Esso infatti non può essere erogato all'estero.

A chi spetta l'assegno sociale

Dal primo gennaio 2019 hanno diritto all'assegno sociale i cittadini italiani e stranieri in possesso dei seguenti requisiti:

  • 67 anni di età;
  • condizione di disagio economico;
  • cittadinanza italiana;
  • residenza effettiva e stabile per un minimo di 10 anni nel territorio nazionale;
  • cittadinanza comunitaria purché iscritti all'anagrafe del comune di residenza;
  • cittadini extracomunitari titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Assegno sociale e reddito

Per avere diritto all'assegno sociale è necessario essere in possesso di determinati requisiti reddituali dai quali si desume la condizione economica di disagio necessaria per l'erogazione della misura.

I redditi che vengono presi in esame per valutare i requisiti reddituali sono quelli:

  • soggetti a IRPEF, al netto dell'imposizione fiscale e contributiva;
  • esenti da imposta;
  • soggetti a ritenuta alla fonte (vincite al gioco, concorsi a premi statali o erogati da persone giuridiche pubbliche e private);
  • soggetti a imposta sostitutiva (Es: interessi postali e bancari, di titolo di stato, ecc.);
  • di terreni e fabbricati;
  • le pensioni di guerra;
  • le rendite vitalizie INAIL;
  • le pensioni erogate da stati esteri;
  • le pensioni e gli assegni degli invalidi civili, dei ciechi civili e dei sordi;
  • gli assegni alimentari.

Ai fini dell'erogazione dell'assegno sociale invece non vengono presi in considerazione i seguenti importi:

  • anticipazioni su TFR e TFR;
  • reddito della casa di abitazione;
  • competenze arretrate sottoposte a tassazione separata;
  • indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili e di comunicazione per i sordi;
  • assegno vitalizio degli ex combattenti della guerra 1915-1918;
  • arretrati di lavoro dipendente all'estero.

Vedi anche:
Novità pensioni: ultime notizie
Condividi
Feedback

Foto: 123rf.com
In evidenza oggi: