Una contraddizione nel D.L. Rilancio mette a rischio il bonus per i professionisti ordinistici. Polemiche anche sull'esclusione dal contributo a fondo perduto. Intanto il ministro Catalfo rassicura
avvocati che tengono cartelli con punti interrogativi in segno di protesta
di Lucia Izzo - Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.L. Rilancio (n. 34/2020) sono state rivelate anche tutte le misure messe in campo per sostenere i professionisti. Il provvedimento, da un lato, ha confermato e potenziato il c.d. "Bonus Inps autonomi" per i mesi di aprile e maggio e, dall'altro, ha elevato da 300 milioni di euro a 1150 milioni di euro la dotazione del Fondo per il reddito di ultima istanza.

Tale Fondo, si rammenta, è stato istituito per garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi i quali, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro. Questi stanziamenti servono per sostenere i professionisti ordinistici che sono esclusi dal Bonus Inps per gli autonomi.

Bonus professionisti iscritti agli ordini

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Nel dettaglio, l'art. 78 del Decreto Rilancio riconosce anche per i mesi di aprile e maggio 2020 l'indennità di 600 euro (prevista per il solo mese di marzo 2020 dall'articolo 44 del dl 18/2020) a sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.
Viene, altresì, innalzato da 30 giorni a 60 giorni dall'entrata in vigore del Cura Italia il termine per la emanazione del decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze che stabilirà criteri di priorità e modalità di attribuzione del bonus.
Ancora, per il riconoscimento della suddetta indennità, i soggetti titolari della prestazione, alla data di presentazione della domanda, non dovranno essere titolari di pensione o di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
In realtà, nel D.L. Rilancio c'è un'altra disposizione che apparentemente rischia di mettere fuori gioco i professionisti che abbiano già percepito il bonus a marzo. Si tratta dell'art. 86 del D.L. 34/2020 rubricato "Divieto di cumulo tra indennità" il quale precisa che l'indennità di cui all'art. 78, oltre a non essere cumulabile con altre previste dallo stesso decreto (agli artt. 84, 85, 98), non è cumulabile neppure con quella di cui all'art. 44 del D.L. Cura Italia.
Una contraddizione molto pericolosa che potrebbe mettere fuori gioco i quasi 500mila professionisti che hanno richiesto il sussidio per il mese di marzo."Da un lato il Governo ha rifinanziato gli indennizzi statali per i mesi di aprile e di maggio, dall'altro un codicillo, che speriamo sia frutto di un errore materiale, ha stabilito che chi ha preso i 600 euro a marzo, non potrà ottenerli nei mesi a venire" ha dichiarato il Presidente dell'Adepp Alberto Oliveti il quale confida che si tratti di un errore materiale e, a tal proposito, evidenzia di aver richiesto "chiarimenti ai ministeri e un'eventuale correzione".

Ministero del lavoro rassicura: "nessun blocco per i professionisti"

L'impasse andrà dunque superata, magari proprio in sede di conversione parlamentare del D.L. Rilancio, ma nel frattempo giungono rassicurazioni da parte del Ministero del Lavoro.

Sul proprio profilo Facebook, la Ministra Nunzia Catalfo ha precisato: "Voglio fare chiarezza su una questione importante che coinvolge circa 500mila lavoratori: il bonus di 600 euro per i professionisti iscritti alle casse di previdenza privata che l'hanno già percepito a marzo verrà erogato anche per i mesi di aprile e maggio".

La Ministra ha evidenziato che "l'art. 44 del Decreto Cura Italia conteneva, infatti, anche le risorse per le indennità di lavoratori stagionali, intermittenti, prestatori d'opera, lavoratori porta a porta che nel Decreto Rilancio sono stati inseriti in un'altra norma (art. 78)". La Ministra ha infine assicurato che nei prossimi giorni emanerà il decreto interministeriale che assegnerà alla casse le risorse necessarie.

Fondo perduto: professionisti ordinistici esclusi

Ma la guerra messa in campo dai professionisti ordinistici non si esaurisce qui. Gli stessi, infatti, sono stati anche esclusi dal contributo a fondo perduto che il D.L. Rilancio ha, invece, riconosciuto a soggetti esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, in possesso di alcuni requisiti.
Si tratta della "ennesima disattenzione nei confronti dei liberi professionisti" denuncia Adepp, mentre i Consigli nazionali dei consulenti del lavoro e dei commercialisti, convocati dall'Agenzia dell'Entrate per discutere dell'agevolazione, hanno preannunciato che diserteranno la riunione proprio a causa dell'esclusione dall'agevolazione dei professionisti ordinistici.
"I professionisti sono persone e beneficiano delle indennità di 600 euro, quindi non hanno diritto ai contributi a fondo perduto delle imprese" ha dichiarato alla trasmissione "Piazza Pulita il ministro Gualtieri, facendo scattare ulteriori polemiche.
"Non possiamo essere definiti imprenditori solo quando si tratta di essere tassati", ha dichiarato il Presidente di Inarcassa, Giuseppe Santoro. Indignazione anche da parte del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella: "Non vedo differenze tra un imprenditore che per effetto del Covid-19 ha subito un calo di fatturato e un dentista, un avvocato, un architetto o un commercialista che per lo stesso motivo hanno subito il medesimo danno. Due pesi, due misure".
Un'apertura, invece, arriva da Francesca Puglisi, sottosegretaria al Lavoro: "ci sono diversi punti che possono essere integrati, o migliorati e in questo l'aiuto e il confronto con i professionisti è fondamentale. Come ad esempio il tema dell'esclusione dei professionisti stessi da misure a fondo perduto, che auspico possa essere corretto dal Parlamento in sede di conversione del decreto in legge".
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Foto: 123rf.com
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