Doppia fiducia della Camera al Governo sulla riforma del processo penale. Il testo ora passa al Senato dove verrà esaminato dopo la pausa estiva. Tutte le novità e il testo approvato
mattoni con parola riforma

Riforma processo penale ok della Camera

[Torna su]

È datata 29 luglio 2021 l'ultima modifica apportata dal Consiglio dei Ministri al testo di riforma del processo penale, già approvato due volte all'unanimità dallo stesso Governo. Un nuovo vertice resosi necessario in virtù della fibrillazione creatasi intorno ad alcuni delicati snodi della riforma tra cui quello dell'improcedibilità.

Raggiunta l'intesa sul punto tra le forze politiche, il disegno di legge A.C. 2435 "Delega al Governo per l'efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d'appello" (qui sotto allegato) è stato poi approvato in Commissione Giustizia il 30 luglio ed è poi approdato all'esame della Camera dove l'esame è iniziato nella giornata di ieri 1° agosto 2021. Il 2 agosto 2021, il testo, arrivato "blindato" in Aula, ha ricevuto doppia fiducia da parte della Camera, non senza polemiche e perplessità. La prima fiducia è stata posta sulle norme immediatamente operative della riforma (ed è stata votata con 462 sì, 55 no e 1 astenuto); la seconda, invece, sulla parte che prevede la delega al governo (tra cui rientrano le nuove misure sull'improcedibilità), ed ha ricevuto 458 voti a favore, 46 no e 1 astenuto.

Ora il testo passa al Senato dove verrà esaminato alla ripresa dei lavori parlamentari subito dopo la pausa estiva.

Cosa prevede la riforma del processo penale

[Torna su]

Il provvedimento, come licenziato dalla Commissione Giustizia, si compone di 2 articoli:

- l'articolo 1 prevede una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall'entrata in vigore della legge;

- l'articolo 2 contiene novelle al codice penale e al codice di procedura penale, immediatamente precettive.

In generale, le disposizioni del disegno di legge sono riconducibili a una serie di diverse finalità, tra le quali è preminente l'esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione. Misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l'improcedibilità in caso di eccessiva durata.

La delega al Governo

Il Governo viene delegato ad adottare, entro un anno dall'entrata in vigore del provvedimento, uno o più decreti legislativi per la modifica del codice di procedura penale, delle norme di attuazione del codice di procedura penale, del codice penale e della collegata legislazione speciale, nonché delle disposizioni dell'ordinamento giudiziario in materia di progetti organizzativi delle procure della Repubblica, per la revisione del regime sanzionatorio dei reati, per l'introduzione di una disciplina organica della giustizia riparativa e di una disciplina organica dell'ufficio per il processo penale, con finalità di semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo penale, nel rispetto delle garanzie difensive e secondo i princìpi e criteri direttivi previsti dallo stesso disegno di legge.

Gli schemi dei decreti legislativi verranno poi adottati su proposta del Ministro della giustizia (di concerto con altri dicasteri) e successivamente trasmessi alle Camere perché su di essi sia espresso il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari entro il termine di sessanta giorni dalla data della trasmissione decorso il quale i decreti possono essere emanati anche in mancanza dei pareri.

Il Governo si occuperà anche di decreti legislativi recanti le norme di attuazione delle disposizioni adottate nell'esercizio della delega e di coordinamento tra le stesse e le altre leggi dello Stato, anche modificando la formulazione e la collocazione di norme vigenti. Sarà possibile adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti emanati entro due anni dalla data di entrata in vigore dell'ultimo d.lgs. attuativo adottato.

Deflazione e accelerazione del processo penale

La finalità di deflazione e accelerazione è il faro attorno al quale si muove la riforma dei riti alternativi, finalizzati ad estenderne l'applicabilità e a renderli maggiormente appetibili, nonché gli effetti deflattivi anche per quanto riguarda il rito dibattimentale.

