Il Governo approva la riforma che mira a rivedere l'assetto ordinamentale della magistratura e a ridurre i tempi di accesso. Modificata anche la disciplina dei magistrati in politica e la composizione del CSM
metro che misura le riforme

Riforma ordinamento giudiziario e Csm

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Su proposta del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, il Consiglio dei Ministri, riunitori lo scorso 7 agosto, ha approvato il disegno di legge che contiene la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Consiglio Superiore della Magistratura.
"Sono molto orgoglioso di questa riforma, molto importante per il buon funzionamento del Csm. Voglio chiarire che l'obiettivo è scardinare quanto più possibile il sistema creato con le degenerazioni del correntismo", ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in conferenza stampa al termine del Cdm. Riforma "essenziale anche in assenza degli scandali", soggiunge il titolare della Giustizia, ma che rappresenta un "passo importante per ricostruire la credibilità della magistratura agli occhi dei cittadini".

Gli obiettivi della riforma

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Nel dettaglio, il d.d.l. disciplina la delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare e introduce nuove norme in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura.
Scopo dichiarato è quello di rendere più efficiente e al passo coi tempi il meccanismo di reclutamento dei nuovi magistrati, di garantire maggiore trasparenza al sistema delle valutazioni di professionalità, di reintrodurre criteri organizzativi verificabili negli uffici di Procura e di semplificare il procedimento di adozione delle tabelle organizzative degli uffici.
Per questo, il Governo verrebbe delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni per l'efficienza del sistema giudiziario e la riforma dell'ordinamento giudiziario, nel rispetto di alcuni principi e criteri direttivi.

Revisione della magistratura

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Tra questi, spiega il Comunicato Stampa sul sito del Governo, emerge l'intenzione di una revisione dell'assetto ordinamentale della magistratura, con specifico riferimento alla necessità di rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi.
Ancora, il d.d.l. punta a ridefinire, sulla base dei medesimi principi, i criteri di accesso alle funzioni di consigliere di cassazione e di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, nonché di garantire un contenuto minimo nella formazione del progetto organizzativo dell'ufficio del pubblico ministero e di prevederne l'approvazione da parte del Consiglio superiore della magistratura.
Altri obiettivi fondamentali sono quelli legati alla razionalizzazione del funzionamento del consiglio giudiziario, semplificazione, trasparenza e rigore nelle valutazioni di professionalità, nonché riduzione dei tempi per l'accesso in magistratura dei laureati in giurisprudenza.
Ancora, si introducono norme dirette a valorizzare anche nell'ambito del settore penale lo strumento dei programmi di gestione e a responsabilizzare i dirigenti dell'ufficio nella gestione delle situazioni patologiche, che incidono sulla celerità della risposta giudiziaria.
È specificamente disciplinata l'adozione e la formazione del progetto organizzativo dell'ufficio del pubblico ministero e rafforzata la distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti, con una modifica delle disposizioni che ineriscono al passaggio dalle une alle altre.

Massimario e ruolo della Cassazione

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Ancora, il d.d.l. innova radicalmente la disciplina dei magistrati dell'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione, con la previsione che lo stesso abbia una pianta organica di 37 magistrati e stabilendo che possano essere designati a tale ruolo solo magistrati che hanno conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, con non meno di 10 anni di effettivo esercizio delle funzioni giudicanti o requirenti di primo o di secondo grado.

Magistrati e politica

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Uno dei punti più discussi è quello che regolamenta, in termini dettagliati, l'accesso dei magistrati all'attività politica e del ritorno degli stessi all'attività giudiziaria: vengono introdotte specifiche disposizioni in materia di eleggibilità e di assunzione di cariche politiche o di incarichi presso organi politici da parte dei magistrati.
In particolare, la riforma prevede che i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, fatta eccezione per i magistrati in servizio da almeno due anni presso le giurisdizioni superiori o presso gli uffici giudiziari con competenza territoriale a carattere nazionale, non siano eleggibili alla carica di membro del Parlamento europeo, senatore o deputato o a quella di presidente della giunta regionale, consigliere regionale, presidente o consigliere provinciale delle province autonome di Trento e di Bolzano o sindaco in comuni con più di centomila abitanti, se prestano servizio, o lo hanno prestato nei due anni precedenti la data di accettazione della candidatura, presso sedi o uffici giudiziari con competenza ricadente, in tutto o in parte, nella circoscrizione elettorale.
Tale ineleggibilità riguarda anche l'assunzione dell'incarico di assessore e sottosegretario regionale e di assessore di comuni capoluogo di regione. Per i magistrati candidati, ma non eletti, scatta invece la preclusione circa la ricollocazione in ruolo con assegnazione a un ufficio avente competenza sul territorio di una regione compresa in tutto o in parte nella circoscrizione elettorale in cui sono stati candidati. A seguito della cessazione di mandati elettivi e incarichi di governo, ove le cariche elettive abbiano avuto una durata superiore a un anno, i magistrati saranno inquadrati in un ruolo autonomo dei Ministeri.
Per le cariche ricoperte in enti territoriali diversi, si stabilisce che il ricollocamento in ruolo dovrà avvenire in ufficio appartenente a distretto diverso da quello nel quale il magistrato ha esercitato il mandato amministrativo; solo dopo tre anni il magistrato potrà nuovamente essere assegnato ad un ufficio dello stesso distretto in cui ha esercitato quel mandato.
Infine, nel caso di assunzione di incarichi di capo e vicecapo presso uffici di diretta collaborazione, di segretario generale della Presidenza dei Consiglio dei ministri e dei Ministeri, e di capo e vicecapo di dipartimento presso la Presidenza del Consiglio e i Ministeri, nonché presso i consigli e le giunte regionali, sono previste specifiche limitazioni all'accesso a incarichi direttivi.
Quanto all'efficacia temporale delle nuove disposizioni, il d.d.l. prevede che queste non si applicheranno alle cariche in corso di svolgimento all'entrata in vigore della legge.

Revisione composizione Csm

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Agli scandali in cui è stata recentemente coinvolta la magistratura, il disegno di legge risponde introduce una profonda revisione del sistema elettorale dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura e delle modalità di funzionamento del medesimo organo, al fine di assicurare al meglio la realizzazione dei valori enunciati dalla Carta costituzionale come propri dell'ordine giudiziario.
In particolare, tornano a essere complessivamente 30 i componenti del Consiglio superiore della magistratura, di cui 20 magistrati ordinari e 10 eletti dal Parlamento. Per i componenti eletti dai magistrati si ipotizza un sistema elettorale a doppio turno basato su collegi uninominali, con garanzia di una perfetta parità fra i generi nelle candidature.
Ancora, viene previsto che le commissioni competenti per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e per il conferimento delle funzioni di consigliere e di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, per le valutazioni della professionalità, nonché in materia di incompatibilità nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, non potranno essere formate dai componenti effettivi della sezione disciplinare e, in secondo luogo, viene introdotta la regola del sorteggio per stabilire la composizione delle commissioni.
Le nuove norme individuano poi con precisione i componenti effettivi e i componenti supplenti (che salgono da quattro a cinque) della sezione disciplinare e ne modificano i meccanismi di funzionamento, dando vita a una sezione altamente specializzata e organizzativamente autonoma rispetto all'attività delle commissioni.
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Foto: 123rf.com
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