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Chi ha la pensione può lavorare ancora?

Lavorare dopo la pensione? Si può fare, anche se con dei limiti e accettando la riduzione della pensione, comprese quelle d'invalidità e di reversibilità
anziano cammina su sveglia che segna il tempo

di Annamaria Villafrate - Chi è in pensione, se vuole, può continuare a lavorare, visto che dal 2008 non c'è più il divieto di cumulo con i redditi da lavoro. Questo non significa che sia così facile e soprattutto conveniente tornare al lavoro dopo la pensione. La legge infatti prevede dei limiti per i titolari di pensione calcolata interamente con il criterio contributivo e riduzioni dell'importo della pensione e dell'assegno d'invalidità e del trattamento previdenziale di reversibilità. Per non parlare poi dell'obbligo di dover continuare a versare i contributi, anche se serviranno ad aumentare la pensione.

Indice:


  1. Per avere diritto alla pensione si deve smettere di lavorare
  2. Obbligo di cessazione dal lavoro: vale sempre?
  3. Limiti per chi è sottoposto al regime contributivo
  4. Se si torna a lavorare si perde la pensione d'invalidità?
  5. E chi ha diritto all'assegno di invalidità?
  6. Cosa accade a chi percepisce la pensione di reversibilità?
  7. Lavorare dopo la pensione comporta l'obbligo di versare i contributi?

Per avere diritto alla pensione si deve smettere di lavorare

Occorre aver compiuto 66 anni e 7 mesi e aver versato almeno 20 anni di contributi per andare in pensione nel 2018, sempre che non si scelga di andare in pensione anticipatamente. In questo caso però, le lavoratrici devono aver versato contributi per 41 anni e 10 mesi e i lavoratori 42 anni e 10 mesi e devono aver smesso di lavorare, come previsto dalle leggi Amato del 1992 e Dini del 1995. Detta così, si è portati a pensare che scelta una strada l'altra non si possa percorrere: pensione o lavoro? La realtà però è diversa. L'obbligo di cessare l'attività lavorativa per poter andare in pensione infatti riguarda solo i lavoratori dipendenti, la cui pensione è liquidata con il metodo contributivo, non gli autonomi e i parasubordinati.

Obbligo di cessazione dal lavoro: vale sempre?

In riferimento ai lavoratori subordinati, il divieto di lavorare dopo essere andati in pensione non è perentorio. E' sufficiente che il lavoratore dipendente non lavori nel momento in cui decorre la pensione. Il pensionato può quindi riprendere il lavoro dopo che gli è stato riconosciuto il diritto alla pensione. L'articolo 19 della legge 133/2008 ha eliminato infatti il divieto di cumulo tra pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità e reddito da lavoro. Dal primo gennaio 2009 quindi è possibile tornare al lavoro anche se si percepisce già la pensione.

Limiti per chi è sottoposto al regime contributivo

Chi ha una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, se va in pensione prima dei 63 anni, perde il diritto all'assegno previdenziale nella misura del 100% se ricomincia a lavorare come dipendente, del 50% della pensione che eccede la minima INPS (pari a 507,46 euro per il 2018) se inizia un'attività autonoma.

Se si torna a lavorare si perde la pensione d'invalidità?

Non rischiano di perdere la pensione d'invalidità i lavoratori a cui è stata riconosciuta dopo il 1984, chi invece la percepisce da prima deve soddisfare certi requisiti. Chi infatti ha un reddito che supera di 3 volte la pensione minima, la perde. Se però il reddito è inferiore a 3 volte la pensione minima, si opera una trattenuta del 50% sulla differenza tra il lordo della retribuzione e la pensione minima INPS, trattenuta che viene ridotta al 30% in caso di lavoro autonomo.

E chi ha diritto all'assegno di invalidità?

Il discorso è ancora più complesso se chi ha la pensione, vuole continuare a lavorare e in più percepisce un assegno d'invalidità. In questo caso la decurtazione della pensione è

  • del 25% se il reddito da lavoro supera 2.029,84 euro;
  • del 50% se il reddito da lavoro supera 2.537,30 euro.

Nel caso in cui poi, nonostante le trattenute, l'assegno previdenziale risulti superiore alla pensione minima INPS, si applica ai lavoratori subordinati una trattenuta del 50% della differenza tra la pensione minima e la pensione, che per gli autonomi è ridotta al 30% solo se non hanno raggiunto l'anzianità contributiva di 40 anni.

Cosa accade a chi percepisce la pensione di reversibilità?

I titolari di pensione di reversibilità non perdono la pensione se ricominciano a lavorare dopo che gli è stata riconosciuta, se nel loro nucleo familiare ci siano figli minori o studenti o inabili. In caso contrario, la pensione viene ridotta al 45%, 36% o 30% su scaglioni crescenti di reddito da lavoro.

Lavorare dopo la pensione comporta l'obbligo di versare i contributi?

Riprendere a lavorare dopo la pensione prevede l'obbligo di versare ancora i contributi. Questo per incrementare l'importo della pensione, anche se la relativa domanda può essere avanzata dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o, per coloro che hanno superato l'età pensionabile, dopo 2 anni e per una sola volta.

(27/06/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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