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Immissioni di rumore. Come tutelarsi contro le immissioni di rumori molesti

Le immissioni di rumore vietate dalla legge sono quelle che superano la c.d. "normale tollerabilità". Contro le immissioni rumorose è prevista una tutela sia in sede civile (art. 844 e 2043 del codice civile) sia in sede penale (articolo 659 del codice penale). C'è anche una tutela in sede amministrativa anche se nei fatti è risultato sempre piuttosto difficile convincere la pubblica amministrazione ad intervenire a tutela dei privati.

In questa pagina:

  1. La tutela in sede civile contro i rumori molesti
  2. Quali sono le azioni civile per tutelarsi contro i rumori molesti
  3. Quali sono le tutele in sede penale contro i rumori molesti
  4. La legge quadro sull'inquinamento acustico
  5. Vedi anche: Articoli e sentenze in materia di immissioni di rumore
Possesso e proprietà

1. La tutela in sede civile contro i rumori molesti

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Per quanto riguarda il codice civile, come abbiamo detto, le norme di riferimento sono l'articolo 844 e l'art. 2043. Il primo prevede una sorta di inversione dei diritti perché il comma 1 pone in risalto soprattutto il diritto del proprietario del fondo di usufruirne come meglio crede (e quindi gli si riconosce anche la possibilità di fare rumore) ponendo però alcune limitazioni.

La norma infatti stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo, calore, scuotimento o rumore provenienti dal fondo del vicino, tranne nel caso in cui le stesse superino il limite della normale tollerabilità.

In altri termini, fino a determinati livelli (considerati tollerabili), le immissioni (e per quanto ci interessa, i rumori)  si debbono sopportare.

Se però i rumori superano la normale tollerabilità (e vedremo anche in cosa essa consiste) allora è possibile ottenere una tutela sia per impedire ottenere la cessazione dell'attività rumorosa sia per ottenere il risarcimento del danno (anche sotto il profilo del danno alla salute).

Il concetto di "normale tollerabilità"

Il concetto di normale tollerabilità non è stato ben definito dal legislatore. Il codice spiega solo che nel valutare tale parametro si deve tenere conto:

  • della condizione dei luoghi.
  • dell'esigenza di deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà.

Un aiuto in più a chiarire il concetto di normale tollerabilità arriva, come vedremo più avanti, dalla legge 447 del 1995 (legge quadro sull'inquinamento acustico).

Sta di fatto che in genere è sufficiente dimostrare che i rumori del vicino abbiano superato di 3 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne) oppure che abbia superato di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno)

Anche in tal caso però si deve tenere conto del secondo comma dell'art. 844 c.c. secondo cui il giudice deve valutare il caso cercando di contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e può tenere conto della priorità di un determinato uso.

La priorità è stata intesa dalla Corte di Cassazione come il "preuso": ad esempio chi acquista una villetta in una zona industriale deve poi aspettarsi possibili immissioni e il limite della tollerabilità è più alto rispetto ad una zona residenziale.

A sfavore di chi subisce il danno c'è anche la destinazione d'uso conosciuta al momento dell'acquisto della proprietà (ad esempio se si acquista un immobile in zona residenziale ma vicino a un disco pub ci si puà attendere una certa rumorosità che potrebbe rientrare nel concetto della "normale tollerabilità".

In ogni caso sarà sempre necessaria una valutazione del caso concreto. In caso di contenzioso occorre anche valutare se chi proprietario di un'attività rumorosa abbia adottato o meno le necessarie cautele per evitare il propagarsi di rumori nelle proprietà dei vicini.

L'uso di insonorizzazioni, la predisposizione di accorgimenti tecnici come quello della realizzazione del cosiddetto "tetto sonoro", e  l'utilizzo di sistemi di controllo e di limitazione della potenza degli impianti acustici,  consentono in genere di far rientrare la rumorosità entro il cosiddetto limite della normale tollerabilità.

Una volta accertato il superamento della normale tollerabilit, chi subisce immissioni di rumore, può chiedere la cessazione dell'attività rumorosa e il risarcimento del danno.

2. Quali sono le azioni civili per tutelarsi contro i rumori molesti

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Dal punto di vista della tutela civilistica, possono essere esercitate due azioni:

  • l'azione inibitoria
  • L'azione per il risarcimento del danno

L'azione inibitoria è un tipo di azione diretta a impedire al proprietario del fondo da cui provengono le immissioni il perpetuarsi delle stesse. Questo può avvenire sia attraverso l'imposizione di un obbligo di cessare l'attività rumorosa sia attraverso l'imposizione  di misure adatte a ridurre la rumorosità stessa.

Sempre sul piano civilistico è possibile esercitare una normale azione per il risarcimento del danno sulla  base del principio generale contenuto nell'articolo 2043 del codice civile.

Tale norma di carattere genrale prevede il diritto al risarcimento nel caso di danno ingiusto derivante da fatto doloso o colposo altrui. 

Sono diverse le voci di danno  che possono essere richieste al responsabile. Non c'è soltanto il fatto stesso del disturbo alla quiete al riposo, ma ci possono essere anche dei danni alla salute giacché l'esposizione prolungata dei rumori, soprattutto se questo avviene nelle ore notturne, può anche creare dei danni permanenti alla salute psicofisica.

In tal caso basterà dimostrare il nesso di causalità tra il danno subito e l'esposizione prolungata rumore  per ottenere anche un ristoro di tale componente del danno

Sia l'azione inibitoria sia quella risarcitoria possono essere anche proposte congiuntamente in un unico procedimento.

