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Pensione anticipata anche col diabete

I lavoratori diabetici possono anticipare l'uscita dal lavoro se la patologia compromette l'abilità lavorativa
parola diabete su lavagna e stetoscopio
di Lucia Izzo - I lavoratori affetti da diabete non hanno possibilità di avvalersi della pensione anticipata, eccetto il caso in cui la patologia porti all'insorgenza di problemi fisici che compromettano l'abilità al lavoro

Solo se il diabete determina una riduzione della capacità lavorativa sarà possibile avanzare la richiesta: infatti, la possibilità di anticipare la pensione non è una possibilità riconosciuta in base alla mera insorgenza di una malattia, ma è necessario che questa determini una percentuale di invalidità medicalmente accertata

La valutazione di uno specialista in medicina legale, infatti, potrà verificare se la patologia influenzi l'esecuzione di una determinata attività lavorativa. Per fare richiesta bisognerà, dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (che questi provvederà a trasmettere telematicamente all'INPS), inoltrare domanda di invalidità all'INPS che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità.

In effetti, le tabelle INPS prendono espressamente in considerazione il diabete e le relative percentuali per l'accertamento degli stati invalidanti (per approfondimenti: Tabelle invalidità civile: scopri se hai diritto alla pensione di invalidità). Le tabelle, in sostanza, fanno riferimento all'incidenza delle infermità sulla capacità lavorativa esprimendo il pregiudizio percentuale che su di essa comporta ciascuna menomazione anatomo-funzionale. Per le infermità non tabellate si procede alla valutazione del danno in via analogica indiretta, oper equivalenza, con riferimento ad infermità analoghe tabellate e di pari gravità.

Se dal diabete diagnosticato, dunque, derivi una percentuale di invalidità, si potranno ottenere diverse misure se sussistano i necessari requisiti contributivi: è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l'invalidità è almeno pari all'80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).

Ancora, i lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più, ex art. 80, comma 3 della legge 388/2000 (fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa). 

Inoltre, se il soggetto è impossibilitato a svolgere alcuna attività lavorativa potrà ottenere la c.d. pensione di inabilità. La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un'assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi dovranno essere versati nell'ultimo quinquennio.

Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di attività espletata dal dipendente) o a proficuo lavoro.

Per approfondire:
(09/01/2017 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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