Con l’ordinanza n. 20023 del 2026, la Corte di cassazione ha stabilito che la compagnia assicurativa deve tenere indenne l’albergatore dalle somme dovute agli ospiti danneggiati, anche quando la responsabilità deriva da comportamenti colposi, salvo che la polizza preveda espressamente delle esclusioni.
Il caso
La vicenda nasce dal soggiorno di una famiglia in un albergo di Roccaraso. A causa di infiltrazioni d’acqua nella stanza assegnata, i clienti avevano deciso di interrompere anticipatamente la vacanza, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.
La Corte d’appello aveva escluso l’intervento dell’assicurazione, ritenendo che i problemi fossero riconducibili a una cattiva manutenzione dell’impianto idraulico e, quindi, a una responsabilità non coperta dalla polizza.
La posizione della Cassazione
La Terza sezione civile ha invece precisato che l’assicurazione per la responsabilità civile è destinata proprio a proteggere il patrimonio dell’assicurato dalle conseguenze economiche di fatti colposi. La garanzia, pertanto, opera sia nei casi di responsabilità extracontrattuale sia quando il danno deriva da un inadempimento degli obblighi assunti con il contratto di albergo.
Secondo la Corte, l’articolo 1917 del codice civile esclude dalla copertura soltanto i danni provocati con dolo, mentre quelli causati da negligenza o anche da colpa grave restano assicurabili.
Esclusioni valide solo se previste espressamente
La Cassazione ha ricordato che le parti possono limitare la copertura assicurativa, escludendo determinati comportamenti o i casi di colpa grave. Tuttavia, tali limitazioni devono essere indicate in modo chiaro nel contratto. In assenza di specifiche clausole, la garanzia si estende a qualsiasi condotta colposa dell’assicurato.
Di conseguenza, qualora venga accertata la responsabilità dell’hotel, la compagnia sarà tenuta a rimborsare quanto dovuto ai clienti.
Nuovo esame per il risarcimento dei turisti
La Suprema Corte ha accolto anche il ricorso degli ospiti, rilevando una contraddizione nella decisione di secondo grado. I giudici avevano infatti riconosciuto che la stanza era inutilizzabile a causa delle infiltrazioni, tanto da giustificare il mancato pagamento del soggiorno, ma avevano contemporaneamente escluso un inadempimento dell’albergatore.
Per la Cassazione le due conclusioni non sono compatibili. Se il cliente può rifiutare il pagamento per l’inadempimento della struttura, quest’ultimo deve necessariamente essere accertato. La Corte d’appello dovrà quindi riesaminare la controversia, valutando nuovamente le richieste risarcitorie e la sorte della caparra versata dai turisti.





