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La bancarotta fraudolenta

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Guida alla bancarotta fraudolenta, attualmente disciplinato dal codice fallimentare ma da agosto 2020 regolato dal nuovo codice della crisi d'impresa
uomo che guarda il proprio fallimento

di Valeria Zeppilli - La bancarotta fraudolenta è una delle due ipotesi, insieme alla bancarotta semplice, in cui può estrinsecarsi il reato di bancarotta, che è la fattispecie delittuosa tipica della crisi di impresa.

Attualmente, essa è regolata dall'articolo 216 del codice fallimentare.

  1. Bancarotta fraudolenta: cos'è
  2. Bancarotta fraudolenta durante il fallimento
  3. Bancarotta fraudolenta: la pena
  4. Pagamenti o titoli di prelazione
  5. Inabilitazione e incapacità
  6. Bancarotta fraudolenta: la sentenza della Corte costituzionale
  7. La nuova bancarotta fraudolenta

Bancarotta fraudolenta: cos'è

Tale articolo, nel dettaglio, riconduce all'ipotesi di bancarotta fraudolenta diversi comportamenti.

Innanzitutto, il reato è posto in essere dall'imprenditore fallito che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni oppure, con il fine di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto delle passività che in realtà non esistevano.

Inoltre, la bancarotta fraudolenta si configura quando l'imprenditore fallito ha sottratto, distrutto o falsificato, anche solo in parte, i libri o le altre scritture contabili con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, o li ha tenuti in maniera tale da non permettere la ricostruzione del proprio patrimonio o del movimento degli affari.

Bancarotta fraudolenta durante il fallimento

Il reato in commento può configurarsi anche quando l'imprenditore fallito, durante la procedura fallimentare, distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa in tutto o in parte i suoi beni, espone o riconosce passività che in realtà non esistevano per recare pregiudizio ai creditori o sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.

Bancarotta fraudolenta: la pena

La pena prevista per il reato di bancarotta fraudolenta è quella della reclusione da tre a dieci anni. In alcuni casi, però, il trattamento punitivo è più severa.

Pagamenti o titoli di prelazione

Si ha bancarotta fraudolenta, infatti, anche quando il fallito, prima o durante la procedura fallimentare esegue pagamenti o simula titoli di prelazione con il fine di favorire a danno dei creditori taluno di essi.

In tal caso, la pena è quella della reclusione da uno a cinque anni.

Inabilitazione e incapacità

In ogni caso, alla condanna per bancarotta fraudolenta conseguono, per dieci anni, l'inabilitazione all'esercizio di un'attività commerciale e l'incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

Bancarotta fraudolenta: la sentenza della Corte costituzionale

A tale ultimo proposito occorre segnalare che la Corte costituzionale, con sentenza numero 222 del 25 settembre - 5 dicembre 2018 ha dichiarato l'illegittimità di tale disposizione nella parte in cui dispone che "la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa" anziché che "la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni".

La nuova bancarotta fraudolenta

Dal 15 agosto 2020, la bancarotta fraudolenta sarà regolata non più dall'articolo 216 della legge fallimentare, ma dall'articolo 322 del nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Tale norma riproduce sostanzialmente il contenuto dell'attuale previsione e, in particolare, così dispone:

"1. È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato in liquidazione giudiziale, l'imprenditore che:

a) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;

b) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a se' o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

2. La stessa pena si applica all'imprenditore, dichiarato in liquidazione giudiziale, che, durante la procedura, commette alcuno dei fatti preveduti dalla lettera a) del comma 1, ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.

3. È punito con la reclusione da uno a cinque anni l'imprenditore in liquidazione giudiziale che, prima o durante la procedura, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione.

4. Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni".

Leggi anche:

- Il reato di bancarotta

- La bancarotta semplice


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(22/07/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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