Bonus assunzioni giovani: solo a chi non licenzia per un anno

Gli sgravi allo studio del governo per le assunzioni dei giovani fino a 29 anni prevedono il divieto di licenziamento nei 6 mesi precedenti e in quelli successivi all'assunzione
donna che pensa a trovare lavoro

di Marina Crisafi - Niente licenziamento per un anno, ossia nei 6 mesi precedenti e in quelli successivi all'assunzione. Sono i paletti che il governo sta studiando per fissare le condizioni di chi ha diritto agli sgravi contributivi per l'assunzione di giovani fino a 29 anni.

Leggi: Bonus giovani 2018: ci sarà anche norma antilicenziamento

L'obiettivo è quello di evitare che le nuove assunzioni avvengano in sostituzione dei lavoratori già in forza in azienda.

Bonus giovani: niente licenziamenti per un anno

Come spiegano i tecnici dell'esecutivo all'Ansa, per ottenere gli sgravi che verranno inseriti nella prossima legge di bilancio, l'azienda che assume giovani fino a 29 anni di età non dovrà aver effettuato licenziamenti nei 6 mesi precedenti il nuovo contratto. Inoltre, al fine di mantenere gli incentivi ottenuti non dovrà licenziare neppure nei 6 mesi successivi all'assunzione.

Non è ancora deciso se il divieto al licenziamento, pena la perdita degli incentivi, si riferirà ai lavoratori con la stessa mansione di quelli assunti con gli sgravi o se il veto sarà esteso a tutto il personale dell'impresa che ha ottenuto il beneficio.

Gli importi del bonus assunzioni

Quanto agli importi degli sgravi, si ipotizza il 50% dei contributi previdenziali, in ogni caso non oltre un tetto massimo di 3.250 euro l'anno per l'assunzione dei giovani fino a 29 anni di età. Ancora, si dibatte sull'età e continua il pressing per l'innalzamento della stessa sino almeno a 34 anni.

Il taglio dei contributi dovrebbe perdurare per 2 al massimo 3 anni. Comunque, i paletti saranno meno stringenti di quelli risalenti al governo Letta che legavano l'accesso ai benefici al verificarsi un contestuale aumento dell'occupazione in azienda nell'anno precedente. Le ipotesi su cui l'esecutivo attuale sta lavorando, dunque, dovrebbero comprendere solo il divieto di sostituire la forza lavorativa con altra a costo inferiore, ma, allo stato, non saranno correlati all'occupazione aggiuntiva.

(29/08/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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