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Cumulo gratuito professionisti: l'INPS chiede le spese alle Casse

La "tregua" tra l'Istituto e le Casse di previdenza sembra essere stata momentanea. L'Inps paventa azioni giudiziarie per ottenere il pagamento dei costi delle pratiche
inps
di Lucia Izzo - Sembrava giunto a termine il braccio di ferro tra Inps e Casse di previdenza relativamente ai costi del cumulo gratuito dei contributi concesso ai professionisti. Almeno, questo è quanto si auspicava a seguito del raggiunto accordo, datato marzo 2018, tra l'Istituto di previdenza e Inarcassa (per ingegneri e architetti) ed ENPAM (per medici e odontoiatri).


Al tempo, i raggiunti accordi facevano apparire imminente anche la sottoscrizione di convenzioni con tutte le altre casse, condizione necessaria e sufficiente affinché si sbloccasse l'applicazione del cumulo gratuito.
  1. Cumulo gratuito professionisti: un percorso a ostacoli
  2. INPS contro Casse: la diatriba sui costi del cumulo gratuito
  3. La Convenzione tra INPS e Casse
  4. Vacilla la "tregua" tra Inps e Casse di previdenza?

Cumulo gratuito professionisti: un percorso a ostacoli

L'istituto del cumulo gratuito, sul quale è intervenuta, tra l'altro, la legge di bilancio 2017 (legge 236/2016), consente a soggetti dalla carriera discontinua, i cui contributi sono stati versati presso casse previdenziali diverse, di unirli, senza oneri, ai fini pensionistici.


Tuttavia, le Casse dei professionisti hanno accusato l'Inps di aver ritardato l'adempimento delle disposizioni di legge relative al cumulo gratuito, lasciando molti professionisti in difficoltà. In particolare, l'Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati che raggruppa 20 enti) aveva dichiarato che: "Se l'Istituto continuerà a non pagare, d'ora in poi gli interessati potranno azionare eventuali rimedi giudiziari nei confronti dell'Inps".

INPS contro Casse: la diatriba sui costi del cumulo gratuito

All'inizio del 2018, infatti, era sorta una diatriba a seguito dei costi inerenti ogni pratica di cumulo, stimati dall'Inps in 65,04 euro: questi, secondo l'Istituto, sarebbero dovuti essere divisi in quota parte e, ancora, si sarebbero dovute mettere a pagamento anche le pratiche di totalizzazione, da sempre state gratuite.

L'Istituto guidato da Tito Boeri aveva spiegano come la cifra stimata prendesse in considerazione "esclusivamente gli oneri diretti, che riguardano cioè le spese del personale utilizzato in attività legate alla gestione del pagamento" dei trattamenti pensionistici.

Pertanto, a partire dall'avvio del cumulo gratuito, l'Inps non ha mai smesso di reclamare il contributo dalle Casse. Pretese che, invece, queste ultime hanno ritenute prive di alcun fondamento, soprattutto in considerazione dei finanziamenti, stimati in 89 milioni di euro annui, riconosciuti dallo Stato all'Inps a seguito dell'estensione del cumulo alle casse professionali.

Inoltre, le casse professionali avevano manifestato dubbi anche in ordine alla funzione dei 65,04 euro, chiesti dagli uffici Inps per coprire costi che l'istituto avrebbe dovuto in ogni caso sostenere se l'iscritto non avesse fatto domanda di pensione in cumulo, ma per via ordinaria.

"Queste risorse - ha dichiarato il presidente dell'Adepp Alberto Oliveti - sono finanziate con le tasse pagate da tutti i contribuenti italiani, compresi i professionisti e le loro Casse. Sarebbe una discriminazione inaccettabile imporre ai nostri iscritti di pagare lo stesso costo due volte", dichiara il presidente dell'Adepp Alberto Oliveti.

Inoltre le Casse avevano evidenziato come, per rispettare la legge, avessero già accettato di accollarsi i maggiori costi pensionistici derivanti dal cumulo, senza ricevere alcun ristoro da parte dello Stato, e non avessero nemmeno chiesto all'Inps il rimborso dei costi amministrativi da sostenere per istruire le pratiche di pensione anche per le quote di competenza dell'istituto pubblico.

La Convenzione tra INPS e Casse

Dopo un frenetico botta e risposta, sembrava essersi trovata una soluzione grazie alla Convenzione firmata dalle casse di previdenza dei professionisti lo scorso 29 marzo, destinata a rimuovere l'ultimo ostacolo formale al pagamento degli assegni a chi ha già fatto domanda.

La Convenzione ha stabilito che gli oneri sostenuti per le procedure amministrativo-contabili necessarie all'erogazione delle prestazioni fossero divisi in base alla quota di pensione erogata da ciascun ente.

Il documento firmato, dunque, prevede che le Casse si facciano carico delle quote di pensione di propria competenza e degli stessi oneri già previsti per le pensioni in totalizzazione. Le condizioni cioè sono identiche a quelle previste dalla convenzione già esistente con l'Inps e pacificamente in vigore dal 2007.

Vacilla la "tregua" tra Inps e Casse di previdenza?

Tuttavia, la tregua sembra essere stata momentanea: come ha appreso ItaliaOggi, infatti, si sarebbe nuovamente aperta una frattura tra Inps e Casse di previdenza sui costi del cumulo gratuito dei contributi in quanto l'Istituto avrebbe chiesto il pagamento delle spese per svolgere le pratiche di chi vuole riunire i versamenti effettuati in più di una gestione

L'Istituto, attraverso una lettera spedita ad Adepp, avrebbe paventato un'azione giudiziaria, annunciando di essere pronto a valutare "ogni opportuna azione" per ottenere il pagamento delle spese per svolgere le pratiche di chi vuole usufruire dello strumento, e riunire così i versamenti effettuati in più di una gestione.

«Giacché nulla di nuovo è intervenuto - ha dichiarato il presidente Oliveti - riteniamo di non dover accollarci altri oneri», se non quelli bancari e postali per dare le prestazioni, come da convenzione sulla totalizzazione, in vigore dal 2007, e mai disdetta. «Vedremo, a questo punto, che diranno i giudici. Quel che è importante», conclude, «al di là della diatriba, è che il cumulo sia stato sbloccato per gli aventi diritto».
(21/10/2018 - Lucia Izzo)
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