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Chi offende e danneggia non commette più reato. In arrivo le nuove modifiche al codice penale

Le novità previste dai due decreti legislativi sulla depenalizzazione sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri
Due persone che litigano usando ciascuno un megafono

di Marina Crisafi - Ingiuria e danneggiamento, ma anche furto di cosa comune, appropriazione di cose smarrite. È lunga la lista delle depenalizzazioni contenuta nei due decreti legislativi che, dopo lo slittamento di ieri per lasciare spazio al “salva Regioni” e alla legge di delegazione europea (leggi: “Governo: sì ai decreti sul bail-in. Dal 1° gennaio banche in crisi salvate dai correntisti”), dovrebbero approdare sul tavolo del Consiglio dei Ministri il prossimo 13 novembre. Stringono infatti i tempi della delega contenuta nella legge n. 67/2014 che dovrà essere esercitata dal Governo entro il 17 novembre.

Ma vediamo le misure contenute nei due schemi di decreto che prevedono, rispettivamente, la depenalizzazione di diversi reati, fuori e dentro il codice penale, e la sostituzione della sanzione penale con quella civile. Con un vero e proprio colpo di spugna verranno cancellate le pene attualmente previste per alcuni delitti (come, appunto, l'ingiuria, il furto di cosa comune, il danneggiamento, ma anche gli atti e le pubblicazioni oscene) e sostituite da una sanzione civile che può arrivare sino agli 8mila euro (e oltre per alcuni reati).

Altro caso di scuola, è il depennamento del reato di omesso versamento delle ritenute, entro il tetto di 10mila euro, ma in cima alla lista c'è il reato di clandestinità che dovrebbe essere punito solo con ammenda dai 5mila ai 10mila euro e sul quale vi è disaccordo nella stessa maggioranza data la scarsa portata deterrente.

Ulteriore nodo gordiano, il mancato rispetto delle condizioni previste per l'autorizzazione alla coltivazione di piante con effetti stupefacenti e le immissioni rumorose che potrebbero conservare la loro rilevanza penale.

Per le fattispecie che riceveranno l'ok del Cdm, scomparirà dunque l'illecito penale e verrà sostituito da una sanzione amministrativa che dovrà essere pagata allo Stato, oltre al risarcimento del danno alla persona offesa, sempreché la stessa si attivi di fronte al giudice civile.

Ratio della riforma, come evidente, è quella di alleggerire il carico di procure e tribunali dalle cause riguardanti illeciti inerenti per lo più ai rapporti tra privati, ma della depenalizzazione beneficeranno anche le casse dell'erario, dove oltre alle sanzioni civili di “base” confluiranno anche le multe irrogate dal magistrato che accorderà il risarcimento alla vittima.

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(07/11/2015 - Marina Crisafi)
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