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Le intercettazioni

Guida completa alle intercettazioni come disciplinate dal codice di procedura penale, anche alla luce della riforma Orlando, operativa a partire dal 31 marzo 2019
registratore retro utilizzato per intercettazioni

di Valeria Zeppilli – Le intercettazioni sono un mezzo di ricerca della prova, mediante il quale è possibile avere conoscenza ed eventualmente acquisire copia di uno scambio di comunicazioni fra due o più persone. Sul punto è intervenuta di recente la riforma Orlando, il cui decreto attuativo è stato rinviato dal Milleproroghe al 31 marzo 2019.

Leggi Milleproroghe: via libera dal governo. Rinvio intercettazioni e Bcc

Vediamo, dunque, come sono disciplinate le intercettazioni nel codice di procedura penale, anche alla luce della recente riforma la cui operatività dovrebbe partire dal prossimo anno, salvo interventi ad hoc da parte del legislatore.

Indice:

  1. Le intercettazioni nel codice di procedura penale
  2. Intercettazioni: i reati
  3. Intercettazioni ambientali
  4. Intercettazioni: il decreto di autorizzazione
  5. Esecuzione delle intercettazioni
  6. I verbali e le registrazioni
  7. Acquisizione delle intercettazioni
  8. Archivio delle intercettazioni
  9. Utilizzazione delle intercettazioni in altri procedimenti
  10. Intercettazioni: divieti di utilizzo

Le intercettazioni nel codice di procedura penale

Il codice di procedura penale si occupa di intercettazioni agli articoli 266 e seguenti, che contengono una lunga e dettagliata disciplina di uno strumento tanto importante per le indagini quanto delicato per l'invasività nelle vite private dei soggetti coinvolti e la delicatezza degli interessi che va a toccare.

Intercettazioni: i reati

Proprio per tali caratteristiche, l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita solo nei procedimenti relativi a specifici reati.

In particolare, ad essa si può ricorrere solo in caso di:

  • delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni;
  • delitti contro la PA per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni;
  • delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
  • delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
  • delitti di contrabbando;
  • reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazioni del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
  • delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale in materia di pornografia minorile, anche se relativi a pornografia virtuale, e reato di adescamento di minorenni;
  • reati di commercio di sostanze alimentari nocive, di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, frode nell'esercizio del commercio, vendita di sostanze non genuine come genuine e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari;
  • stalking.

Nei procedimenti relativi a tali reati e a quelli commessi mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche, è consentita anche l'intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici o intercorrente tra più sistemi.

Intercettazioni ambientali

Le intercettazioni non riguardano solo le conversazioni svolte avvalendosi di mezzi di telecomunicazione, come i cellulari, o i flussi di comunicazioni relativi a sistemi informatici o telematici o tra gli stessi intercorrente ma anche le comunicazioni tra presenti. Si parla in tal caso di intercettazioni ambientali.

Anche queste sono consentite solo nei procedimenti per specifici reati, che sono gli stessi visti nel precedente paragrafo, con un ulteriore importante precisazione: l'intercettazione nelle abitazioni altrui, nei luoghi di privata dimora o nelle loro pertinenze è ammessa solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si sita svolgendo l'attività criminosa.

Con la riforma penale del 2017 si è stabilito che l'intercettazione ambientale può essere eseguita anche mediante l'inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile e che in tal caso essa è sempre consentita nei procedimenti per i delitti di cui ai commi 3-bis e 3-quater dell'articolo 51 del codice di procedura penale. Ciò tuttavia, in forza di quanto previsto dal decreto milleproroghe 2018, solo per le intercettazioni relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.

Intercettazioni: il decreto di autorizzazione

L'autorizzazione a procedere a intercettazioni è chiesta dal p.m. al g.i.p., il quale la concede con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di reato e tale mezzo di ricerca della prova risulta assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Quando viene autorizzata l'intercettazione tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile, il decreto deve specificare anche le ragioni che la rendono necessaria per lo svolgimento delle indagini e, se si procede per delitti diversi da quelli di cui ai commi 3-bis e 3-quater dell'articolo 51 c.p.p., anche i luoghi e il tempo in relazione ai quali l'attivazione del microfono è consentita, determinabili anche indirettamente.

