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Carcere: si paga?

I detenuti pagano le spese necessarie al proprio sostentamento durante la permanenza in carcere? Se si, quanto e in che modo? E i più indigenti? Facciamo chiarezza
manette con soldi dentro concetto carcere e corruzione

di Annamaria Villafrate: In questi giorni si parla molto di riforma penitenziaria, anche a seguito dell'approvazione di uno dei decreti attuativi da parte del Governo (leggi: Riforma penitenziaria: niente carcere fino a 4 anni). Sull'argomento ognuno dice la sua.

I più rigorosi pensano che la costruzione di nuove carceri possa risolvere il problema della sicurezza, altri invece ritengono che più istituti carcerari sul territorio non rappresentino un deterrente efficace per chi delinque.

Per non parlare dei costi a carico dei cittadini, che una tale iniziativa comporterebbe, anche se non tutti sanno che il detenuto deve pagare per il suo "soggiorno" in carcere.

L'esonero da qualsiasi contribuzione si porrebbe in contrasto con l'esigenza di giustizia della collettività.

Vediamo di fare chiarezza:


  1. I detenuti devono pagare per stare in carcere?
  2. Mantenimento in carcere: quanto e cosa devono pagare i carcerati?
  3. Spese di mantenimento: la remissione del debito

I detenuti devono pagare per stare in carcere?

Ai sensi dell'art. 2 della legge n. 354 del 26/07/1975 sull'ordinamento penitenziario:"Le spese per l'esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza detentive sono a carico dello Stato."

Detto questo l'art. 145 c.p. prevede che ai condannati sia riconosciuta una remunerazione per il lavoro svolto all'interno degli stabilimenti penitenziari, dalla quale vengono prelevate (a meno che l'adempimento delle obbligazioni non sia adempiuto diversamente):

  • le somme dovute a titolo di risarcimento del danno;
  • le spese che lo Stato sostiene per il mantenimento del condannato;
  • gli importi dovuti a titolo di rimborso delle spese del procedimento;

riconoscendo in ogni caso al condannato 1/3 della remunerazione, che non può essere pignorata o sequestrata.

L'art. 188 c.p. dispone infatti che i detenuti devono rimborsare allo Stato le spese sostenute per il loro mantenimento prelevando una quota della remunerazione del lavoro svolto ai sensi del penultimo capoverso dell'art. 213 c.p., per una quota non superiore ai 2/3 del costo effettivo.

Per quanto riguarda poi il sostentamento dei ricoverati nei manicomi e negli ospedali psichiatrici si osservano le disposizioni sul rimborso in relazione alla spese di spedalità.

Il Ministro della Giustizia, all'inizio di ogni esercizio finanziario, stabilisce, dopo aver sentito ilMinistro per il Tesoro "la quota media di mantenimento dei detenuti in tutti gli stabilimenti della Repubblica."

Sempre l'art 188 c.p. stabilisce infine che per le spese necessarie al suo mantenimento il detenuto risponde con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, come previsto dall'art. 2740 c.c., obbligo che però non si estende alla persona civilmente responsabile e non si trasmette agli eredi del condannato.

Mantenimento in carcere: quanto e cosa devono pagare i carcerati?

Il carcerato che trascorre i suoi giorni in carcere ha bisogno di mangiare, bere, riposare, provvedere alla sua igiene e a quella della cella, consumando così acqua, energia elettrica, arredi e biancheria. L'addebito parziale di queste spese di mantenimento sulla remunerazione riconosciuta al detenuto, riguarda infatti le spese per "gli alimenti e il corredo", nella misura dei 2/3 di € 5,44, pari a € 3,62 al giorno (D.m. 7/08/2015 e Circolare GDAP-PU-0298924 del 07/09/ 2015).

Ogni variazione dei suddetti importi posti a carico del detenuto a titolo di mantenimento deve essere comunicata, con circolare del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, ai direttori delle carceri ed ai provveditori regionali.

Spese di mantenimento: la remissione del debito

Non tutti i detenuti sono tenuti a contribuire alle spese del proprio mantenimento. L'art. 56 della legge n. 354 del 26 luglio 1975 prevede difatti che il debito dei carcerati dovuto per le spese del mantenimento è rimesso se gli internati e i condannati si trovano in disagiate condizioni economiche e hanno tenuto regolare condotta, nel rispetto di quanto previsto dall'ultimo comma dell'articolo 30-ter, ossia quando: "durante la detenzione, hanno manifestato costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale, nelle attività organizzate negli istituti e nelle eventuali attività lavorative o culturali."

La domanda di remissione può essere avanzata fino a quando la procedura per il recupero delle spese non sia conclusa.

(23/03/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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