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Non c'è reato di maltrattamenti in famiglia se la moglie reagisce al marito

La giurisprudenza sottolinea la rilevanza della soggezione alla condotta vessatoria e umiliante del partner. In allegato la raccolta di articoli e sentenze
donna sulla testa di un uomo per rimprovero con megafono
di Lucia Izzo - Non si configura il reato di maltrattamenti in famiglia se, nonostante l'atteggiamento prevaricatore del marito nei confronti della moglie, questa reagisce alle intemperanze dell'uomo, non assumendo, quindi, un atteggiamento di passiva soggezione nei suoi confronti.
Un principio ribadito dalla Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nella sentenza 5258/2016 (per approfondimenti: Cassazione: niente maltrattamenti in famiglia se manca la soggezione della vittima) che ha confermato l'assoluzione di un uomo accusato del reato previsto dall'art. 572 c.p.

I coniugi sono persone dotate entrambi di un livello di formazione professionale, cultura, condizioni sociali ed economiche ben superiori alla media (l'imputato esercente la professione di notaio, la parte civile quella di avvocato), fra i quali si è venuto ad instaurare un rapporto di accesa conflittualità, tensione e radicata contrapposizione, causa di grave disagio soprattutto per la figlia minore.
Per tali ragioni non può ritenersi che la moglie sia in una posizione di soggezione nei confronti del marito, anzi dai dati concreti emerge il suo aver reagito ai comportamenti dell'uomo.

Il collegio rammenta che per costante orientamento giurisprudenziale "ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 572 cod. pen. la materialità del fatto deve consistere in una condotta abituale che si estrinsechi con più atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un'unica intenzione criminosa di ledere l'integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze"

Per ritenere raggiunta la prova dell'elemento materiale di tale reato, inoltre, non possono essere presi in considerazione singoli e sporadici episodi di percosse o lesioni, poiché trattasi di una ipotesi di reato necessariamente abituale, che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, i quali, isolatamente considerati, potrebbero anche essere non punibili (atti di infedeltà, di umiliazione generica, etc.), ovvero non perseguibili (ingiurie, percosse o minacce lievi, procedibili solo a querela), ma acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo.

Deve pertanto escludersi, entro tale prospettiva ermeneutica, che la compromissione del bene giuridico protetto si verifichi in presenza di semplici fatti che ledono ovvero mettono in pericolo l'incolumità personale, la libertà o l'onore di una persona della famiglia, essendo necessario, per la configurabilità del reato, che tali fatti siano la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale, idonea ad imporre un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile.

Eventi episodici, in quanto derivanti da situazioni contingenti e particolari della convivenza, non integrano il reato di cui all'articolo 572 del c.p., ma conservano la propria autonomia di reati contro la persona, come anche confermato dalla giurisprudenza di merito (Tribunale di Bari, Prima Sezione Penale, 26 novembre 2015, n. 4140) e dalla Cassazione nella recente sentenza n. 24375/2016 che ha ribadito la necessarietà che gli atti di vessazione fisica o morale siano ripetuti nel tempo e connotati dal requisito della abitualità (per approfondimenti: Cassazione: gli insulti pesanti alla moglie davanti alle figlie non sono reato).

Gli atti lesivi di diritti fondamentali della persona devono, quindi, inquadrarsi all'interno di una cornice unitaria caratterizzata dall'imposizione al soggetto passivo di un regime di vita oggettivamente vessatorio ed umiliante: in tal senso si spiega, infatti, il carattere unitario del dolo nel delitto di maltrattamenti in famiglia, poiché esso funge da elemento unificatore della pluralità di atti lesivi della personalità della vittima e si concretizza nell'inclinazione della volontà ad una condotta oppressiva e prevaricatoria che, nella reiterazione dei maltrattamenti, si va via via realizzando e confermando, in modo che il colpevole accetta di compiere le singole sopraffazioni con la consapevolezza di persistere in una attività illecita, posta in essere già altre volte.

Si tratta della ripetizione, quantomeno per un limitato periodo di tempo, di quei comportamenti manifestatisi nella comunità familiare o determinati dalla sua esistenza e sviluppo (Tribunale di Firenze, Seconda Sezione Penale, 16 dicembre 2015, n. 4264).
Se non viene provata la reiterazione delle condotte, fisicamente e moralmente violente, commesse nei confronti di moglie e figli, il giudice dovrà disporre l'assoluzione per insussistenza del fatto (Tribunale di Genova, Seconda Sezione Penale, 10 giugno 2015, n. 3265).
Il reato, invece, si realizza allorché gli atti lesivi siano alternati e inframmezzati da periodi di normalità, stante la natura abituale del delitto che quindi ammette la sussistenza di un intervallo di tempo tra una serie e l'altra di episodi lesivi (Tribunale di Bari, Prima Sezione Penale, 15 ottobre 2015, n. 3224).

