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L'ergastolo nell'ordinamento italiano

Le tipologie, l'aspetto "perpetuo" della massima pena detentiva e la giurisprudenza in materia
uomo triste in carcere

L'articolo 17 del Codice Penale (rubricato Pene principali: specie), al numero 2) stabilisce che per i delitti la pena applicabile è l'ergastolo. Trattasi di pena detentiva caratterizzata dall'aspetto perpetuo, il quale viene stabilito dal successivo articolo 22, Ergastolo, ove il legislatore, disciplina anche che tale periodo è scontato presso stabilimenti destinati a questo, obbligando il detenuto-ergastolano non solo al lavoro, ma anche all'isolamento notturno, riconoscendogli la possibilità di svolgere lavoro all'aperto, secondo quanto è disposto dall'ultimo comma del citato articolo.

La Corte Costituzionale, con sentenza 168 del 28 aprile 1994, intervenendo in questa materia ha riconosciuto l'incostituzionalità dell'articolo 17, numero 2) nella parte in cui non esclude l'applicabilità di questo regime sanzionatorio al minore infradiciottenne.

Per quanto concerne l'isolamento notturno è d'obbligo precisare che esso sembrerebbe essere superato dal II comma dell'articolo 6 della legge 354/1975, "Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure private e limitative della libertà", dove si legge che "i locali destinati al pernottamento dei detenuti consistono in camere dotate di uno o più posti senza distinguere la pena da eseguire"; da ciò pertanto si evince che non sussiste distinzione tra detenuti ergastolani e non, consentendo quindi l'applicabilità, a titolo di aggravante, del solo isolamento diurno.

Ergastolo normale ed ergastolo ostativo

Quando si parla di ergastolo l'ordinamento ne prevede due tipologie: quello normale e quello ostativo; il primo consiste nel riconoscere al condannato benefici, quali permessi premio, semilibertà ovvero liberazione condizionale; per il secondo, invece, come dice la parola stessa, non viene concessa la possibilità di alcun beneficio (come per esempio permessi premio, lavoro all'esterno, detenzione domiciliare ovvero assegnazione in prova). E' lecito osservare che l'applicazione della pena dell'ergastolo viene ascritta a delitti che denotano una particolare pericolosità sociale: come ad esempio, l'omicidio, i reati per i quali era prevista la pena di morte, nel caso in cui concorrono più delitti dei quali la pena minima è di 24 anni, ovvero delitti quali omicidi legati alla mafia per i quali gli ergastolani ostativi hanno la possibilità di rientrare nel regime di ergastolo normale, quindi con tutti i benefici previsti, nel caso in cui diventino collaboratori di giustizia.

L'ergastolo ostativo ha sollevato problemi di costituzionalità con l'articolo 27 della Carta Costituzionale ove si legge che "Le pene…devono tendere alla rieducazione del condannato". Tali problemi sono stati superati dalla Consulta che con consolidato orientamento (cfr. sentenza del 1974 numero 264), ha stabilito che la pena non possiede più il carattere della perpetuità. Pertanto, effettuando una riflessione su tale assunto, non si comprende bene se l'ergastolo ostativo abbia o meno un carattere permanente.

Inoltre, per quanto riguarda l'ergastolo normale, quindi quello caratterizzato dalla possibilità di applicare benefici, è lecito affermare che all'ergastolano viene riconosciuta la possibilità, laddove abbia dimostrato un concreto ravvedimento per il delitto commesso, di ottenere la libertà condizionata una volta scontati 26 anni di reclusione, ma tale permanenza viene altresì diminuita alla luce della buona condotta del reo, quindi, calcolando uno scomputo di pena di 45 giorni ogni semestre (quindi 90 giorni in un anno), dai 26 anni, sussistendone i presupposti, la pena scontata è di 21 anni.

Nel caso in cui l'ergastolano non ritenuto pericoloso abbia espiato almeno 10 anni di pena, può usufruire, altresì, dei permessi premio, nonché dopo 20 di espiazione può essergli concessa la semilibertà (salvo ovviamente che non si tratti di ergastolo ostativo). Una volta ottenuta la libertà condizionale, quindi dopo 26 anni, non cumulando quindi la decurtazione dei 45 giorni a semestre, l'ergastolano è in libertà vigilata per i successivi 5 anni, se non commette reati, pertanto dopo circa 31 anni la pena è considerata estinta e l'ergastolano è cittadino libero.

Ergastolo e Cedu

L'ergastolo è stato il tema centrale di un'importante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Infatti storica è la sentenza del 9 luglio 2013 numero 3896, con la quale la Cedu, cambiando radicalmente orientamento rispetto a quanto sancito nel 2008, ove non ravvedeva alcuna incompatibilità tra l'ergastolo e l'articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti umani, ha statuito che la pena dell'ergastolo, senza che questa possa essere oggetto di revisione, comporta una violazione dei diritti umani, in quanto l'impossibilità della scarcerazione viene considerata come un trattamento degradante ed inumano violando quindi l'articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, Proibizione della tortura, dove si legge che "Nessuno può essere sottoposto a tortura nè a pena o trattamenti inumani o degradanti".

Abogado Francesca Servadei

Studio legale Servadei

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(27/09/2016 - Avv.Francesca Servadei) Foto: 123rf.com
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