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Detenzione di animali selvatici: cosa si rischia?

La legge n. 150 del 1992 regolamenta la disciplina in materia di animali pericolosi e le sanzioni penali per i trasgressori
un caracal lince selvatica al guinzaglio
di Lucia Izzo - Un caracal, la "lince del deserto", in giro per Milano al guinzaglio e in pettorina come un qualunque animale domestico, tanto da indurre il Comune meneghino a lanciare un appello volto al ritrovamento dei proprietari. E' questa la vicenda avvenuta nei giorni scorsi che ha destato scalpore e provocato numerose segnalazioni dopo gli avvistamenti nel capoluogo lombardo del felino assieme alla sua padrona.

A spasso con la lince per le vie di Milano, denunciata

Quest'ultima, una signora bulgara di 36 anni, è stata denunciata per detenzione di animali pericolosi per la salute e l'incolumità pubblica e la "lince selvatica" sequestrata dai Carabinieri del Nucleo CITES della Forestale di Milano.
L'animale, nato in Belgio e acquistato in Repubblica Ceca lo scorso maggio (per una cifra intorno ai 10mila euro) sarà affidato momentaneamente alla clinica veterinaria presso la quale era già in cura, per poi essere consegnato a un centro autorizzato alla gestione degli animali pericolosi. A meno che le iniziative della proprietaria, che ha già minacciato di fare ricorso, non portino a un esito diverso della vicenda.
Infatti, in primis sarebbe necessario chiarire meglio la natura dell'animale che potrebbe essere qualificato come "caracat", ovvero un ibrido ottenuto incrociando un caracal e un gatto abissino domestico, pratica assai diffusa all'estero, ma vietata nel nostro paese poiché la detenzione di alcune specie animali pericolose non è consentita.
Un sistema che consente di eludere i divieti e di fornire a facoltosi clienti animali domestici tutt'altro che usuali, ma per il quale da più parti si invoca una maggiore regolamentazione sia quanto alla "creazione" che alla detenzione degli ibridi, per esigenze di maggiore garanzia e controllo sulle pratiche.

Detenzione di animali pericolosi in Italia

In Italia, possedere particolari specie di animali domestici pericolosi può portare a severe conseguenze secondo quanto previsto dalla legge n. 150 del 1992 (qui sotto allegata).

La proposta di regolamentare la detenzione degli animali pericolosi, che ha portato alla legge oggi in vigore, fu presentata nel 1990 contestualmente alla quella finalizzata a introdurre nel nostro ordinamento i reati previsti dalla Convenzione di Washington del 3 marzo 1973, c.d. CITES (Convention on International Trade of Endangered Species) sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, adottata in tutta l'Unione Europea e ratificata dall'Italia nel 1975, con le relative sanzioni.

Difatti, il provvedimento contiene sia la disciplina penale relativa all'applicazione della CITIES, che le norme su commercio e detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute e incolumità pubblica.

La legge, come si legge nella relazione illustrativa, ha avuto come scopo quello di porre un freno "all'attuale, assurda moda della detenzione, spesso in modo inappropriato, di animali selvatici, specie grossi carnivori e serpenti velenosi, da parte di privati" e alle tragiche conseguenze che ne derivavano".

Rispetto alla CITES e ai Regolamenti comunitari (tra cui il menzionato reg. CEE 3626/82, qui sotto allegato) da cui prende le mosse, la legge n. 150/1992 ha previsto misure più restrittive.

Il divieto di detenere animali pericolosi

La legge (art. 6, comma 1) vieta a chiunque di commerciare o detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili selvatici che possono costituire pericolo per la salute o l'incolumità pubblica,pena l'applicazione di severe sanzioni penali.

L'individuazione delle specie c.d. "pericolose" viene rimessa a un decreto interministeriale (d.m. del 19 aprile 1996 e successive modificazioni) che, in primis, precisa i criteri per stabiline la "pericolosità", per poi indicare le specie in un apposito elenco.

L'elenco, particolarmente ampio e variegato (e i successivi aggiornamenti), comprende circa 10 Ordini e 54 Famiglie appartenenti alle Classi di Mammiferi e Rettili, con i relativi generi e specie, che si aggiungono a quelle previste a livello comunitario e sovranazionale.