Riformati i riti alternativi

Per quanto riguarda il patteggiamento, qualora la pena detentiva da applicare superi 2 anni, si prevede che l'accordo tra imputato e pubblico ministero si estenda alle pene accessorie e alla confisca facoltativa e dovrà ridurre gli effetti extra-penali della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, prevedendo anche che questa non abbia efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare e in altri casi.

Nel giudizio abbreviato si interviene sulle condizioni per l'accoglimento della richiesta subordinata a un'integrazione probatoria, prevedendone l'ammissibilità solo se l'integrazione risulta necessaria ai fini della decisione e se il procedimento speciale produce un'economia processuale in rapporto ai tempi di svolgimento del giudizio dibattimentale. La pena inflitta verrà ulteriormente ridotta di un sesto nel caso di mancata proposizione di impugnazione da parte dell'imputato.

Intervenendo sul procedimento per decreto si prevede l'estensione da 6 mesi a un anno, il termine a disposizione del PM per chiedere al GIP l'emissione del decreto, stabilendo che presupposto dell'estinzione del reato sia, oltre al decorso dei termini, anche il pagamento della pena pecuniaria e prevedendo che se il condannato rinuncia all'opposizione può essere ammesso a pagare una pena pecuniaria ridotta.

Più in generale il provvedimento intende aumentare le possibilità di accesso ai riti premiali a fronte del decreto del GIP che dispone il giudizio immediato e consentire all'imputato, in caso di nuove contestazioni in dibattimento, di richiedere l'accesso ai riti alternativi.

Giudizio dibattimentale

Con riguardo al giudizio dibattimentale, previste direttive specificamente rivolte all'obiettivo dell'accelerazione del procedimento, in base alle quali il Governo dovrà prevedere:
- che i giudici debbano fissare e comunicare alle parti il calendario organizzativo delle udienze;
- che le parti illustrino le rispettive richieste di prova nei limiti strettamente necessari alla verifica dell'ammissibilità delle stesse;
- il deposito delle consulenze tecniche e della perizia entro un termine congruo precedente l'udienza fissata per l'esame del consulente o del perito;
- che, nell'ipotesi di mutamento del giudice o di uno o più componenti del collegio, il giudice disponga, a richiesta di parte, la riassunzione della prova dichiarativa già assunta. Quando la prova dichiarativa sia stata verbalizzata tramite videoregistrazione nel principio del contraddittorio" href="https://www.studiocataldi.it/articoli/20439-il-principio-del-contraddittorio.asp" class="keyword-link" style="font-size: 14pt;">contraddittorio con la persona nei cui confronti le dichiarazioni medesime saranno utilizzate, il giudice potrà disporre la riassunzione della prova solo quando lo ritenga necessario sulla base di specifiche esigenze.

Udienza filtro innanzi al giudice monocratico

Quanto alla disciplina dei procedimenti attribuiti alla competenza del giudice monocratico in cui non si fa luogo ad udienza preliminare e l'esercizio dell'azione penale avviene con citazione diretta a giudizio, la riforma prevede una sorta di "udienza filtro".

Si tratta di un'udienza predibattimentale in camera di consiglio, da celebrare innanzi ad un giudice diverso da quello davanti al quale dovrà eventualmente tenersi il dibattimento, nell'ambito della quale il giudice dovrà pronunciare la sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna e potrà ricevere eventuali richieste di riti alternativi.

Laddove invece il procedimento superi questa fase, il giudice dovrà fissare la data della successiva udienza dibattimentale, dinanzi a un giudice diverso.

Impugnazioni

Esigenze di deflazione sono anche alla base della riforma riguardante il sistema delle impugnazioni. In particolare, per quanto riguarda il giudizio di appello, prevista l'estensione delle attuali ipotesi di inappellabilità delle sentenze (di proscioglimento e di non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa; di condanna al lavoro di pubblica utilità) nonché l'ampliamento dell'ambito applicativo del concordato sui motivi in appello, tramite l'eliminazione di tutte le preclusioni all'accesso a tale istituto e la previsione dell'inammissibilità dell'appello per aspecificità dei motivi.

