Ok della Camera al Ddl anticorruzione: la riforma è legge

Il falso in bilancio torna reato, pene più severe per i corrotti e restituzione del “maltolto”. Queste le novità principali del testo, in allegato
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di Marina Crisafi - Ci sono voluti 797 giorni, ma alla fine come ha affermato esultante il presidente del Senato e promotore della riforma, “Godot è arrivato”.

La Camera infatti ha detto sì oggi in via definitiva al ddl anticorruzione, approvando il testo senza modifiche rispetto alla versione licenziata dal Senato con 280 voti a favore, 53 contrari e 11 astenuti.

Così dopo un cammino accidentato il ddl diventa legge dello Stato.

Salutato dal premier come un “risultato impensabile” per mandare i “ladri a casa” e dal titolare di via Arenula come uno strumento “dalle misure più serie ed incisive” per un contrasto forte alla corruzione, considerate anche le vicende che hanno segnato il Paese, il testo introduce una serie di novità, tra cui in primis il ritorno del falso in bilancio e la restituzione del maltolto da parte dei corrotti.

Ecco, in pillole, i punti salienti della nuova legge:

- Falso in bilancio

A volte ritornano. E così è per il falso in bilancio che ridiventa reato con una pena che per le società quotate in borsa varia da un minimo di 3 a un massimo di 8 anni di reclusione, mentre per quelle non quotate scende da 1 a 5 anni.

Via la norma della discordia sulla soglia di non punibilità e multe più salate per l'ipotesi delittuosa (da 200 a 400 per le non quotate e da 400 a 600 per le altre), anche in caso di lieve entità del fatto (da 100 a 200 per le non quotate).

- Linea dura sulla corruzione

Pene più severe per chi si macchia di corruzione, con un minimo di 6 e un massimo di 10 anni di reclusione per la corruzione propria, commessa dai pubblici ufficiali e da 6 a 10 anni e mezzo per l'induzione.

Da 6 a 12 anni invece la pena per la corruzione in atti giudiziari.

In sostanza, due anni in più sia nel massimo che nel minimo.

- Divieto di contrarre

Chiunque è condannato per un reato di corruzione, inoltre, andrà incontro ad un divieto di contrarre con la P.A. per 5 anni.

- Patteggiamento solo se si restituisce il “maltolto”

Il patteggiamento, nell'ipotesi di corruzione per l'esercizio della funzione, induzione, indebita concussione e peculato, sarà possibile soltanto a “patto” che venga restituito il “maltolto”, ovvero il prezzo o il profitto del reato.

- Pene più severe per il 416 bis

Mafiosi e boss vedranno salire la pena da 12 a 18 anni di reclusione (in luogo degli attuali 9-14).

Ma non solo i “capi”, anche chiunque fa parte di un'associazione di stampo mafioso vedrà l'applicazione di pene più severe: dai 10 ai 15 anni al posto dei 7-12 anni attuali. Previste anche aggravanti se l'associazione è armata: in tal caso gli adepti rischieranno dai 12 ai 20 anni mentre i capi dai 15 ai 26.

- Informativa all'Anac

Vengono conferiti maggiori poteri di controllo all'Anac, grazie all'introduzione dell'obbligo, per il pubblico ministero che procede per reati di corruzione, concussione, nonché di turbata libertà d'asta e traffico di influenze, di tenere informato il presidente dell'Autorità Anticorruzione.

Qui il ddl anticorruzione
(21/05/2015 - Marina Crisafi)
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