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Il processo minorile

Guida legale agli aspetti fondamentali del processo ex d. lgs. n. 488/1988
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Il D.p.r. n. 488/1988 e successive modifiche ha introdotto nell'ordinamento italiano il processo a carico di minori. Si tratta di un processo modellato su quello codificato dal Codice Vassalli, ma adattato alle esigenze del minore. La sede naturale è il Tribunale per i Minorenni il quale si differenzia notevolmente da quello ordinario.

La differenza più evidente si ravvisa nella composizione dell'organo giudicante, ove infatti unico giudice monocratico è il G.I.P., mentre G.U.P. e giudice dibattimentale sono organi collegiali, a prescindere dal titolo di reato per il quale si procede.

Il procedimento minorile si articola attorno alla figura del minore/indagato minore/imputato, ossia quel soggetto, infradiciottenne, che ha commesso ovvero ha tentato di commettere un reato.

E' lecito osservare che il fattore età è lo spartiacque per collocare un soggetto innanzi ad un tribunale ordinario ovvero minorile. Il problema dell'età, soprattutto a fronte di un flusso migratorio ove la società attuale è diventata sempre più multiculturale, sorge nel caso in cui sia difficile attribuire al minore una determinata età; la soluzione a questo problema può essere superata attraverso specifiche perizie mediante le quali, a seconda della struttura ossea delle braccia, si definisce, quanto meno approssimativamente l'età ed in difetto di questi esami si dà per presunta la non punibilità del soggetto attribuendogli (per presunzione), ex art. 8 del decreto, un'età inferiore ad anni 14.

Caratteristica del processo minorile è quella di recuperare gli aspetti positivi del minore mediante un percorso penale il meno possibile traumatizzante.

Il minore-imputato viene tutelato da specifiche previsioni normative redatte ad hoc. Il legislatore ha, infatti previsto, come risulta dal combinato disposto dell'articolo 12 (Assistenza all'imputato minorenne) e dell'articolo 6 (Servizi minorili), che al minore sia assicurata una assistenza psicologica ed affettiva, in ogni grado e stato del procedimento, dai genitori e, in difetto ovvero a sostegno di questi, dai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia.

Un'ulteriore tutela del minore è concessa con l'articolo 13 (Divieto di pubblicazione e di divulgazione), ove il legislatore ha sancito espressamente il divieto di pubblicazione o di divulgazione di immagini nonché di notizie del minore tali da consentire la sua identificazione. L'udienza dibattimentale, difatti, come dispone l'articolo 33, si svolge a porte chiuse salvo che l'imputato sedicenne lo richieda e che la sua richiesta sia motivata (salvo cause ostative, come l'ipotesi in cui sia coimputato un infrasedicenne o uno dei coimputati non acconsenta).

Altro aspetto volto a tutelare il minore è rappresentato dalla limitata segretezza dei suoi precedenti penali, i quali trovano luogo in uno speciale casellario giudiziale.

Aspetto non codificato e facoltativo, ma ugualmente importante nel processo minorile, è rappresentato dalla Mediazione Penale volta a far recuperare al minore il rapporto con la vittima mediante l'ausilio di un mediatore attraverso diversi incontri.

Nonostante sia modellato sul Codice Vassalli, il processo minorile presenta due importanti differenze, ossia la mancata possibilità di costituirsi parte civile nonché l'applicabilità della pena su richiesta della parti, il cosiddetto patteggiamento, ex articolo 444 c.p.p., né tantomeno il procedimento per decreto penale di condanna ex art. 459 del codice di rito. Altre differenze sussistono per quanto riguarda l'arresto - il quale è sempre facoltativo e la soglia punitiva che lo fa scattare è molto più alta di quella prevista per gli imputati maggiorenni essendo fissata ad anni 9 di pena edittale - le ipotesi di fermo (per il quale si richiede anche un minimo edittale di pena non inferiore a 2 anni) e di custodia cautelare.

Per quanto concerne le misure cautelari (disciplinate dall'art. 20 al 23 del d.lgs. n. 488/1988) esse sono adottate alla luce di quanto previsto dal codice di rito negli articoli 273 e 274 nonché subordinate alle esigenze di studio e di vita del minore in virtù del principio della graduatezza e della adeguatezza della stessa.

Una particolare attenzione deve essere rivolta alle Prescrizioni, ex art. 20, alla luce delle quali il giudice impartisce al minore una determinata condotta da tenere, la quale non può, in ogni caso, superare il massimo temporale di 2 mesi, salvo che per esigenze probatorie non sia disposta la rinnovazione, ma solo per una volta.

La Permanenza in casa comporta che il minore non può allontanarsi dall'abitazione se non per esigenze di studio ovvero di lavoro; nel caso in cui venga violato tale provvedimento, anche per più di una volta, il giudice può disporre il collocamento presso comunità, il quale implica che il giudice ordina che il minore sia affidato presso una comunità pubblica o autorizzata, prevedendo anche le prescrizioni relative allo studio ed al lavoro. Laddove vengano violate tali prescrizioni o ci sia un ingiustificato allontanamento dalla comunità l'organo giudicante può disporre la custodia cautelare per un periodo non superiore ad un mese ove il reato per il quale si procede prevede la pena della reclusione non inferiore nel massimo ad anni 5.