Il reato di maltrattamenti in famiglia è poi configurabile anche al di fuori della famiglia legittima, in presenza di un rapporto stabile di convivenza, come tale suscettibile di determinare obblighi di solidarietà e di mutua assistenza, senza che sia richiesto che tale convivenza abbia una certa durata, quanto piuttosto che sia stata istituita in una prospettiva di stabilità, quale che sia stato poi in concreto l'esito di tale comune decisione (Cassazione, terza sezione penale, sent. 4462/2005 e Tribunale di Bari, Seconda Sezione Penale, 30 settembre 2015, n. 3289).

In sostanza, il reato previsto dall'articolo 572 c.p. è ravvisabile in presenza di una qualche relazione sentimentale che, per la consuetudine dei rapporti creati, implichi l'insorgenza di vincoli affettivi e aspettative di assistenza assimilabili a quelli tipici della famiglia o della convivenza abituale.
Il reato, è comunque commesso ai danni dell'intera famiglia laddove i figli minori siano obbligati ad assistere a violenze e maltrattamenti posti in essere da un genitore ai danni dell'altro, poichè tali condotte realizzano la c.d. violenza assistita (Tribunale di Bari, Seconda Sezione Penale, 31 marzo 2015, n. 131). e ciò avviene anche in caso di prole del convivente (Cassazione pen., Sez. VI, 29 gennaio 2015, n. 4332).

Il delitto di maltrattamenti in famiglia, in conclusione, si caratterizza per il "rendere la vita impossibile" all'altro, imponendo al soggetto passivo un regime di vita oggettivamente vessatorio ed umiliante: i singoli episodi sono, dunque, uniti e commessi in presenza di un dolo generico, integrato dalla volontà cosciente di ledere l'integrità fisica e morale dell'altro, e unitario, ossia perdurante e pressoché programmatico che abbraccia i singoli comportamenti che si fondono in una sola e diversa entità criminosa la quale si sostanzia nella volontà cosciente di infierire su una persona di famiglia sì da renderle la vita impossibile (Tribunale di Genova, n. 4111/15).

Raccolta di articoli e sentenze in materia di maltrattamenti famiglia:
» Cassazione: maltrattamenti in famiglia anche dopo la separazione e la fine della convivenza - Lucia Izzo - 03/05/16
» Cassazione: niente maltrattamenti in famiglia se manca la soggezione della vittima - Valeria Zeppilli - 12/02/16
» Cassazione: niente maltrattamenti in famiglia se la convivenza è stata breve - Valeria Zeppilli - 15/01/16
» Va condannata per maltrattamenti in famiglia la madre manesca - Marina Crisafi - 22/12/15
» Dopo la fine della convivenza, i maltrattamenti in famiglia diventano stalking - Marina Crisafi - 23/11/15
» Mobbing sul lavoro… da parte di suocero e cognato? Scatta il reato di maltrattamenti in famiglia - Marina Crisafi - 08/11/15
» Maltrattamenti in famiglia: senza convivenza non c'è reato - Marina Crisafi - 24/07/15
» Maltrattamenti in famiglia: nessun reato se non c'è uno stato di soggezione della vittima - Lucia Izzo - 21/07/15
» Cassazione: anche la gelosia ossessiva è reato. Si configura l'ipotesi di maltrattamenti in famiglia - Giovanna Molteni - 15/05/15
» Maltrattamenti in famiglia: Cassazione, giudici non possono negare l'ascolto del minore richiesta a prova contraria - A.V. - 24/11/14
» Maltrattamenti in famiglia, anche se la famiglia è di fatto - Mara M. - 27/09/14
» Maltrattamenti in famiglia: custodia in carcere solo se non sono possibili misure meno invasive - Marina Crisafi - 13/09/14
» Maltrattamenti in famiglia: Cassazione, il reato sussiste anche se è cessata la convivenza - Marina Crisafi - 12/08/14
» Maltrattamenti in famiglia: il reato sussiste anche per le coppie di fatto - Marina Crisafi - 20/07/14
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(19/06/2016 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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