Cos'è il codice della crisi e dell'insolvenza rinviato al 16 maggio 2022 con decreto pubblicato sulla GU del 24 agosto 2021
Uomo disperato con le mani in testa

Cos'è il codice della crisi e dell'insolvenza

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Il codice della crisi e dell'insolvenza si pone come obiettivo quello di riformare la materia delle procedure concorsuali e della crisi da sovraindebitamento, semplificando le norme attualmente vigenti e garantendo la certezza del diritto.

Nel farlo, prevede tra le altre cose un modello processuale particolarmente celere, in cui non si parla più di fallimento ma di liquidazione giudiziale e in cui alla nozione di insolvenza si affianca quella di stato di crisi, inteso come probabilità di una futura insolvenza.

La riforma dà poi priorità alle proposte che comportano il superamento della crisi mantenendo la continuità aziendale e armonizza la gestione della crisi e dell'insolvenza con le tutele dei lavoratori.

Codice della crisi rinviato al 16 maggio 2022

L'entrata in vigore del decreto legislativo n. 14/2019, che ha dato definitiva attuazione alla legge n. 155 del 19 ottobre 2017 e che contiene il "Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza" è stata rinviata al 16 maggio 2022 (il titolo II sarà vigente dal 31.12.2023). Al rinvio fanno eccezione alcuni articoli indicati nell'art. 389 del decreto.

A stabilire queste novità il decreto legge (sotto allegato) adottato dal Consiglio dei Ministri sotto la presidenza del Presidente Mario Draghi e pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 24 agosto 2021. Le modifiche principali riguardano l'introduzione del nuovo istituto della composizione negoziata delle crisi e la modifica della legge fallimentare, per anticipare alcuni strumenti di composizione negoziale previsti dal codice della crisi.

Procedura di allerta e di composizione della crisi

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Innanzitutto, il codice introduce la procedura di allerta e di composizione assistita della crisi, con il fine di anticipare l'emersione di quest'ultima, analizzando le cause della sofferenza dell'impresa e incentivando il raggiungimento di un accordo con i creditori.

L'attivazione della procedura di allerta è posta a carico degli organi di controllo societari e dei creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, Inps e agente di riscossione).

Gli indicatori della crisi sono rappresentati dagli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, valutati tenendo conto delle caratteristiche dell'impresa e dell'attività svolta dal debitore, che con cadenza biennale o triennale vengono elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili "tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali (…) in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni I.S.T.A.T."

Per l'imprenditore che si attiva tempestivamente per evitare che la crisi si aggravi e che presenta una domanda di accesso a una procedura regolatrice della crisi o dell'insolvenza vengono riconosciute delle misure premiali cumulabili.

Gli strumenti di regolazione della crisi

Gli strumenti di regolazione stragiudiziale della crisi previsti dalla riforma sono molteplici.

In particolare si tratta:

- dei piani attestati di risanamento: per gli imprenditori, anche non commerciali, al fine di risanare l'esposizione debitoria dell'impresa e assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria;

- degli accordi di ristrutturazione dei debiti: previsti per l'imprenditore diverso da quello minore con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti;

- gli accordi di ristrutturazione agevolati: disciplinati dall'art. 60 del codice, che ne prevede l'applicabilità agli imprenditori con creditori che rappresentino il 30% dei crediti in presenza di determinate condizioni;

- degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa: così definita perché l'art. 61 ne estende l'efficacia "anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria, individuata tenuto conto dell'omogeneità di posizione giuridica ed interessi economici."

- delle convenzioni di moratoria: che vengono concluse tra un imprenditore, anche non commerciale, e i suoi creditori, con l'obiettivo di disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi. Esse hanno ad oggetto la dilazione delle scadenze dei crediti, la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative e ogni altra misura che in ogni caso non comporti la rinuncia al credito

La composizione della crisi da sovraindebitamento

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Nel codice della crisi e dell'insolvenza è racchiusa anche la disciplina delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Si tratta, in particolare, di procedure riservate a particolari categorie di soggetti, che consistono:

- nel piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore: ovvero una proposta libera, anche limitata al soddisfacimento parziale dei crediti, contenente un piano di ristrutturazione dei debiti e l'indicazione specifica di tempi e modalità per il superamento della crisi da sovraindebitamento;

-nel concordato minore: previsto per il professionista, l'imprenditore agricolo, le start-up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa e alle altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza solo nel caso in cui sia "previsto l'apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori";

- nella liquidazione controllata disciplinata dall'art. 268 del codice, attivabile con ricorso al Tribunale:

- dal debitore in stato di sovrindebitamento;

- da un creditore anche se pendono procedure esecutive individuali;

- dal pubblico ministero, se l'insolvenza riguarda l'imprenditore.

In caso di procedure cd. familiari, ovvero quando il sovraindebitamento ha origine comune e coinvolge familiari conviventi o un gruppo famigliare, la riforma prevede la presentazione di un unico progetto per risolvere la crisi, anche se le masse attive e passive restano distinte.

La composizione negoziata della crisi

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Con il decreto n. 118/2021 si introduce e si disciplina nel dettaglio il nuovo istituto della composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa. Alla procedura può accedere l'imprenditore commerciale e agricolo "che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l'insolvenza."

Prima però si deve presentare domanda al "segretario generale della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell'impresa" affinché si provveda alla la nomina di un esperto indipendente nei casi in cui "risulta ragionevolmente perseguibile il risanamento dell'impresa."

L'esperto nominato da una commissione, deve essere in possesso di precisi requisiti formali e sostanziali e deve essere iscritto in un elenco apposito previa domanda da presentare alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e Bolzano.