Ciò significa che le due domande sono cumulabili e che con un'unica azione si può chiedere la cessazione del disturbo e il risarcimento del danno subito.

L'onere della prova

Sotto il profilo probatorio, chi intende ottenere il risarcimento del danno dovrà dimostrare da un lato il  superamento del limite della normale tollerabilità delle immissioni di rumore, e, dall'altro lato, di aver subito danni a seguito dell'esposizione ai rumori.

Alcuni approfondimenti

Segnaliamo qui sotto alcuni approfondimenti relativi ad alcune questioni insorte nel contenzioso per immissioni di rumore.

Lo sai che:

La giurisprudenza ha precisato che non debbono essere prodotte necessariamente perizie tecniche ma ci si può avvalere di altri mezzi di prova per dimostrare l'intollerabilità. E' ovvio però che altri mezzi possano essere ritenuti dal giudice meno convincenti. Quando però viene nominato un consulente tecnico per verificare l'entità delle immissioni, si è soliti fare riferimento al cosiddetto "differenziale".

Il consulente tecnico d'ufficio procederà dunque alla misurazione dei decibel.  Prima di tutto dovrà però misurare il rumore di fondo (ossia del rumore che si registra in assenza della fonte rumorosa oggetto di contestazione).   Se dovesse emergere ad esempio che il rumore di fondo è di 30 dB  si dovrà poi procedere alla misurazione del rumore che arreca disturbo per verificare se e in quale misura si supera il rumore di fondo.  Si parla appunto di 'valore differenziale': se il rumore è di 34 dB e il rumore di fondo di 30 dB il differenziale sarà di 4 dB. Una volta accertata  la misura del 'differenziale'  basterà constatare se questo sia superiore di 3 decibel nelle ore notturne o a 5 decibel nelle ore diurne (ovviamente la misurazione va fatta all'interno della proprietà di chi subisce le immissioni di rumore). 

3. Quali sono le tutele in sede penale contro i rumori molesti

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Per quanto riguarda la tutela in sede penale l'articolo 659 del codice penale nel primo comma sanziona sia il comportamento commissivo volto a produrre rumori molesti, sia il comportamento omissivo, ovvero il comportamento di chi non impedisce gli strepiti degli animali (ma si ritiene si possano considerare anche altre fonti), recando così danno al riposo e alle occupazioni delle persone.

La pena prevista è fino a tre mesi di arresto o un'ammenda fino a 309 euro.

Il secondo comma invece prevede solo un'ammenda fino a 103 euro per chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'Autorità.

Per questo reato non è necessaria la querela da parte dell'interessato perchè è prevista la procedibilità d'ufficio.

E' comunque consigliabile proporre querela se non altro perchè i rumori possono aver generato un danno alla salute e il procedimento penale potrebbe comportare anche una imputazione per reati procedibili a querela.

La persona offesa può costituirsi parte civile all'interno del processo penale e chiedere così anche in tale sede il ristoro dei danni subiti.

Approfondimenti in materia di disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone

Ecco alcuni approfondimenti in relazione al reato di disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone:

b>Lo sai che:

Vale la pena chiarire che, ferma la possibilità di agire in sede civile, perchè si possa configurare un reato è necessario che i rumori arrechino disturbo ad un numero indeterminato di persone.

Non è sufficiente quindi che il disturbo alla quiete interessi un solo soggetto.

Il merito è intervenuta una sentenza della Corte di Cassazione ricordando che "non basta che i rumori disturbino i soli abitanti degli appartamenti di un condominio che si trovano ai piani immediatamente superiori o inferiori da quello in cui si propaga il rumore" (Vedi: Rumori molesti: Cassazione, non commette reato chi disturba il sonno del vicino di casa. Attenzione però, noncommette reato a patto che non ci sia danno alla salute e, in ogni caso, l'insussistenza del reato non esclude le azioni legali in sede civile.

4. La legge quadro sull'inquinamento acustico

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Oltre le norme menzionate norme delcodice civile e del codice penale va anche considerata una tutela aggiuntiva che è quella di cui alla legge quadro sull'inquinamento acustico (legge 447 del 1995).

Tale legge parte dal presupposto che i rumori provocano un danno alla salute, bene protetto dall'articolo 32 della Costituzione e per questo motivo all'articolo 9 stabilisce un potere di ordinanza in capo al Sindaco come ufficiale di governo.

L'ordinanza può obbligare colui che provoca le immissioni a cessare immediatamente le stesse o a ridurne l'entità in modo da rientrare nella normale tollerabilità.

Per poter emettere questa ordinanza è comunque necessario l'intervento dell'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (ARPA) che deve effettuare i rilievi tecnici per misurare l'entità dei rumori in decibel.

La legge prevede anche che i comuni adottino la divisione del territorio attraverso la zonizzazione acustica, uno strumento che stabilisce dei vincoli in base alla zona in cui ci si trova, ovviamente il limite di tollerabilità sarà più basso nella zona residenziale e più elevato nella zona industriale.

Grazie alla zonizzazione acustica sarà più facile per il giudice e per il sindaco valutare di caso in caso se le immissioni superano la normale tollerabilità.

In estrema sintesi colui che ritenga di avere un danno alla salute derivante dalle immissioni rumorose altrui, può agire in sede civile esercitando azione inibitoria e risarcitoria, agire in sede penale oppure agire in sede amministrativa chiedendo l'intervento delle autorità al fine di misurare i rumori ed inibire il protarsi del disturbo.

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