Con l' articolo successivo, il legislatore prevede la custodia cautelare, quando si procede per un delitto non colposo punito con la pena dell'ergastolo ovvero con una pena non inferiore nel massimo ad anni 9, nonché quando si procede per un reato, consumato o tentato, previsto nell'articolo 380, II comma, lettera e,) f) g) h) del codice di rito, e ancora nelle ipotesi di violenza sessuale di cui all'articolo 609-bis c.p.

Il giudice, inoltre, può disporre (si parla di un potere discrezionale del giudice) la custodia cautelare laddove sussista un concreto pericolo che vi sia reiterazione del reato, inquinamento probatorio, o la personalità dell'imputato sia tale da far presumere che lo stesso commetta un reato con l'uso delle armi o altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale, ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie per quelli che si procede.

Particolarmente importante è il comma che segue ove il legislatore ha indicato i termini per l'applicazione di tali misure, rispetto all'articolo 303 del codice di rito: riduzione della metà laddove l'autore del reato sia un infradiciottenne e riduzione di un terzo nel caso che il minore sia un infrasedicenne, termini questi che decorrono dal momento dell'arresto, del fermo ovvero dell'accompagnamento.

Come per i maggiorenni anche per i minorenni sono previsti: rito abbreviato, rito immediato e rito direttissimo.

Per quanto concerne il giudizio abbreviato, le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 18292/2014, hanno statuito che la competenza spetta al giudice in composizione collegiale, prevista ai sensi dell'articolo 50-bis, II, dell'ordinamento giudiziario, sia nel caso in cui esso sia instaurato in sede di udienza preliminare ovvero in seguito al giudizio immediato. Il medesimo orientamento è stato adottato successivamente dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 1/2015, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 458 del codice di rito e dell'articolo 1, I comma del D.Lgs. 488/1988 nella parte in cui prevede che, nel processo minorile, laddove sia stato richiesto un giudizio abbreviato a seguito di un decreto di citazione a giudizio immediato, la composizione del GIP sia monocratica e non collegiale, così come prevista dall'articolo 50-bis dell'ordinamento giudiziario.

L'esperibilità del giudizio direttissimo è subordinata all'accertamento di responsabilità secondo il combinato disposto degli artt. 9, 25, nonché 18 e 18-bis del D. Lgs. 488/4988.

Particolarmente importante è l'udienza preliminare, sede ove il GUP può esercitare l'azione penale rinviando a giudizio il minore-imputato.

Il d. Lgs. 488/1988 statuisce che, nell'udienza preliminare, prima dell'inizio della discussione, il giudice chiede all'imputato se consente alla definizione del processo in quella stessa fase, salvo che il consenso sia stato validamente prestato in precedenza. Se il consenso è prestato, il giudice, al termine della discussione, pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi previsti dall'art. 425 del codice di procedura penale o per concessione del perdono giudiziale o per irrilevanza del fatto (…).

Laddove in tale sede sia pronunciata sentenza di condanna essa è diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale applicando una sanzione pecuniaria ovvero una pena sostitutiva; avverso tale provvedimento è prevista impugnazione entro e non oltre giorni cinque dalla pronuncia ovvero, nel caso in cui l'imputato non sia comparso, entro e non oltre cinque giorni dalla notificazione dell'estratto; decorso inutilmente tale termine il provvedimento è inoppugnabile.

L'esecuzione della sentenza di condanna pronunciata a carico di più minorenni imputati dello stesso reato rimane sospesa nei confronti di coloro che non hanno proposto opposizione fino a quando il giudizio conseguente all'opposizione non sia definito con pronuncia irrevocabile.

La fase dibattimentale prevede la medesima disciplina per i maggiorenni, salvo la possibilità di svolgerla in udienza pubblica e non a porte chiuse.

La forte tutela in capo al minore che caratterizza il processo minore è evidente anche dalla concessione della messa alla prova disciplinata dall'articolo 28 del decreto, mediante la quale si chiede la sospensione del processo per un determinato periodo entro il quale il minore svolge attività non retribuita funzionale alla sua rieducazione.

La sospensione è disposta con ordinanza e l'esito positivo della messa alla prova comporta l'estinzione del reato.

Il M.A.P nato in ambito minorile, poi adottato anche nel processo in capo ai maggiorenni, prevede la sua applicazione a tutte le figure di reato prescindendo quindi dal loro massimo edittale e, rispetto al rito previsto per i maggiorenni, può essere concesso anche più di una volta.

Per quanto concerne la sospensione, essa ha una durata diversa a seconda dalla pena prevista per il reato per il quale si procede, infatti:

- il processo è sospeso per un periodo non superiore a 3 anni, nel caso in cui il reato per il quale si procede prevede la pena dell'ergastolo ovvero la pena della reclusione nel massimo non inferiore a 12 anni;

- il processo è sospeso per un periodo non superiore ad 1 anno al di fuori dei casi summenzionati.

Nel periodo in cui il minore è messo alla prova la prescrizione è sospesa; la sospensione è revocata laddove vi siano gravi trasgressioni alla prescrizioni imposte.

Aspetto molto importante del processo minorile riguarda, infine, il superamento dell'età minorile dell'imputato nel corso del giudizio. In tal caso, la competenza giurisdizionale permane in capo al Tribunale per i Minorenni fino a quando l'imputato compia i 25 anni e, successivamente, il processo subisce una "trasmigrazione" divenendo la sua sede naturale il tribunale ordinario.

ABOGADO FRANCESCA SERVADEI-

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(01/03/2016 - Avv.Francesca Servadei)
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