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Daspo negli ospedali: è polemica

Il decreto sicurezza amplia i luoghi in cui può essere attivata la misura del c.d. DASPO urbano ricomprendendovi i presidi sanitari. Dura reazione da parte di medici e sanitari
infermiere che cammina in una corsia di ospedale
di Lucia Izzo - Tra le numerose novità introdotte dal decreto legge n. 113/2018 (pubblicato in G.U. n. 231 del 04/10/2018) in materia di sicurezza pubblica, ha destato particolare scalpore l'adozione del DASPO nei presidi sanitari.

L'iter del decreto sicurezza (qui sotto allegato), promosso dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, non è stato in realtà scevro da timori provenienti da più parti e da numerose accuse di incostituzionalità.

Lo stesso Capo dello Stato, dopo la firma del provvedimento, ha ritenuto di dover sottolineare «che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato", pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall'art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall'Italia».

Il DASPO negli ospedali

L'art. 21 del c.d. decreto sicurezza si occupa espressamente di ampliare la lista dei luoghi che possono essere individuati dai regolamenti di polizia urbana ai fini dell'applicazione delle misure a tutela del decoro di particolari aree urbane.

Viene modificato, nel dettaglio, l'art. 9, comma 3 del decreto legge n. 14/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 48/2017. La norma elenca le aree urbane nelle quali può essere applicata, tra l'altro, la misura del provvedimento di allontanamento del Questore (DASPOurbano) nei confronti dei soggetti che pongono in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione nei suddetti ambiti.

Tra le aree che la norma ritiene possano essere individuate dai regolamenti di polizia urbana rientrano, tra l'altro, quelle in cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, zone adibite a verde pubblico e così via.

Il decreto sicurezza da a introdurre espressamente tra le predette aree anche quelle su cui insistono presidi sanitari oltre che quelle destinate allo svolgimento di fiere, mercati, pubblici spettacoli. Lo scopo è, in evidenza, quello di contrastare la violenza a medici e personale sanitario.

DASPO presidi sanitari: le reazioni dei medici

La previsione dell'allontanamento dagli ospedali, tuttavia, ha scatenato molte reazioni critiche e particolarmente severe proprio da parte dei medici secondo i quali la misura del DASPO sarebbe contro l'etica professionale e contro la Costituzione.

In particolare, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO) ha rammento che "La salute è un diritto fondamentale e va rispettato".

"Non possiamo tradire la Costituzione, che tutela la salute di tutti i cittadini, e non vogliamo tradire il codice deontologico che ci impone il dover di curare tutti quelli che hanno bisogno di aiuto" ha dichiarato il Presidente Filippo Anelli, sottolineando che "Chi va al pronto soccorso non può essere cacciato con un DASPO".

Anelli ha così invitato "il Governo a chiarire il senso della norma" precisando che "Il DASPO non è la via giusta per affrontare le aggressioni".

Nonostante la pronta replica giunta da parte del ministero della Salute, secondo cui "Non è in discussione né lo è mai stato il diritto alle cure di tutti i cittadini, cosa che se invece avvenisse sarebbe chiaramente incostituzionale", è dunque probabile che giungeranno da parte dei sindacati e degli Ordini dei Medici, tramite i rappresentanti nazionali, pressioni affinché i presidi sanitari siano stralciati dai luoghi in cui è possibile attivare il Daspo.
Decreto legge n. 113/2018
(07/10/2018 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com

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