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Daspo significato

Daspo significato e presupposti della misura, autorità che possono emanarlo, obbligo di firma e convalida. Come funzionano il Daspo urbano e il Daspo anti-corrotti
mano con divieto di accesso
Avv. Marco Sicolo - Il Daspo è una misura amministrativa che, come da acronimo, comporta il Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive. Tale provvedimento viene preso nei confronti di quanti vengano ritenuti soggetti socialmente pericolosi, a seguito di fatti occorsi nel contesto di competizioni sportive.

  1. Daspo significato e normativa
  2. I presupposti per l'applicazione del Daspo
  3. Daspo disposto dal Questore
  4. Daspo con obbligo di firma
  5. Daspo disposto dall'Autorità Giudiziaria
  6. Impugnazioni e reclami
  7. Daspo urbano
  8. Daspo anti-corrotti

Daspo significato e normativa

Daspo è l'acronimo d "Divieto di accedere alle manifestazioni sportive". La necessità di prevedere una simile misura di prevenzione trova origine, storicamente, nell'escalation di violenze che si verificò all'interno degli stadi di calcio negli anni '80, e in particolare nei tragici episodi avvenuti allo stadio Heysel di Bruxelles nel 1985 in occasione della partita Juventus - Liverpool.

Pochi mesi dopo quel drammatico evento, in cui persero la vita 39 spettatori, alcuni Stati europei firmarono un'apposita Convenzione a Strasburgo, con lo scopo di contrastare il fenomeno degli hooligans e, più in generale, della violenza negli stadi da parte di alcune frange di tifosi.

In Italia, la norma di riferimento in materia è l'art. 6 della l. 401/89, che, per l'appunto, introduce il Daspo.

La disciplina relativa a tale misura è stata oggetto, poi, di ulteriori interventi normativi, anche in epoca più recente (tra tutte, la legge Amato del 2007).

I presupposti per l'applicazione del Daspo

In quanto misura amministrativa di prevenzione, il Daspo può essere applicato anche in mancanza di condanna penale del soggetto destinatario. È comunque necessario che, all'origine, vi sia la sua identificazione e sussista una formale denuncia all'autorità giudiziaria, relativa ai fatti e ai soggetti interessati dal provvedimento.

Un'importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 512/02) ha negato l'incostituzionalità della misura, in quanto la mancanza di una condanna penale come presupposto si giustifica con la sua finalità di prevenzione.

Il Daspo può essere comminato per reati come porto d'armi, uso di caschi per travisare la propria identità, lancio di oggetti, invasione di campo e più in generale per aver preso parte attiva ad episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive.

Daspo disposto dal Questore

Il Daspo può essere disposto dal Questore o dall'Autorità Giudiziaria.

Nel primo caso, il provvedimento può avere una durata da uno a cinque anni e assume le connotazioni di un atto amministrativo, per cui occorre agire secondo la disciplina del procedimento amministrativo di cui alla l. 241/90.

In particolare, all'interessato va comunicato l'avvio del procedimento amministrativo a suo carico, se non sussiste urgenza.

Il Daspo ha effetto solo dopo la sua notifica al destinatario. Per effetto del provvedimento, al soggetto ritenuto socialmente pericoloso viene vietato l'accesso ai luoghi in cui si svolgono determinati eventi sportivi.

Se ritenuto necessario, il Daspo può vietare l'accesso anche ai luoghi pubblici necessari al trasporto delle persone verso la sede delle manifestazioni sportive indicate nel provvedimento (ad es. stazioni, aeroporti, caselli autostradali etc.).

Daspo con obbligo di firma

Il Daspo può essere accompagnato dall'obbligo di firma, cioè dall'obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia in determinati giorni e orari.

Questa misura mira ad accertarsi che il soggetto pericoloso non si avvicini ai luoghi oggetto di divieto d'accesso in concomitanza con lo svolgersi delle manifestazioni sportive.

A differenza del Daspo, l'obbligo di firma rappresenta una misura limitativa della libertà personale e quindi di carattere non amministrativo, ma penale. Per questo motivo, esso dev'essere necessariamente convalidato dal Gip e deve essere adeguatamente motivato.

L'interessato può presentare, tramite avvocato, una memoria al Gip entro 96 ore dalla notifica del Daspo con obbligo di firma.

Daspo disposto dall'Autorità Giudiziaria

Il Daspo può essere disposto anche dal giudice, come prescrizione aggiuntiva a una condanna per i reati sopra esaminati.

La misura è immediatamente esecutiva anche in caso di condanna non definitiva. Il Daspo disposto dall'Autorità Giudiziaria può avere una durata da due a otto anni.

Impugnazioni e reclami

Avverso il Daspo può essere presentata istanza di revoca al Questore, ricorso gerarchico al Prefetto o ricorso giurisdizionale al TAR, con istanza di sospensione dell'efficacia del provvedimento.

Contro la convalida della misura dell'obbligo di firma può essere proposto ricorso per Cassazione.

Daspo urbano

Il termine Daspo è utilizzato, per estensione, anche con riferimento al Daspo urbano, un provvedimento amministrativo che può essere emanato nei confronti di quanti pongano in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione pubblica di luoghi come stazioni di trasporto pubblico, ferroviarie, e aeroportuali.

La misura, consistente nell'allontanamento del soggetto e nell'irrogazione di una sanzione pecuniaria a suo carico, è stata introdotta dal Decreto Sicurezza Minniti (d.l. 14/17, conv. nella l. 48/17).

Successivamente, il Decreto Sicurezza Salvini, d.l. 113/18, ne ha ampliato l'ambito di applicazione anche con riferimento ai presidi sanitari e alle aree destinate a fiere, mercati e pubblici spettacoli.

Il Daspo urbano viene applicato dal Sindaco (sanzione pecuniaria), dall'organo accertatore (ordine di allontanamento) e, in caso di reiterazione della condotta, dal Questore, che, se ricorre pericolo per la sicurezza, può vietare al soggetto l'accesso nelle aree indicate per un periodo fino a dodici mesi.

Daspo anti-corrotti

Per estensione, con l'espressione Daspo anti-corruzione si fa riferimento al sistema sanzionatorio previsto dalla legge n. 3 del 2019, emanata in tema di misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione. La legge prevede, tra l'altro, l'inasprimento delle pene per il reato di corruzione e, per i condannati per tale reato, il divieto di partecipare a procedure d'appalto della pubblica amministrazione e l'interdizione dai pubblici uffici, per un determinato periodo di tempo o anche a vita.

Leggi anche la guida legale sul Daspo

(13/04/2019 - Marco Sicolo) Foto: 123rf.com

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