A titolo esemplificativo, nell'elenco sono presenti topi e ratti marsupiali, canguri, lemuri, aye-aye, lorsidi, tarsidi, scimmie orso, scimmie del nuovo e del vecchio mondo, gibboni, orango, scimpanzé, gorilla, lupi, volpi, sciacalli, coyote, orsi, orsi lavatori, panda, mustelidi, ghiottoni, tassi, tassi del miele, lontre, lontre giganti e marine, iene e felidi (leoni, tigri, pantere, etc.), elefanti, rinoceronti, cinghiali, pecari, ippopotami, cervidi (cervi, alci, daini, etc.), bovidi (antilopi, bufali, etc.), istrici, istrici arborei, capibara, paracana, aguti, tartarughe come la mauremide caspica o quella azzannatrice, coccodrilli e alligatori, alcuni serpenti (gila, varani, pitone reticolato, anaconda, cobra, serpente a sonagli etc.).

Tutti gli uccelli, invece, non sono inclusi tra gli animali pericolosi, nonostante la presenza di specie in grado di arrecare seri danni all'uomo.

L'elenco, non esaustivamente riproposto in questa sede, comprende anche animali che, apparentemente, potrebbero sembrare innocui, ma la cui detenzione comporta comunque il rischio di far scattare le sanzioni contemplate dalla legge.

Le sanzioni

La violazione delle prescrizioni può costare, come precisa la legge n. 68/2015, l'arresto da sei mesi a due anni e l'ammenda da euro quindicimila a euro centocinquantamila.

In caso di recidiva, si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da euro trentamila a euro trecentomila, mentre, qualora il reato sia commesso nell'esercizio di attività di impresa, alla condanna consegue la sospensione della licenza da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni.

Gli animali detenuti illegittimamente sono confiscati e (ai sensi della legge n. 344/1997) ricoverati presso appositi centri di accoglienza, che dovranno rispettare precisi requisitistrutturali e assicurare competenze specialistiche legate alle caratteristiche degli animali e a quelle sanitarie e di benessere delle stesse.

Le esenzioni dal divieto

Dal divieto sono, tuttavia, escluse alcune specifiche strutture individuate dalla stessa legge, ma soltanto se dichiarate appositamente idonee alla detenzione di animali pericolosi dalla Commissione scientifica CITIES o dalle altre autorità all'uopo deputate.

Si tratta di aree protette e parchi nazionali, circhi e mostre faunistiche permanenti o viaggianti, istituzioni scientifiche e di ricerca, giardini zoologici, acquari e delfinari, allevamenti di fauna selvatica autoctona, Centri di Recupero per Animali Selvatici autoctoni (C.R.A.S.).

Ognuna di queste strutture dovrà essere previamente sottoposta a una valutazione circa l'idoneità alla custodia e all'eliminazione dei rischi per la salute e l'incolumità pubblica che derivano dalla detenzione di esemplari pericolosi.

Specie esotiche invasive: scatta l'obbligo di denuncia

Inoltre, lo scorso 11 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva un provvedimento che adegua la normativa nazionale alle disposizioni europee del regolamento UE n. 1143/2014 sulle "specie esotiche invasive".

Si tratta di animali e piante che, originarie di altre regioni geografiche, vengano introdotte volontariamente o accidentalmente in un ambiente naturale nel quale normalmente non risiedono e che, insediandosi, alterano gli ecosistemi rappresentando una minaccia per l'ambiente.

Per contrastare il rischio che le specie invasive possano pregiudicare la natura italiana e la sua varietà di specie animali e vegetali, il regolamento configura una serie di azioni fondamentali, da quelle di prevenzione ai controlli, dalla sorveglianza alle sanzioni.

Il provvedimento si articola in tre azioni (prevenzione, diagnosi precoce ed eradicazione rapida,a gestione delle specie esotiche invasive) e stabilisce l'obbligo di denuncia per i soggetti che detengono esemplari di specie esotiche invasive inclusi nell'elenco unionale e nazionale e nei loro successivi aggiornamenti.

In particolare, risultano vietati: introduzione, trasporto o transito nel territorio nazionale; detenzione anche in confinamento; allevamento o coltivazione anche in confinamento, vendita o immissione sul mercato, utilizzazione, cessione o scambio, rilascio nell'ambiente.

Per le violazioni più gravi sono previste sanzioni penali, mentre per quelle minori sono individuate sanzioni amministrative. Resta tuttavia, la facoltà che siano rilasciate puntuali autorizzazioni (ad esempio per istituti di ricerca o di conservazioni, operatori commerciali, ecc.).
Legge n. 150/1992
Reg. CE n. 3626/82
(16/01/2018 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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