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La messa alla prova

Caratteri distintivi dell'istituto e profili giurisprudenziali
martello con manette sopra

Avv. Daniele Paolanti

Cos'è la messa alla prova

Con l'espressione messa alla prova si intende un istituto di matrice processual-penalistica pertinente soprattutto l'esecuzione della pena. In species il trattamento consiste nell'affidamento dell'imputato all'ufficio di esecuzione penale esterna affinché svolga ivi determinate attività che consistono, perlopiù: nello svolgimento con dedizione e diligenza di un lavoro di pubblica utilità, ovviamente a titolo gratuito ed a favore della collettività intera, nonché nella piena riparazione delle conseguenze dannose che siano scaturite dal reato. È altresì obbligo dell'imputato provvedere a risarcire il danno cagionato con la sua condotta criminosa. Normalmente, accanto alle suesposte attività, il trattamento può prevedere che vengano imposti determinati obblighi all'imputato (noto è, ad esempio, quello del divieto di frequentare determinati luoghi) a cui si aggiunge ovviamente il necessario e perenne contatto con l'ufficio di esecuzione penale prodromico al reinserimento dell'imputato ed alla sua provvida reintegrazione.

Il dettato normativo sulla messa alla prova

La norma alla quale fare riferimento per comprendere la portata dell'istituto de quo è l'art. 168 bis c.p.p. il quale dispone, al comma 1, che "Nei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell'articolo 550 del codice di procedura penale, l'imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova". Il comma 1 del predetto articolo ci consente di comprendere quali condizioni legittimano la richiesta della messa alla prova, mentre il comma 2 dispone che "La messa alla prova comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato. Comporta altresì l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali".

Chi ha diritto a richiederla

La condizione per presentare richiesta di messa alla prova è che si proceda per reati che siano puniti con la sola pena edittale che non sia superiore (se detentiva) nel massimo a quattro anni, sia essa congiunta o alternativa alla pena pecuniaria. Non può essere richiesta da colui il quale sia stato dichiarato delinquente abituale. Ai sensi dell'art. 168 bis comma 4 la sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato non può essere concessa più di una volta.

Come si presenta la richiesta

La richiesta della messa alla prova, così come prevista e disciplinata dall'art. 168 bis c.p.p., può essere formulata dall'imputato personalmente o a mezzo di procuratore speciale entro determinati termini ed, in species, si può richiedere la sospensione con messa alla prova fino a che non siano formulate le conclusioni o sino all'apertura del dibattimento (I° grado) oltre che nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Laddove all'imputato fosse notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta può essere trasmessa nelle forme ed entro i termini di cui all'art. 458 comma 1 c.p.p. ("L'imputato, a pena di decadenza, può chiedere il giudizio abbreviato depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione del decreto di giudizio immediato"). Se si procede con decreto la richiesta ex art. 168 bis viene presentata in sede di opposizione.

Messa alla prova dei minorenni

Il procedimento di messa alla prova dei minorenni è stato introdotto con il D.P.R. 448/1988 il cui art. 28 così dispone "Il giudice, sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all'esito della prova disposta a norma del comma 2. Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno. Durante tale periodo è sospeso il corso della prescrizione. Con l'ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno. Con il medesimo provvedimento il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato. Contro l'ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore. La sospensione non può essere disposta se l'imputato chiede il giudizio abbreviato o il giudizio immediato. La sospensione è revocata in caso di ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte".

La sospensione del procedimento

Gli effetti della sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato sono disciplinati dall'art. 168 ter c.p.p. il quale prevede espressamente che durante il periodo di sospensione del procedimento con messa alla prova il corso della prescrizione del reato è sospeso e che l'esito positivo della prova estingue il reato per cui si procede (per espressa previsione normativa "L'estinzione del reato non pregiudica l'applicazione delle sanzioni amministrative accessorie, ove previste dalla legge").

La giurisprudenza sulla messa alla prova

Di particolare interesse è una recente pronuncia della Corte Costituzionale la quale ha ammesso che "La normativa sulla sospensione del procedimento con messa alla prova comporta una diversificazione dei contenuti, prescrittivi e di sostegno, del programma di trattamento, con l'affidamento al giudice di «un giudizio sull'idoneità del programma, quindi sui contenuti dello stesso, comprensivi sia della parte "afflittiva" sia di quella "rieducativa", in una valutazione complessiva circa la rispondenza del trattamento alle esigenze del caso concreto, che presuppone anche una prognosi di non recidiva" ed in tal sede (e per tali ragioni) ha dichiarato "manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 464-bis e seguenti del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 27 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Prato, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 168-bis del codice penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 27 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Prato" (ordinanza 11 gennaio - 10 marzo 2017)

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(28/03/2017 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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