Per quanto riguarda invece il giudizio in Cassazione, si prevede che la trattazione dei ricorsi avvenga con contraddittorio scritto senza l'intervento dei difensori facendo salva la possibile richiesta delle parti di discussione orale. Dinanzi agli Ermellini è infine prevista l'introduzione di un ricorso straordinario per dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Condizioni di procedibilità e sanzioni sostitutive

Perseguono finalità deflattive anche gli interventi sulla disciplina delle condizioni di procedibilità: viene ampliato l'ambito di applicazione della procedibilità a querela e si potenziano gli istituti della non punibilità per tenuità del fatto e della messa alla prova. Si vuole così ridurre le ipotesi nelle quali il procedimento penale giunge al dibattimento.

In particolare, l'istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto si estenderà ai reati puniti con pena edittale non superiore nel minimo a due anni, con la possibilità di prevedere eccezioni per specifici reati. L'accesso all'istituto sarà sempre precluso in caso di reati di violenza sulle donne e violenza domestica.

Prevista la revisione della disciplina delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi (semilibertà, detenzione domiciliare, lavoro di pubblica utilità e pena pecuniaria) ampliandone l'ambito di applicazione. Le nuove pene sostitutive, irrogabili entro il limite di 4 anni di pena inflitta, saranno direttamente applicate dal giudice della cognizione, alleggerendo così il carico dei giudici di esecuzione.

Digitalizzazione del processo penale

[Torna su]
La Riforma mira anche alla promozione della digitalizzazione del processo penale e, più in generale, a un maggiore impiego delle nuove tecnologie con finalità di velocizzazione e risparmio, anche muovendo dall'esperienza fatta nel corso della pandemia con il processo da remoto.

Previsto, in tema di processo penale telematico, il principio della obbligatorietà dell'utilizzo di modalità digitali tanto per il deposito di atti e documenti quanto per le comunicazioni e notificazioni. Nonostante sia stabilito che l'implementazione del PPT avvenga gradualmente, attraverso una disciplina transitoria, il legislatore delegato dovrà prevedere solo in via di eccezione l'impiego di modalità non telematiche.

Si andrà a modificare il codice di rito affinché sia prevista la registrazione audiovisiva o l'audioregistrazione per documentare l'interrogatorio o l'assunzione di informazioni, ovvero la testimonianza. Ancora, andranno individuati casi in cui, con il consenso delle parti, la partecipazione all'atto del procedimento o all'udienza possa avvenire a distanza o da remoto.

A supporto del processo di digitalizzazione, si demanda al Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri per l'innovazione tecnologica e per la pubblica amministrazione, l'approvazione di un piano triennale per la transizione digitale della amministrazione della giustizia.

Garanzie difensive, tutela della vittima e giustizia riparativa

Tra i principi ispiratori della delega emergono anche quelli volti a bilanciare le esigenze di velocizzazione del procedimento con il mantenimento di elevate garanzie difensive. Prevista all'uopo una modifica della disciplina delle notificazioni all'imputato: dovranno essere effettuate personalmente all'imputato solo la prima notificazione, con cui egli prende conoscenza del procedimento a suo carico, e quelle relative alla citazione a giudizio in primo grado e in sede di impugnazione; tutte le altre potranno essere effettuate al difensore di fiducia, al quale l'imputato dovrà comunicare i propri recapiti.

A tale novità si ricollega anche la nuova regolamentazione del processo in assenza, da adeguare al diritto UE (cfr. direttiva 2016/343). Viene dunque riaffermato il principio in base al quale si può procedere in assenza dell'imputato solo se si ha la certezza che la sua mancata partecipazione al processo sia volontaria. In mancanza, il giudice dovrà pronunciare sentenza inappellabile di non doversi procedere, chiedendo contestualmente che si proceda alle ricerche dell'imputato. Se e quando l'imputato sarà rintracciato, la sentenza menzionata sarà revocata e si fisserà nuova udienza per proseguire il processo.

Disciplina organica giustizia riparativa

La riforma include anche disposizioni per il rafforzamento degli istituti di tutela della vittima del reato e per l'introduzione di una disciplina organica sulla giustizia riparativa, anche in attuazione di direttive dell'Unione europea.

