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L'omessa custodia di animali

La responsabilità del proprietario che non usa la dovuta cautela nella custodia di animali pericolosi
animali domestici di varie specie

Avv. Daniele Paolanti - Il codice penale prevede una forma di responsabilità per coloro i quali lascino liberi o non custodiscano adeguatamente animali pericolosi. Detto reato è contemplato dall'art. 672 del Codice penale il quale così dispone: "Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258. Alla stessa pena soggiace: 1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi gli animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l'incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta; 2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l'incolumità delle persone".

La condotta tipizzata dalla citata norma è ora punita con la sola sanzione amministrativa dall'entrata in vigore dell'articolo 33 lett. a) della legge 24 novembre 1981 n.689 che ha depenalizzato la fattispecie de qua.

Elemento oggettivo e soggettivo

E' preliminarmente necessario definire quali animali possano essere ritenuti pericolosi. Per giurisprudenza costante sono da ritenersi pericolosi quegli animali la cui ferocia sia naturale ed istintiva ma anche quelli che, sebbene domestici, possano divenire tali in specifiche circostanze. Le fattispecie punite sono tre, ovvero il lasciar libero l'animale ritenuto pericoloso, custodire senza adottare la dovuta cautela o affidare un animale pericoloso a persona inesperta. Soggetto attivo è il proprietario che non è esonerato da responsabilità neppure nell'ipotesi di assenza temporanea. L'obbligo di diligente custodia sorge ogni qual volta si instauri, nei confronti dell'animale pericoloso, un rapporto di possesso o di semplice detenzione, possesso che deve essere inteso anche come mera detenzione anche solo materiale e di fatto senza che sussista una relazione di proprietà in senso propriamente civilistico. Il reato è di tipo istantaneo ad effetti permanenti, che cessano con la rimozione della situazione di pericolo per la pubblica incolumità. L'elemento soggettivo richiesto è anche la sola colpa, avendo ammesso la giurisprudenza che non è sufficiente tenere l'animale in un luogo recintato, ma è anche doveroso fare in modo che lo stesso non possa uscire dalla recinzione e costituire un pericolo per le persone.

Giurisprudenza

Preliminarmente occorre citare quella giurisprudenza tesa a riconoscere il rapporto che deve intercorrere tra il soggetto e l'animale. Sul punto si riporta l'assunto di derivazione giurisprudenziale teso ad ammettere che "In tema di omessa custodia di animali, l'obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, in quanto l'art. 672 c.p. collega il dovere di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico" (Sez. 4, n. 34813 del 02/07/2010, Rv. 248090)" (Cassazione penale, sez. IV, n. 12690/2016). Ancora, per completezza espositiva, si riporta l'orientamento della Suprema Corte con il quale questa ha riconosciuto che sussiste responsabilità del padrone di un cane per le lesioni riportate alla persona offesa la mancata adozione di accorgimenti minimi, non rilevando a nulla che in occasione delle visite della polizia locale lo stesso non si fosse mostrato aggressivo, soprattutto in ragione del fatto che un animale come il pastore maremmano, stante la sua taglia, deve essere adeguatamente custodito o, comunque, reso inoffensivo mediate museruola (Cassazione penale sez. IV n. 36461/2014).

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(20/11/2016 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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