Rinuncia assegno di mantenimento e diritto all'assegno divorzile: cosa dice la giurisprudenza della Cassazione in materia
punto interrogativo su fogli di carta

Assegno di mantenimento e assegno di divorzio

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Innanzitutto, è necessario chiarire che l'assegno di mantenimento e quello divorzile hanno presupposti e finalità differenti. Attualmente, infatti, fra gli altri criteri, l'assegno divorzile viene corrisposto e commisurato valutando il contributo che il coniuge richiedente ha apportato alla vita familiare ed anche alla carriera professionale del coniuge obbligato.
Pertanto, l'assegno divorzile, per legge non è condizionato dal riconoscimento dell'assegno di mantenimento, tuttavia, va tenuto presente che, le condizioni economiche in costanza di separazione, costituiscono per il giudice del divorzio, un parametro di riferimento.

Rinuncia assegno di mantenimento e diritto all'assegno divorzile

Una signora ha sottoposto il seguente caso allo studio della scrivente.
In seguito alla separazione consensuale con il marito, la donna aveva rinunciato a percepire l'assegno di mantenimento, poiché, da una parte poteva contare sull'aiuto dei suoi genitori e dall'altra prestava collaborazioni occasionali presso uno studio di commercialisti.
I coniugi dopo sei anni dall'intervenuta separazione, decidevano di divorziare, tuttavia, tuttavia la moglie avrebbe voluto chiedere l'assegno divorzile, ma il marito non voleva garantirglielo.
La donna, infatti, non potendo più contare sull'aiuto dei genitori e non percependo alcun reddito da lavoro, chiedeva di aiutarla ad ottenere l'assegno divorzile.

Diritto assegno di divorzio: come si orienta la giurisprudenza?

La giurisprudenza ha più volte chiarito che il coniuge più debole che in sede di separazione ha rinunciato all'assegno di mantenimento non è condannato a rinunciare anche a quello di divorzio, tant'è che ogni clausola che prevedere la rinuncia all'assegno divorzile, è da considerarsi nulla.
Tuttavia, va rilevato che la rinuncia all'assegno di mantenimento viene valutata dal giudice in sede di divorzio, e senza delle prove che dimostrino un depauperamento delle condizioni economiche, il giudice potrebbe negare la richiesta di assegno divorzile.
Difatti, recentemente la corte di Cassazione si è espressa in tal senso, rigettando la richiesta di assegno divorzile fatta dalla moglie ed affermando che "il fatto che la moglie non aveva mai chiesto un assegno in proprio favore in sede di separazione, è una circostanza che avrebbe dovuto indurre la Corte territoriale a ritenere comprovato che l'ex coniuge avesse svolto un qualsiasi lavoro, altrimenti, non avrebbe potuto vivere in tranquillità per dieci anni" (cfr. Cass. n. 25646/2021).

Assegno di divorzio: valutazione del giudice

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In conclusione, se da una parte è vero che il diritto a ricevere l'assegno divorzile va valutato ex legge sul divorzio ed in base alle condizioni esistenti al momento del divorzio; dall'altra, è chiaro che il giudice valuterà attentamente le motivazioni della rinuncia all'assegno di mantenimento, e potrebbe rigettare la richiesta dell'assegno divorzile.
Ciononostante, nel caso di specie, a seguito del ricorso per divorzio, si è evidenziato al giudice che le condizioni sottese alla rinuncia dell'assegno di mantenimento non potevano più essere prese in considerazione, poiché la donna, oggi non poteva più contare su alcuna fonte di reddito, non essendo l'aiuto economico dei genitori un criterio da prendere in considerazione.
Pertanto, il giudice ha accolto la richiesta di assegno divorzile.

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L'assegno di mantenimento: guida legale e raccolta di articoli
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Foto: 123rf.com
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