Sei in: Home » Articoli

Plastic Tax: come funziona la nuova imposta

Condividi
Seguici

La manovra di Bilancio 2020 all'esame del Parlamento istituisce la plastic tax, una nuova tassa per disincentivare l'uso di prodotti monouso contenenti plastica
bottiglia di acqua in plastica su legno
di Lucia Izzo - La manovra di Bilancio 2020 muove i suoi primi passi in Parlamento dove il testo del disegno di legge è giunto a seguito della bollinatura della Ragioneria Generale dello scorso 2 novembre.

Si tratta di una manovra dalle ingenti dimensioni e che richiederà interventi altrettanto rilevanti: basti pensare al numero dei provvedimenti previsti per attuare quanto previsto dalla legge di bilancio, quasi raddoppiati rispetto allo scorso anno e che potrebbero aumentare ancora.

Tra le molte novità emergono anche nuove tasse con cui i contribuenti si troveranno presto a fare i conti. Una di queste, nota come "Plastic tax" ha fatto particolarmente discutere e scatenato reazioni contrastanti.

La nuova imposta ha spaccato gli stessi partiti di maggioranza: se da un lato Luigi di Maio, leader del M5S, difende la tassa, ritenuta un importante passo verso una migliore e più giusta politica ambientale, Matteo Renzi, di Italia Viva, ne ha chiesto il ritiro.

Nel corso di un'audizione del 12 novembre, il Ministro dell'Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri ha sottolineato l'importanza della nuova misura: "Esistono direttive europee che vieteranno fra poco alcuni oggetti prodotti con plastica monouso e quindi è ragionevole che si utilizzi anche la leva fiscale per incentivare e sostenere una graduale riduzione della plastica monouso, che va ridotta. Non solo ridotta, anche riciclata. Esistono le tre 'R', riduzione, riciclo e riuso e noi dobbiamo sostenerle tutte, quindi è giusto che anche il riciclo debba essere incentivato ulteriormente".

  1. Cos'è la Plastic Tax
  2. Plastic tax: su quali prodotti?
  3. Chi pagherà la plastic tax
  4. Plastic tax: un euro al chilo
  5. Incentivi per le imprese
  6. Plastic tax: il rischio per le famiglie
  7. Gualtieri: "al lavoro per migliorare e riformulare l'imposta"

Cos'è la Plastic Tax

Le maggiori informazioni su questa nuova tassa sono contenute nell'art. 79 del disegno di legge, ma è assai probabile che l'intervento del Parlamento ne modifichi il perimetro applicativo nel corso dell'iter di approvazione.

L'imposta mira a disincentivare l'utilizzo di prodotti monouso (imballaggi, contenitori, ecc.) contenenti plastica e la dispersione di tali prodotti nell'ambiente, ponendo un'aliquota sui ogni chilogrammo di plastica. L'iniziativa italiana si pone nel solco tracciato dall'Unione Europea a sostegno dell'ambiente: in particolare tale novità appare in linea con la direttiva comunitaria del 5 giugno 2019 n. 2019/904/UE.

La novità, qualora l'impianto venisse confermato dal Parlamento, dovrebbe essere attuata entro febbraio del prossimo anno tramite un provvedimento interdirettoriale delle Agenzie Entrate-Dogane che dovrebbe chiarirne diversi aspetti essenziali (es. modalità di versamento).

Plastic tax: su quali prodotti?

La Plastic Tax rappresenterà un'imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (identificati con l'acronimo MACSI) che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili (ai sensi della norma UNI EN 13432) e delle siringhe.

I MACSI, precisa l'art. 79 della manovra, anche in forma di fogli, pellicole o strisce, sono quelli realizzati con l'impiego, anche parziale, di materie plastiche, costituite da polimeri organici di origine sintetica e non sono ideati, progettati o immessi sul mercato per compiere più trasferimenti durante il loro ciclo di vita o per essere riutilizzati per lo stesso scopo per il quale sono stati ideati.

Ai fini dell'applicazione dell'imposta, il d.d.l. considera MACSl anche i dispositivi, realizzati con l'impiego, anche parziale, delle materie plastiche predette, che consentono la chiusura, la commercializzazione o la presentazione dei medesimi MACSI o dei manufatti costituiti interamente da materiali diversi dalle stesse materie plastiche. Sono altresì considerati MACSI i prodotti semilavorati, realizzati con l'impiego, anche parziale, delle predette materie plastiche, impiegati nella produzione di MACSI.

Chi pagherà la plastic tax

Per i MACSI, l'obbligazione tributaria sorge al momento della produzione, dell'importazione definitiva nel territorio nazionale ovvero dell'introduzione nel medesimo territorio da altri Paesi dell'Unione europea e diviene esigibile all'atto dell'immissione in consumo dei MACSI nel territorio nazionale.