Il suo ruolo è centrale in questa procedura. Il suo compito infatti è di agevolare "le trattative tra l'imprenditore, i creditori ed eventuali altri soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione per il superamento delle condizioni" di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, anche procedendo trasferimento dell'azienda o di rami di essa.

Se però le trattative non hanno buon esito e le soluzioni previste non sono praticabili, entro un determinato termine è possibile avanzare una proposta di concordato semplificato per procedere alla liquidazione del patrimonio.

Per la procedura è prevista l'istituzione di una piattaforma, il cui contenuto e le indicazioni per il piano di risanamento, saranno definiti con un decreto dirigenziale del ministro della Giustizia.

L'avvio di questa procedura impedisce, dal giorno della pubblicazione dell'istanza fino alla conclusione delle trattative o all'archiviazione dell'istanza di composizione negoziata, la pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento o di accertamento dello stato di insolvenza.

La liquidazione giudiziale: addio al fallimento

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Di primo piano è l'introduzione della procedura di liquidazione giudiziale, destinata a prendere il posto del fallimento.

Mantenendo i caratteri fondamentali della procedura, la riforma mira a incentivarne la rapidità e la concentrazione. Vengono inoltre dettate molteplici norme che, in attuazione del principio della par condicio creditorum, riformano gli effetti della liquidazione giudiziale sugli atti pregiudizievoli ai creditori.

Il nuovo concordato preventivo

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Nel codice è dettata anche una nuova disciplina del concordato preventivo, che si suddivide in concordato in continuità aziendale e concordato liquidatorio.

Il primo in particolare prevede la sua inammissibilità "se non è ammissibile se il professionista incaricato attesta che la proposta del debitore assicura il soddisfacimento dei creditori chirografari in misura non inferiore al 20% dell'ammontare complessivo dei crediti."

Il secondo invece si caratterizza per la diversità di scopo, in quanto finalizzato alla liquidazione e alla conservazione del patrimonio.

La proposta di concordato continua a essere uno dei modi di chiusura della liquidazione giudiziale.

L'esdebitazione

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Per i soggetti che non hanno accesso alle procedure concorsuali trova ancora applicazione l'esdebitazione.

Il codice della crisi e dell'insolvenza prevede, però, un'esdebitazione di diritto che si applica in caso di insolvenza di minore portata e che prescinde da un provvedimento specifico da parte del giudice.

All'esdebitazione possono poi accedere - sebbene solo una volta e con obbligo di pagare il debito entro quattro anni dal decreto se sopraggiungono utilità tali da consentire di soddisfare i creditori per almeno il 10% - i debitori meritevoli che non sono in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta, indiretta o futura.

La crisi dei gruppi di imprese

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Norme specifiche sono dedicate, poi, alla crisi dei gruppi di imprese. In particolare, si consente a più imprese che appartengono allo stesso gruppo, in stato di crisi e con un proprio centro di interessi in Italia, di proporre la domanda:

- di accesso al concordato preventivo (con un unico piano o con più piani collegati)

- e all'omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti presentando un unico ricorso.

Resta ferma l'autonomia delle rispettive masse attive e passive.

Se le imprese hanno il proprio centro di interessi in circoscrizioni giudiziarie differenti, l'individuazione del tribunale competente (che è uno solo) va fatta tenendo conto della società o dell'ente che esercita l'attività di direzione e coordinamento o dell'impresa che, sulla base dell'ultimo bilancio, presenta la maggiore esposizione debitoria.

Anche la procedura di liquidazione di gruppo è stata unificata.

Istituzione albo professionisti incaricati

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L'art 356 del Codice prevede l'istituzione, presso il Ministero della giustizia di "un albo dei soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria, destinati a svolgere, su incarico del tribunale, le funzioni di curatore, commissario giudiziale o liquidatore, nelle procedure previste nel codice della crisi e dell'insolvenza."

Possono iscriversi all'albo:

- avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili;

- studi professionali associati o società tra professionisti;

- soggetti che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società di capitali o cooperative.

L'iscrizione all'albo comporta non solo il possesso di precisi requisiti di onorabilità, ma anche il rispetto di tutta una serie di requisiti e limiti previsti dagli artt. 356, 357 e 358 del Codice.

Modifiche alla legge fallimentare

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Il decreto n. 118/2021 prevede alcune importanti modifiche alla legge fallimentare:

  • l'art.180 quarto comma ultimo periodo diventa: "Il tribunale omologa il concordato preventivo anche in mancanza di adesione" e non di voto;
  • all'articolo 182-bis, quarto comma, viene aggiunto il seguente periodo: "Ai fini di cui al periodo che precede, l'eventuale adesione deve intervenire entro novanta giorni dal deposito della proposta di soddisfacimento.";
  • il comma 8 dell'art 182 bis viene invece completamente sostituito;
  • modificato anche l'art. 182 quinquies con aggiunte al 5 comma e con la previsione di un comma nuovo;
  • sostituito anche l'art. 182 septies, che va a disciplinare gli "Accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa";
  • aggiunti l'art. 182 octies sulla "Convenzione di moratoria", l'art. 182 novies sugli "Accordi di ristrutturazione agevolati" e l'art. 182 dicies dedicato ai "Coobbligati e soci illimitatamente responsabili;"
  • all'articolo 186-bis, secondo comma, lettera c), le parole «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni»;
  • sostituito anche il comma 3 dell'art. 236. 

Alle suddette si aggiungono anche, tra le altre, le seguenti novità:

  • modifiche urgenti al decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020, n. 40;
  • estensione del termine di cui all'articolo 161, decimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;
  • improcedibilità dei ricorsi per la risoluzione del concordato preventivo e per la dichiarazione di fallimento dipendente da procedure di concordato preventivo fino al 31 dicembre 2021. Limiti di accesso alla composizione negoziata.

Scarica pdf Decreto legge n. 118 del 24.08.2021
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