Per quanto riguarda quest'ultima, vengono dettati principi e criteri direttivi per introdurre una disciplina organica, con particolare riguardo alla definizione dei programmi, ai criteri di accesso, alle garanzie, alla legittimazione a partecipare, alle modalità di svolgimento dei programmi e alla valutazione dei suoi esiti, nelle diverse fasi del procedimento penale.

Con disposizioni immediatamente precettive, la riforma va anche a integrare alcune previsioni a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere introdotte con legge n. 69 del 2019 (c.d. Codice rosso), estendendone la portata applicativa anche alle vittime dei suddetti reati in forma tentata e alle vittime di tentato omicidio.

Un'ulteriore disposizione va a inserire tra i delitti per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza quello di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Prescrizione e improcedibilità

Uno dei maggiori nodi, che ha generato una frattura in seno alla maggioranza, sono le disposizioni immediatamente prescrittive sulla disciplina della prescrizione dei reati e di improcedibilità per superamento dei termini di durata massima dei giudizi di impugnazione.

Per quanto riguarda la prescrizione si punta a confermare la regola, introdotta con la legge n. 3/2019 (c.d. Spazzacorrotti), secondo la quale il corso della prescrizione del reato si blocca con la sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione o di condanna. Escluso, invece, che al decreto penale di condanna, emesso fuori dal contraddittorio delle parti, possa conseguire l'effetto definitivamente interruttivo del corso della prescrizione.

Nei casi in cui la sentenza venga annullata, con regressione del procedimento al primo grado o ad una fase anteriore, la prescrizione riprenderà il suo corso dalla pronuncia definitiva di annullamento.

Improcedibilità per superamento limiti di durata

Ha fatto discutere tra le forze di maggioranza l'introduzione del nuovo art. 344-bis c.p.p. che riguarda l'istituto dell'improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione fissati, a seguito del raggiungimento dell'intesa, in 2 anni per l'appello e un anno per il giudizio di Cassazione.

I giudizi non definiti entro tali termini rischiano la declaratoria per improcedibilità dell'azione penale. Viene introdotta, tuttavia, la possibilità di una proroga da parte del giudice che procede. Per tutti gli altri reati è ammessa solo una proroga di un anno per il giudizio di appello e di 6 mesi per il giudizio in Cassazione, sempre che ricorrano i motivi che giustificano la proroga. Si raggiunge così una durata massima di 3 anni per l'appello e di 1 anno e 6 mesi per il giudizio in Cassazione.

Per i reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, di associazione mafiosa e di scambio elettorale politico-mafioso, di violenza sessuale aggravata e di traffico di stupefacenti, il termine base potrà essere prorogato, per ragioni inerenti la complessità del giudizio, con successive proroghe, senza limiti di tempo. Pertanto, non viene fissato un limite di durata per tali giudizi.

Per i delitti aggravati dal metodo mafioso e dall'agevolazione mafiosa ai sensi dell'articolo 416-bis.1, si potranno concedere proroghe fino ad un massimo di 3 anni per l'appello e un anno e 6 mesi per il giudizio di legittimità; in tali casi quindi la durata massima del giudizio diventa 5 anni in appello e 2 anni e 6 mesi in Cassazione.

I termini di durata massima dei giudizi di impugnazione non si applicano nei procedimenti per delitti puniti con l'ergastolo e quando l'imputato vi rinunci. Inoltre, con disposizione transitoria, è previsto che le nuove norme in materia di improcedibilità trovino applicazione solo nei procedimenti di impugnazione che hanno ad oggetto reati commessi a partire dal 1° gennaio 2020.
Per questi procedimenti, peraltro, se l'impugnazione è proposta entro la fine del 2024, i termini di durata massima dei giudizi sono rispettivamente di 3 anni per l'appello e di 1 anno e mezzo per il giudizio di Cassazione.
Scarica pdf D.D.L. Riforma Processo Penale
Condividi
Feedback

Foto: 123rf.com
In evidenza oggi: