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Il reato di maltrattamenti in famiglia

Quando è integrato il reato di maltrattamenti in famiglia. Guida legale al reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, con la giurisprudenza più recente della Cassazione

  1. Il reato di maltrattamenti in famiglia nel codice penale
  2. La condotta punita
  3. Cosa si intende per persona della famiglia
  4. Vittime del reato
  5. Cosa è compreso nei maltrattamenti
  6. Caratteristiche del reato di maltrattamenti in famiglia
  7. La pena per i maltrattamenti in famiglia
  8. Giurisprudenza sui maltrattamenti in famiglia

Il reato di maltrattamenti in famiglia nel codice penale

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Il reato di maltrattamenti in famiglia è previsto e punito dall'articolo 572 del codice penale, con il fine di tutelare la salute e l'integrità psico-fisica di soggetti che appartengono a un contesto familiare o para-familiare.
L'attuale formulazione della norma è frutto della riforma del 2012, che ha trasformato i maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli in quello che è oggi, tecnicamente, il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, modificandone la disciplina e conferendo alla fattispecie delittuosa una portata più generale. 

La condotta punita

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Oggi, in particolare, il reato noto come maltrattamenti in famiglia si configura ogni qual volta un soggetto maltratta una persona appartenente alla sua famiglia o comunque con lui convivente o una persona sottoposta alla sua autorità o che gli è stata affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l'esercizio di una professione o di un'arte.

Cosa si intende per persona della famiglia

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A tal fine, si considerano delle persone di famiglia non solo, come avveniva un tempo, il coniuge, i consanguinei, gli affini, gli adottati e gli adottanti. 
Tale concetto è infatti esteso anche al convivente more uxorio, a tutti coloro che sono in qualche modo legati da un rapporto di parentela con il maltrattante e ai domestici con questo conviventi. 

Vittime del reato

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Con riferimento ai soggetti che oggi possono essere vittima del reato in analisi può dirsi che, come la giurisprudenza di legittimità (cfr. sent. Cass. n. 31121/2014) ha avuto modo di precisare, "sussiste il delitto di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p. tutte le volte che la relazione presenti intensità e caratteristiche tali da generare un rapporto stabile di affidamento e solidarietà".

Cosa è compreso nei maltrattamenti

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Venendo alla portata del termine maltrattamenti, secondo la dottrina e la giurisprudenza consolidate può classificarsi come "maltrattante" qualsiasi complesso di atti prevaricatori, vessatori e oppressivi reiterati nel tempo, tali da produrre nella vittima un'apprezzabile sofferenza fisica o morale, o anche da pregiudicare il pieno e soddisfacente sviluppo della personalità della stessa.
A questo proposito, fece molto scalpore, qualche anno fa, la sentenza della Corte di cassazione numero 36503/2011, che ha confermato la condanna per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti di una madre e di un nonno che, per 'eccesso di protezione e attenzioni', avevano di fatto impedito un armonico sviluppo psico-fisico del figlio/nipote. 

Caratteristiche del reato di maltrattamenti in famiglia

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Da tutto quanto sopra detto, possiamo dedurre le caratteristiche del reato di maltrattamenti in famiglia.
Si tratta, innanzitutto, di un reato proprio, in quanto lo stesso può essere integrato non da chiunque ma solo da coloro che si trovano in una determinata posizione rispetto alla vittima.
Inoltre, è un reato abituale, in quanto le condotte poste in essere dal soggetto attivo possono essere irrilevanti giuridicamente se singolarmente considerate, ma divengono illecite a seguito del loro protrarsi nel tempo.
Infine, per la configurazione dei maltrattamenti in famiglia, è richiesto il dolo generico, ovverosia la coscienza volontà di ingenerare nella vittima, con il proprio comportamento, una serie di conseguenze negative.

La pena per i maltrattamenti in famiglia


La pena base per il reato di maltrattamenti in famiglia è quella della reclusione da due a sei anni.
Tale pena è aggravata in tre ipotesi:
  • se dal fatto deriva una lesione personale grave è prevista la reclusione da quattro a nove anni
  • se dal fatto deriva una lesione personale gravissima è prevista la reclusione da sette a quindici anni
  • se dal fatto deriva la morte è prevista la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

Giurisprudenza sui maltrattamenti in famiglia


La giurisprudenza della Corte di cassazione si è confrontata più volte con il reato di maltrattamenti in famiglia. 
Ecco cosa ha statuito in alcune delle più recenti sentenze:

Cassazione n. 761/2019

La maternità del delitto di maltrattamento in famiglia resta integrata da una serie di atti lesivi dell’integrità fisica o della libertà o del decoro del soggetto passivo nei confronti del quale viene così posta in essere una condotta di sopraffazione sistematica tale da rendere particolarmente dolorosa la stessa convivenza, dovendo poi l’elemento psichico concretizzarsi nella volontà dell’agente di avvilire e sopraffare la vittima unificando i singoli episodi di aggressione alla sfera morale e materiale di quest’ultima, non rilevando, nella natura abituale del reato, che durante il lasso di tempo considerato siano riscontrabili nella condotta dell’agente periodi di normalità e di accordo con il soggetto passivo. 

Cassazione n. 50304/2018

La giurisprudenza di legittimità ritiene configurabile, con principio interpretativo consolidato, il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in danno di persona non convivente o non più convivente con l'agente, quando quest'ultimo e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione, considerato che la convivenza non è un presupposto del reato e che i vincoli di reciproco rispetto permangono integri anche dopo la separazione personale ... , tanto più quando sussista la necessità di adempiere gli obblighi di cooperazione nel mantenimento, nell'educazione, nell'istruzione e nell'assistenza morale dei figli minori. 

Cassazione n. 27088/2017

Per l'integrazione del delitto di cui all'art. 572 c.p., come evidenziano numerose pronunce, è necessaria una condotta di "vessazione" continuativa, che, pur potendo essere inframmezzata da periodi di "calma", deve costituire fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita, poichè altrimenti deve escludersi l'abitualità del comportamento, implicita nella struttura normativa della fattispecie, ed i singoli fatti che ledono o mettono in pericolo l'incolumità personale, la libertà o l'onore di una persona della famiglia conservano la propria autonomia di reati contro la persona. 

Aggiornamento: maggio 2019


Casistica:
Maltrattamenti in famiglia, anche se la famiglia è di fatto - di S.D. - Ecco un’altra sentenza della Cassazione – questa volta penale – che riconosce natura familiare ai legami 'di fatto'...

Maltrattamenti in famiglia: custodia in carcere solo se non sono possibili misure meno invasive - di Marina Crisafi - In tema di maltrattamenti in famiglia, la custodia cautelare in carcere rappresenta comunque l’ultima ratio, ove non sia possibile ...

Maltrattamenti in famiglia: Cassazione, il reato sussiste anche se è cessata la convivenza - di Marina Crisafi - Con la recente sentenza n. 33882 depositata il 31 luglio 2014, la Cassazione (sesta sezione penale) si è pronunciata sul reato ...

La norma:
Art. 572. Maltrattamenti contro familiari e conviventi
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni [c.p. 29, 31, 32].
Se dal fatto deriva una lesione personale grave [c.p. 583], si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.
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