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Militari: infortunio sul lavoro e risarcimento danni

Nota di commento alla sentenza del Tar Bologna n. 772/2016
Militare esercito armi
Avv. Francesco Pandolfi - I militari che svolgono il loro servizio sovente si trovano esposti a rischi consistenti. Si tratta di circostanze che possono anche oltrepassare i confini di quel "rischio ordinario" tipico delle loro specifiche funzioni ed attività professionali.

Che cosa succede se il militare riporta un infortunio serio, ad esempio, mentre si trova in missione?

Dopo gli accertamenti iniziali e le cure del caso questo sinistro può essere considerato "causa di servizio", cioè collegato ad un'occasione di servizio.

Ne derivano varie conseguenze, sia sul piano medico legale che sul versante delle indennità, emolumenti dovuti e risarcimenti.

Il caso


Il Tar di Bologna (sentenza n. 772 del 9 agosto 2016) si occupa di questo interessante caso.

In occasione di una missione all'estero il ricorrente riporta un grave infortunio, che si appura essere dipendente dal servizio.

Il Ministero della Difesa ha stipulato una polizza assicurativa, ossia un contratto per la responsabilità civile nei confronti dei dipendenti: il danneggiato attinge dalla polizza un risarcimento cospicuo.

Accade che il Ministero, pur riconoscendo separatamente l'equo indennizzo spettante al dipendente in forza del grave infortunio, non paga il corrispondente controvalore ritenendo coperta dall'indennizzo assicurativo privato anche la quota di tale voce di danno.

Il militare non ci sta.

Prepara il ricorso, si rivolge al Tar e chiede la condanna del Ministero al risarcimento di tutti i danni subiti in occasione del triste evento e li quantifica in euro 158 mila.

In pratica, il congegno giuridico è questo: in caso di infortunio di un militare dipendente da causa di servizio scatta la procedura per il riconoscimento del nesso tra le lesioni e l'adempimento di compiti di servizio.

Se questo accertamento da esito positivo, viene accordato un equo indennizzo (oltre a futuri risvolti in ambito di pensione privilegiata ).

Nel caso poi quanto corrisposto dall'assicurazione privata superi la quota dell'equo indennizzo, può verificarsi che nulla di altro venga liquidato al danneggiato.

Ma allora, prendendo spunto dal caso commentato, che cosa deve fare in concreto il militare danneggiato se intende domandare un maggiore risarcimento?

La risposta è questa.

Deve dimostrare in causa di aver subito il danno a causa di precise responsabilità della Pubblica Amministrazione, proprio come accade nei rapporti con qualsiasi altro datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti.

Deve trovare cioè una responsabilità, una colpa dell'amministrazione, un nesso causale tra la violazione del dovere di diligenza (o di applicazione di regole tecniche) e l'infortunio subito.

Cosa fare in casi analoghi


Ricorrere al Tar mettendo in evidenza il fatto che dimostra l'inadempimento dell'obbligo di sicurezza, oltre al nesso di causalità tra quell'inadempimento e il danno subito.

Il datore di lavoro dovrà dimostrare la non imputabilità dell'inadempimento.


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Francesco Pandolfi
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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed è autore di numerose pubblicazioni in materia.
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(16/10/2016 - Avv.Francesco Pandolfi)
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