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L'esame testimoniale nel processo penale

La disciplina prevista dal codice di procedura penale
donna che fa giuramento da testimone

L'apertura del dibattimento segna il momento iniziale del processo penale, ove tutto ciò che ne entra a far parte assume valenza probatoria (leggi: "La prova inutilizzabile nel processo penale"). Importanza rilevante deve essere soffermata sull'esame testimoniale dal quale scaturiscono tutte quelle prove che determinano la rilevanza penale o meno del fatto contestato all'imputato.

In via preliminare è da sottolineare che le dichiarazioni rese prima dell'istruzione dibattimentale, le cosiddette S.I.T., sommarie informazioni testimoniali, se acquisite in sede dibattimentale, assumono valore probatorio.

La citazione

L'articolo 468 del codice di procedura penale ("Citazione dei testimoni, periti e consulenti tecnici) fissa, al I comma, il termine perentorio entro il quale depositare la lista testi, ossia almeno sette giorni prima della data fissata per l'apertura del dibattimento, indicandovi anche le circostanze sulle quale verte l'esame. Nel II comma, è stabilito che l'autorità giudiziaria, se richiesto autorizza, mediante decreto, la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché di imputati in procedimenti connessi e può stabilire che detta citazione sia effettuata per la data fissata per il dibattimento ovvero per altre successive udienze nelle quali ne sia previsto l'esame. Tale comma si chiude statuendo che il decreto non compromette la decisione sull'ammissibilità della prova ai sensi dell'articolo 495 del codice di rito. L'articolo segue disponendo che sia i testimoni che i consulenti tecnici indicati nella lista possono essere anche presentati direttamente al dibattimento.

Il legislatore ha previsto nel IV comma che ciascuna parte può richiedere l'ammissione di prova contraria relativamente alle circostanze indicate nelle liste di testimoni, periti e consulenti tecnici non indicati nelle liste stesse ovvero presentarli direttamente in sede dibattimentale. Il comma IV bis, introdotto con l'articolo 7 della legge 479/1999, disciplina che se una parte vuole chiedere l'acquisizione di verbali di prova di altro procedimento deve farlo contestualmente al deposito delle liste; nel caso in cui trattasi di verbali contenenti dichiarazioni di persone delle quali la stessa ovvero l'altra parte chiede la citazione, il presidente la autorizza solo dopo che il giudice in dibattimento ha ammesso l'esame ai sensi dell'articolo 495 del codice di rito.

L'articolo in esame si chiude statuendo che è disposta d'ufficio la citazione del perito nominato in sede di incidente probatorio.

Consolidata giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza 8314/1994, pronunciata dalla III Sezione, ha statuito che la disposizione di cui all'articolo 468 c.p.p., che prevede l'onere per le parti di specificare le circostanze sulle quali intendono escutere i testimoni, non trova applicazione in sede di giudizio direttissimo, tanto è vero che l'art. 451, che disciplina lo svolgimento di tale giudizio, non richiama la disposizione in esame non essendo compatibile con la natura del procedimento speciale.

Il giuramento

Una volta ammessi i testimoni essi sono esaminati a seconda dell'ordine prescelto dalle parti. Prima di procedere all'esame il teste deve formulare giuramento ai sensi dell'articolo 497, II comma e fornire le proprie generalità. 

La legge 136/2010 ed il Decreto Legge 7/2015, convertito in Legge 43/2015, modificando l'articolo 497 hanno statuito che nel caso in cui a deporre sia un ufficiale ovvero un agente di polizia che ha svolto le operazioni sotto copertura, quindi da infiltrato, ovvero a deporre siano dipendenti di servizi di informazione per la sicurezza, tali soggetti possono omettere le proprie reali generalità, indicando invece quelle di copertura utilizzate nel corso delle indagini. Queste cautele possono essere anche utilizzate nella redazione di annotazioni ed informative di P.G.

Inoltre la legge, con l'introduzione dell'articolo 147, disp. att., c.p.p. ha previsto tutele per i collaboratori di giustizia. Nel caso in cui il test sia un minore, le domande vengono effettuate dal presidente su proposta delle parti al fine di evitare di sottoporre il minore a domande troppo aggressive o ciniche. 

Le domande in sede di esame

Le domande in sede di esame non possono prescindere da specifiche regole stabilite nell'articolo 499 del codice di rito, quindi: a) sono vietate domande atte a nuocere la sincerità delle risposte; b) è vietato alla parte che cita il teste ovvero che ha un interesse comune formulare domande suggestive; c) sono invece ammesse domande suggestive nel corso del controesame al fine di provare l'attendibilità del teste. 

È data facoltà alle parti di procedere alle contestazioni ai sensi dell'articolo 500 c.p.p. Tale facoltà è riconosciuta alle parti in quanto il giudice non può accorgersi delle difformità delle dichiarazioni, poiché nel fascicolo del dibattimento non sono inseriti atti delle indagini, pertanto mediante le contestazioni è possibile dare lettura alle diverse dichiarazioni rese nelle indagini chiedendo al teste di dare le relative delucidazioni. 

La credibilità del teste

Le dichiarazioni rese ai sensi dell'articolo 500, II comma ("Contestazioni nell'esame testimoniale"), non hanno valore probatorio nel fascicolo del dibattimento, ma hanno lo scopo di valutare la credibilità del teste; il citato comma è stato dichiarato legittimo dall'ordinanza 36/2002 pronunciata dalla Corte Costituzionale. 

Nonostante che le dichiarazioni rese siano acquisite dal giudice per provarne la credibilità è lecito affermare che, ai sensi del IV comma dell'art. 500, codice di rito, le dichiarazioni rese in sede di indagini possono essere acquisite al fascicolo del dibattimento, quando alla luce di elementi oggettivi, il teste è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro, al fine di non deporre ovvero deporre il falso. Inoltre secondo quanto previsto dal VI comma del citato articolo, su istanza di parte le dichiarazioni rese in sede di udienza preliminare, sono valutate ai fini della prova nei confronti di imputati che hanno partecipato alla loro assunzione. L'articolo in esame si chiude con il VII comma ove si legge che le dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari possono essere acquisite al fascicolo del dibattimento, acquisendo quindi validità probatoria, con il consenso delle parti

Per approfondimenti vai alle guide di diritto penale e di procedura penale

Abogado Francesca Servadei

Studio legale Servadei

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(02/12/2016 - Avv.Francesca Servadei) Foto: 123rf.com
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