Cos'è l'assegno sociale, chi ne ha diritto e come si presenta la domanda. Ecco tutto quello che c'è da sapere sul sussidio riservato a chi è in difficoltà
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Avv. Daniele Paolanti - L'assegno sociale ha sostituito quella che un tempo era nota come pensione sociale. Ecco in cosa consiste e tutto quello che c'è da sapere in merito a tale sostegno.

Cos'è l'assegno sociale

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L'assegno sociale consiste essenzialmente in una prestazione economica che viene erogata a seguito di domanda, a favore di coloro i quali si trovino in condizioni di particolare indigenza.

Condizioni e caratteristiche dell'assegno sociale

Ovviamente la presentazione della domanda è seguita dall'accertamento della sussistenza delle condizioni, che vengono rilevate valutando il reddito personale, se l'istante non è coniugato, o cumulativo con quello del coniuge, se è coniugato. Ulteriori caratteri propri dell'assegno sono che lo stesso non è reversibile, può essere erogato unicamente nel territorio nazionale (e non dunque all'estero, infatti se il titolare rimane all'estero per più di trenta giorni l'assegno rimane sospeso mentre se la permanenza si protrae per oltre un anno la prestazione è revocata) ma soprattutto è una prestazione periodica, indi per cui l'accertamento della condizione reddituale viene svolto annualmente. L'assegno sociale non è soggetto a trattenuta Irpef.

Chi ha diritto all'assegno sociale

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Per presentare domanda volta ad ottenere l'assegno sociale è necessario essere in possesso di determinati requisiti che sono:

- l'età: l'istante deve avere compiuto almeno 67 anni di età.

- la cittadinanza: i cittadini stranieri comunitari devono essere iscritti all'anagrafe del comune di residenza. Possono presentare domanda anche i cittadini extracomunitari purché in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;

- la residenza: che deve essere effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale.

Assegno sociale: limiti di reddito

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Trattandosi di misura a sostegno delle situazioni di difficoltà economica, chiaramente tali requisiti non bastano per poter godere dell'assegno sociale, la cui corresponsione è subordinata al mancato superamento di limiti di reddito fissati annualmente.

Nel dettaglio, nel 2020, per ottenere la prestazione in esame l'istante deve avere un reddito annuo pari, a massimo 5.977,79 euro o a 11.955,58 euro, se il soggetto è coniugato;

Assegno sociale, come fare domanda

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Secondo le istruzioni fornite dall'Inps, la domanda può essere presentata per via telematica (se l'istante è in possesso del PIN rilasciato dall'Istituto) collegandosi al sito dell'ente, ma anche per via telefonica (al numero 803 164 da rete fissa o al numero 06 164 164 da rete mobile) oppure, come di consueto accade, rivolgendosi ai patronati che avranno premura di inoltrare la domanda avvalendosi degli strumenti telematici in loro possesso.

Importo dell'assegno sociale

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L'importo dell'assegno sociale è rivalutato annualmente e per il 2020 è fissato in 459,83 euro per tredici mensilità.

Va poi precisato che hanno diritto all'erogazione dell'assegno in misura intera solo i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e i soggetti coniugati che abbiano un reddito familiare inferiore all'ammontare annuo dell'assegno.

Hanno invece diritto all'assegno in misura ridotta i soggetti non coniugati che hanno un reddito inferiore all'importo annuo dell'assegno e coloro i quali abbiano un reddito familiare compreso tra l'ammontare annuo dell'assegno e il doppio dell'importo annuo dell'assegno.

Pignoramento dell'assegno sociale

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Trattandosi di una prestazione erogata dallo Stato a coloro che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate, l'assegno sociale non può subire il pignoramento. Potranno semmai essere pignorate le eventuali somme ulteriori depositate in banca o i beni di proprietà del beneficiario.

La giurisprudenza sull'assegno sociale

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In materia di assegno sociale, appare utile segnalare una recente sentenza del Tribunale di Rieti, ove si legge che "il reddito incompatibile al riconoscimento della prestazione sociale assume rilievo solo se effettivamente percepito, atteso che anche alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, in mancanza di tale percezione l'interessato versa nella stessa situazione reddituale degli aventi diritto all'assegno sociale" (Trib. Rieti, 12 novembre 2019, n. 312).