Nei casi di urgenza in cui il ritardo rischi di causare un grave pregiudizio alle indagini, l'intercettazione è disposta direttamente dal pubblico ministero con decreto motivato, che poi il giudice dovrà convalidare. Se non lo fa, l'intercettazione si arresta e i suoi risultati non possono essere utilizzati.

Esecuzione delle intercettazioni

Il codice di procedura penale impone la registrazione delle comunicazioni intercettate e la redazione di un verbale delle operazioni nel quale ne va trascritto, anche sommariamente, il contenuto.

La riforma del 2017 tuttavia, con riferimento alle intercettazioni relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019, ha sancito il divieto di trascrivere, anche sommariamente, le comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini, sia per l'oggetto che per i soggetti coinvolti, e quelle, parimenti non rilevanti, che riguardano dati personali sensibili. In tal caso il verbale deve limitarsi a indicare la data, l'ora e il dispositivo su cui è intervenuta la registrazione.

I verbali e le registrazioni

In forza di quanto previsto dalla riforma del 2017, con riferimento alle intercettazioni relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019, i verbali e le registrazioni vengono poi trasmessi al pubblico ministero che li conserva in un apposito archivio. Il p.m., con decreto, può disporre il differimento della trasmissione se l'ufficiale di polizia giudiziaria delegato all'ascolto, in ragione della complessità delle indagini, deve consultare le risultanze acquisite. Con il medesimo decreto sono fissate anche le prescrizioni che assicurano la tutela del segreto sul materiale non trasmesso.

Salvo proroga autorizzata dal giudice, entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni le annotazioni, i verbali e le registrazioni sono depositati dal p.m. che provvede a formare l'elenco degli elementi raccolti rilevanti ai fini della prova.

I difensori delle parti vengono quindi immediatamente avvisati della facoltà di esaminare gli atti, prendere visione dell'elenco, ascoltare le registrazioni e prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche.

Acquisizione delle intercettazioni

L'acquisizione delle intercettazioni al fascicolo delle indagini per l'adozione di una misura cautelare è disposta direttamente dal pubblico ministero; negli altri casi il p.m. deve farne richiesta al giudice entro cinque giorni dal deposito, dandone contestuale comunicazione ai difensori i quali hanno a loro volta facoltà di richiedere l'acquisizione di ulteriori intercettazioni non comprese nell'elenco formato dal pubblico ministero o di chiedere l'eliminazione di quelle inutilizzabili o vietate.

Archivio delle intercettazioni

Tutti i verbali, le registrazioni e gli altri atti relativi alle intercettazioni sono conservati in un apposito archivio riservato e sono coperti da segreto, ferma restando la possibilità per il g.i.p. e i difensori dell'imputato di accedervi e ascoltarle per l'esercizio dei loro diritti e le loro facoltà.

In forza di quanto stabilito dalla riforma del 2017 e a partire da quando la stessa diverrà operativa nel 2019, i verbali e le registrazioni acquisite al fascicolo degli atti contenenti la notizia di reato e la documentazione relativa alle indagini non sono coperti da segreto.

La conservazione si protrae sino a che non interviene sentenza non più soggetta a impugnazione, ma gli interessati possono chiedere al giudice la distruzione preventiva delle registrazioni non acquisite.

Utilizzazione delle intercettazioni in altri procedimenti

In linea di massima non è possibile utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali le stesse sono state disposte. Fa tuttavia eccezione il caso in cui le stesse risultino indispensabili per accertare delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza.

Sempre con riferimento ai provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019, la riforma del 2017 ha previsto che non è possibile utilizzare i risultati delle intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo elettronico portatile per provare reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, anche in questo caso a meno che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza.

Intercettazioni: divieti di utilizzo

In tutti i casi in cui le intercettazioni sono state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o senza osservare quanto previsto dagli articoli 267 e 268, commi 1 e 3, del codice di procedura penale, i loro risultati non possono essere utilizzati.

L'inutilizzabilità si estende anche ai dati acquisiti nel corso delle operazioni preliminari all'inserimento del captatore informatico sul dispositivo elettronico portatile e quelli acquisiti fuori dei limiti spazio-temporali di cui al decreto autorizzativo.

Infine, non è possibile utilizzare le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone per le quali l'articolo 200 del codice di rito prevede il segreto professionale se le stesse hanno ad oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, a meno che gli stessi non siano già stati oggetto di deposizione o divulgazione da parte di tali soggetti.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(27/07/2018 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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