Il Daspo urbano è una misura amministrativa introdotta con il decreto Minniti del 2017 e modificata con i decreti sicurezza del 2018 e del 2020
segnale di divieto di accesso

Daspo urbano: finalità e sanzioni

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Il Daspo urbano deve il suo nome a una misura affine, cioè il Daspo vero e proprio (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), introdotta alcuni anni fa al fine di contrastare il fenomeno della violenza negli stadi (vedi la nostra guida sul Daspo).

La misura in oggetto mira a sanzionare la condotta di chi ostacola l'accesso e la libera fruizione di determinati luoghi pubblici, e in generale si propone di contrastare il degrado urbano comportato da condotte quali bivacchi non autorizzati, accattonaggio, comportamenti molesti da parte di soggetti in stato di ubriachezza, etc.

In estrema sintesi, il Daspo urbano comporta l'allontanamento del trasgressore e l'irrogazione ai suoi danni di una sanzione pecuniaria. È punita, altresì, l'eventuale reiterazione della condotta.

I luoghi pubblici tutelati dal Daspo urbano

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Nello specifico, il Daspo urbano è stato previsto per punire le condotte che si verificano nell'ambito di stazioni di trasporto pubblico, autostazioni, stazioni ferroviarie, infrastrutture marittime e aeroporti, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione degli spazi ivi previsti.

Il decreto Minniti ha demandato alla potestà regolamentare di polizia urbana la possibilità di ampliare il novero dei luoghi pubblici ove può essere applicata la misura in oggetto, includendovi istituti scolastici e universitari, aree museali, siti archeologici, complessi monumentali, aree adibite a verde pubblico e luoghi di interesse culturale o comunque interessati da considerevole afflusso turistico.

Tale elenco è stato integrato dal c.d. decreto sicurezza o decreto Salvini (d.l. 113/2018, conv. in legge 132/2018), che vi ha incluso anche i presidi sanitari e le zone che ospitano fiere, mercati e spettacoli (art. 9 del decreto).

Daspo urbano per i condannati

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Il nuovo decreto sicurezza 2020 (d.l. n. 130/2020) ha ulteriormente ampliato l'ambito di applicazione del Daspo urbano, prevedendo che i soggetti che sono stati condannati anche con sentenza non definitiva, negli ultimi tre anni, per reati di vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope non possono stazionare nelle immediate vicinanze di scuole, plessi scolastici, sedi universitarie, locali pubblici o aperti al pubblico o pubblici esercizi che si trovino nei luoghi in cui sono avvenuti i fatti per i quali è scattata la condanna penale.

Per coloro che non rispettano tale divieto è prevista la pena della reclusione da sei mesi a due anni e della multa da 8mila a 20mila euro.

Daspo urbano: come funziona

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Il Daspo urbano comporta, innanzitutto, l'allontanamento del soggetto che mette in atto la condotta molesta. L'allontanamento viene eseguito dallo stesso agente accertatore, che rivolge il relativo ordine per iscritto al trasgressore, avendo cura di indicarvi le motivazioni e specificando che lo stessa ha un'efficacia di 48 ore dalla commissione del fatto.

Il destinatario del Daspo è tenuto a pagare a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria una somma compresa tra 100 e 300 euro; l'autorità competente all'irrogazione è il sindaco (art. 9).

In caso di violazione dell'ordine di allontanamento, si applica una sanzione pari a quella sopra esaminata, aumentata del doppio (art. 10 comma 1).

I poteri del questore

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Copia dell'ordine di allontanamento è trasmessa al questore.

Quest'ultimo, in caso di reiterazione della condotta da cui possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica, ha facoltà di disporre il divieto di accesso del trasgressore ad una o più delle aree sopra indicate (da indicare in modo specifico nel provvedimento), per un periodo massimo di 12 mesi (due anni, se il soggetto risulta precedentemente condannato per reati contro la persona o il patrimonio).

Chi non osserva il divieto imposto dal questore subisce l'arresto fino ad un anno (due anni, se il soggetto risulta precedentemente condannato per reati contro la persona o il patrimonio). La durata delle sanzioni appena indicata è il frutto dell'inasprimento delle stesse operato con il decreto Salvini.

In forza del nuovo decreto sicurezza 2020, inoltre, il questore oggi può anche inibire l'accesso a specifici esercizi pubblici o locali di pubblico intrattenimento alle persone denunciate negli ultimi tre anni o condannate anche con sentenza non definitiva per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio, per delitti aggravati da motivi discriminatori o comunque per delitti commessi in occasione di gravi disordini.

L'inibizione può riguardare anche i pubblici esercizi o i locali di pubblico intrattenimento siti nell'intera provincia e interessare le persone che, in ragione dei predetti reati, siano state poste in stato di arresto o di fermo convalidato o siano state condannate, anche con sentenza non definitiva. La pena per chi non rispetta questa ulteriore inibizione è quella della reclusione da sei mesi a due anni e della multa da 8mila a 20mila euro.

Misure contro lo spaccio e l'accattonaggio

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Il decreto Minniti prevede, inoltre, all'art.13, il divieto di accesso o di stazionamento (da uno a cinque anni) nelle vicinanze di scuole, università e locali aperti al pubblico per le persone precedentemente condannate per spaccio di stupefacenti in relazione a fatti commessi presso edifici analoghi.

Analoga misura è stata poi introdotta (art. 13-bis) dal decreto Salvini, a danno delle persone precedentemente condannate per reati commessi in occasione di gravi disordini all'interno di locali aperti al pubblico (durata da sei mesi a due anni).

Lo stesso decreto Salvini, infine, ha previsto l'introduzione di nuove sanzioni penali in tema di accattonaggio e nuove sanzioni amministrative e penali a danno di chi esercita l'attività di parcheggiatore abusivo. Tali misure, comunque, esulano dall'ambito di applicazione del Daspo urbano.

Per ulteriori approfondimenti, vedi le nostre guide su Daspo: disciplina e limiti e Daspo: significato e normativa

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Foto: 123rf.com
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