In un precedente della Suprema Corte si legge che in tema di erogazione dell'assegno di cui alla legge n. 335 del 1995, art. 3, comma 6, è perfettamente comprensibile quanto disposto al comma 19 legge n. 388 del 2000, che si applica ratione temporis, laddove lo stesso ne subordina il godimento per gli stranieri legalmente residenti in Italia alla titolarità della carta di soggiorno, poiché trattasi di emolumento che prescinde dallo stato di invalidità e, pertanto, non investe la tutela di condizioni minime di salute o gravi situazioni di urgenza (Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2016, n. 24981).

Ancora, il Consiglio di Stato, su argomento diverso ma incidentalmente connesso a quello trattato (permesso di soggiorno e reddito) ha ritenuto che "quanto al rinnovo del permesso di soggiorno, la normativa sull'immigrazione non impone, in via di principio, un reddito annuo minimo prefissato, ma si limita a richiedere il possesso di un reddito annuo minimo corrispondente all'importo dell'assegno sociale (stabilito dal Ministero del Lavoro di anno in anno) soltanto in alcune specifiche situazioni, come nel caso di richiesta del permesso di soggiorno CE oppure di ricongiungimento familiare (vedi Cons. Stato, Sez. III, n. 597/2015, n. 6069/2014 e n. 3596/2014); quindi - richiedendo gli artt. 4 e 6 del D.LGS. n. 286/1998 e l'art. 13 del DPR n. 394/1999 soltanto la disponibilità di "mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno" - il possesso di un reddito minimo corrispondente all'assegno sociale (al di fuori delle ipotesi in cui sia richiesto espressamente dalla legge) rappresenta un criterio orientativo di valutazione, e non un parametro la cui mancanza sia automaticamente ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, dovendosi tener conto delle varie circostanze che di fatto concorrono a consentire il sostentamento dell'immigrato" (Consiglio di Stato sez. III 18 ottobre 2016 n. 4352).

Norme sull'assegno sociale

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Per una più compiuta disamina si riportano, in appendice, le norme dalle quali è possibile apprendere delle predette informazioni.

Iniziamo con l'art. 3 della Legge 08/08/1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), il cui comma 1 aggiunge all'articolo 20, comma 4, della legge 9 marzo 1989, n. 88, il seguente inciso "Al fine di consentire un immediato riscontro dell'incidenza delle risultanza finali della gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, l'Istituto è inoltre tenuto a compilare uno stato patrimoniale ed un conto economico generale al netto della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali di cui all'articolo 37".

Parametro normativo di riferimento ulteriore è l'art. 70 della Legge 23/12/2000, n. 388, che prevedeva, all'epoca, una maggiorazione a decorrere dal 1° gennaio 2001, che è concessa ai titolari dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, di importo pari a lire 25.000 mensili per i titolari con età inferiore a settantacinque anni e a lire 40.000 mensili per i titolari con età pari o superiore a settantacinque anni. Ancora, norma di rilievo ai fini della presente disamina è l'art. 38 della Legge 28/12/2001, n. 448, che prevedeva a decorrere dal 1º gennaio 2002 l'incremento della pensione, a favore dei soggetti di età pari o superiore a settanta anni e fino a garantire un reddito proprio pari a 516,46 euro al mese per tredici mensilità, la misura delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici di cui: a) all'articolo 1 della legge 29 dicembre 1988, n. 544, e successive modificazioni; b) all'articolo 70, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con riferimento ai titolari dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335; c) all'articolo 2 della legge 29 dicembre 1988, n. 544, con riferimento ai titolari della pensione sociale di cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153.

Da ultimo si riporta il contenuto dell'art. 20 comma 10 del D.L. 25/06/2008, n. 112, il quale prevede che "A decorrere dal 1° gennaio 2009, l'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è corrisposto agli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno cinque anni nel territorio nazionale".

Vai alla guida La pensione sociale

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
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(26/01/2020 - Avv.Daniele Paolanti)
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