Ecco chi sono i soggetti a cui si prevede di addossare il pagamento della Plastic Tax:
- per i MACSI realizzati nel territorio nazionale, il fabbricante;
- per i MACSI provenienti da altri Paesi dell'Unione europea, il soggetto che acquista i MACSI nell'esercizio dell'attività economica ovvero il cedente qualora i MACSI siano acquistati da un consumatore privato;
- per i MACSI provenienti da Paesi terzi, l'importatore.

Plastic tax: un euro al chilo

Il comma 7 dell'art. 79 specifica che l'imposta è fissata nella misura di 1,00 euro per chilogrammo di materia plastica contenuta nei manufatti con singolo impiego.

L'accertamento dell'imposta dovuta sarà effettuato sulla base di dichiarazioni trimestrali contenenti tutti gli elementi necessari per determinare il debito d'imposta. La dichiarazione dovrà essere presentata dai soggetti obbligati all'Agenzia delle Entrate entro la fine del mese successivo al trimestre solare cui la dichiarazione si riferisce.

L'imposta non è dovuta per i MACSI ceduti direttamente dal fabbricante per il consumo in altri Paesi dell'Unione europea ovvero esportati dallo stesso soggetto.

Non si dovrà versare l'imposta qualora l'importo dovuto sia inferiore o pari a euro 10,00. In tal caso non si provvede altresì alla presentazione della dichiarazione summenzionata.

Incentivi per le imprese

La manovra, inoltre, prevede di introdurre altresì un credito di imposta alle imprese attive nel settore delle materie plastiche per l'adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti biodegradabili e compostabili secondo lo standard EN 13432:2002.

Nel dettaglio, si tratta di un credito d'imposta nella misura del 10% cento delle spese sostenute, dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, per il suddetto adeguamento tecnologico, riconosciuto fino a un importo massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario.

Tale credito d'imposta sarà utilizzabile, nel limite complessivo di 30 milioni di euro per l'anno 2021, esclusivamente in compensazione e dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel corso del quale interviene il provvedimento di concessione e in quelle relative ai periodi d'imposta successivi fino a quando se ne conclude l'utilizzo.

Plastic tax: il rischio per le famiglie

Nonostante la novità non interessi direttamente i consumatori, in molti hanno evidenziato il rischio che siano proprio questi ultimi a dover, di fatto, sopportare il maggiore costo per le aziende con eventuali ripercussioni con i costi finali.

Secondo le stime di Federconsumatori, qualora (come previsto) la nuova imposta finisca per essere scaricata principalmente sui prezzi finali dei prodotti che presentano imballaggi in plastica, ogni famiglia si troverebbe ad affrontare un aumento pari a circa 138 euro annui.
Secondo Codacons, invece, la stangata potrebbe arrivare a 165 euro annui.

Si tratta di una tassa, afferma Federconsumatori, che "non contribuirà a nostro avviso a una reale svolta: per indurre sul lato della produzione un incisivo cambiamento nella scelta dei materiali degli imballaggi è necessario incentivare la riconversione della plastica verso produzioni riciclabili. Inoltre è fondamentale prevedere misure di contrasto al packaging eccessivo: a volte prima di arrivare a scartare un prodotto ci troviamo di fronte a vere e proprie matrioske di imballaggi dannose per l'ambiente, oltre che spesso inutili".

Gualtieri: "al lavoro per migliorare e riformulare l'imposta"

"Stime del tutto fantasiose su aumenti dei prezzi" e "tecnicamente e totalmente infondate" ha dichiarato il ministro dell'Economia Gualtieri pronunciandosi sui timori legati all'introduzione della plastic tax.

Ciononostante, lo stesso Gualtieri ha precisato che l'imposta dovrà essere "migliorata e riformulata in modo da evitare che abbia effetti negativi su una filiera produttiva molto importante. Abbiamo avviato una riflessione tecnica con gli operatori del settore, auspichiamo che il Parlamento intervenga e mettiamo a disposizione questo lavoro per rimodulare la misura, ma salvaguardando la ratio dell'intervento che disincentivi l'abuso della plastica monouso"

Anche il sottosegretario all'Ambiente Roberto Morassut, intervenuto al convegno "Rivoluzione Plastica" a Roma, ha precisato: "la plastic tax è presente in tutta Europa, si è deciso di applicarla in Italia, c'è un dibattito ancora aperto. La misura andrà modulata, e andranno accentuati gli aspetti che ne definiscono l'obiettivo principale per non incidere sui comportamenti virtuosi ma su quelli negativi", confermando l'impegno a rimodularla, ma non a fare marcia indietro.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ritiene che la tassa sia positiva, ma vada effettivamente migliorata: "Non è giusto che l'obiettivo siano solo gli imballaggi, ci sono 4 milioni di tonnellate di prodotti in plastica che non sono oggetto del provvedimento ma dovrebbero esserlo. Inoltre bisogna esentare gli oggetti fatti con la plastica riciclata. La discussione deve concludersi condividendo la misura con il mondo industriale, ma con il principio che chi inquina paga".
(16/11/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Divorzio: assegno più alto alla ex che rinuncia a studiare per i figli
» Nessun risarcimento per il dolore legato alla perdita del proprio cane

Newsletter f t in Rss