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Riforma della Costituzione: la Camera dice sì, la parola ora al Senato. Novità e testo del ddl

La Camera ha dato il via libera al disegno di legge che riscrive la Costituzione italiana

di Marina Crisafi - In linea con la tabella di marcia prevista dopo l'approvazione degli emendamenti a metà febbraio (leggi l'articolo “Riforme costituzionali: Ecco i dieci punti del ddl che riscrive la Costituzione”), la Camera ha dato il via libera al disegno di legge che riscrive la Costituzione italiana.

Con 357 voti a favore (125 contrari e 7 astenuti) Montecitorio ha licenziato il testo che ora passa al Senato per la seconda lettura, come prescritto dall'art. 138 della Carta costituzionale.

Superamento del bicameralismo perfetto e riduzione del numero dei parlamentari, trasformazione del Senato, revisione del Titolo V della Costituzione e soppressione del Cnel, questi i passaggi più caldi del provvedimento che continua la “navetta” parlamentare a palazzo Madama, dove i senatori saranno chiamati ad esaminare soltanto le parti modificate alla Camera.

Di seguito, le novità principali del ddl approvate dalla Camera:


- Senato dei 100

Superata l'ipotesi di un “Senato delle autonomie”, il Senato continuerà a chiamarsi “della Repubblica” ma cambierà notevolmente volto.

Sarà composto, infatti, da 100 membri,di cui 95 eletti dai Consigli regionali (quali rappresentanti delle istituzioni territoriali) e 5 dal Capo dello Stato (tra coloro che si sono distinti per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario) che resteranno in carica per 7 anni e non potranno essere rinominati.

Ai senatori sarà comunque assicurata la medesima immunità parlamentare dei deputati, i quali non potranno né essere sottoposti ad intercettazioni né ad arresto senza la previa autorizzazione del Senato.

- Addio al bicameralismo perfetto

Con la modifica del Senato, cambierà anche la competenza legislativa che per i “nuovi 100” sarà piena soltanto sulle riforme costituzionali e sulle leggi costituzionali, mentre con riferimento alle leggi ordinarie si potrà richiedere soltanto la modifica alla Camera, la quale potrà anche non tenerne conto, salvo che le richieste non riguardino i rapporti tra Stato e Regioni; in tal caso, infatti, la Camera potrà anche non dar seguito alle istanze ma soltanto respingendole a maggioranza assoluta.

Solo la Camera, pertanto, rimarrà l'unica assemblea legislativa tout court (esaminando, deliberando modifiche ed approvando i disegni di legge in via definitiva), lasciando invariato il numero attuale dei 630 deputati, eletti a suffragio universale e la funzione di indirizzo e controllo dell'attività del Governo.

- Titolo V

Attraverso la modifica del titolo V della Costituzione, sarà operata una redistribuzione delle materie di competenza statale e regionale.

In particolare, lo Stato riporterà sotto la sua egida le competenze in ambito energetico, infrastrutturale strategico e grandi reti di trasporto.

Verrà introdotta, altresì, una sorta di “clausola di supremazia”, ovvero la possibilità per lo Stato, su proposta del Governo, di intervenire anche nelle materie di competenza delle Regioni, laddove sia necessario a “tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica” o “dell'interesse nazionale”.

La riforma del titolo V della Costituzione abolirà definitivamente anche le province, quali enti dotati di funzioni amministrative proprie.

- Presidente della Repubblica

Prevista anche la modifica del quorum per eleggere il capo dello Stato che resterà invariata soltanto per le prime tre votazioni, richiedendo i due terzi dei componenti dell'assemblea, per scendere a tre quinti a partire dalla quarta votazione, e abbassarsi progressivamente dal settimo scrutinio in poi.

Ad eleggere il presidente della Repubblica saranno i 630 deputati e i 100 senatori (eliminando, dunque, i rappresentanti delle regioni oggi previsti), mentre a sostituirlo ad interim sarà il presidente della Camera, in luogo di quello del Senato.


- Referendum e iniziativa popolare

Cambieranno volto anche gli istituti di democrazia diretta costituzionalmente previsti.

Per il referendum abrogativo serviranno 800mila firme (in luogo delle 500mila di oggi).

È previsto, altresì, che dopo le prime 400mila firme, la Corte Costituzionale debba rendere un parere preventivo di ammissibilità.

I referendum potranno riguardare intere leggi o una parte delle stesse purchè abbiano un autonomo valore normativo.

Quanto ai ddl di iniziativa popolare, passano dalle 50mila attuali a 250mila le firme necessarie per poterli presentare.

Per contro, però, i regolamenti della Camera predisposti ad hoc dovranno indicare tempi certi per l'esame e la deliberazione delle proposte.

- Legge elettorale

Viene introdotto anche il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Consulta, dietro richiesta di almeno un quarto dei componenti della Camera.

La possibilità del ricorso preventivo è prevista, tra le norme provvisorie, anche per la presente legislatura per le leggi elettorali (vedi Italicum) che saranno approvate dall'assemblea legislativa.

Novità anche per la Consulta: è previsto infatti che cinque dei quindici giudici costituzionali vengano eletti dal Parlamento (rispettivamente, 3 dalla Camera e 2 dal Senato).

- Abolizione Cnel

La riforma abolisce anche il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel), disciplinato all'art. 99 della Costituzione quale organo ausiliario di rilevanza costituzionale.

La gestione per la liquidazione dell'organo e la riallocazione del personale presso la Corte dei conti sarà affidata ad un commissario straordinario, da nominare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della riforma.

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(12/03/2015 - Marina Crisafi)
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