Tra fratelli e sorelle

Tra fratelli e sorelle

L’articolo si propone di spiegare l’importanza della fratellanza/sorellanza nella formazione dell’identità (relazionale) della persona

Il pedagogista Daniele Novara sostiene: “I genitori vanno aiutati non sommergendoli di suggerimenti medico-psichiatrici, ma guidandoli sul piano educativo, nel gioco di squadra tra padre e madre, tra inevitabili scossoni e complicazioni varie che rendono comunque meraviglioso crescere e trasformarsi da bruco in farfalla”. Oggi si rende sempre più necessario il sostegno alla genitorialità anche perché aumenta l’isolamento sociale, mentre in passato l’educazione era condivisa da tutta la comunità, dai vicini di casa ai passanti e c’era anche la coeducazione in seno alla famiglia stessa tra fratelli e sorelle perché si avevano più figli. Bisogna tornare a condividere orientamento e consigli ai bambini, come indicato nell’art. 5 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

Lo psicologo Simone Olianti spiega: “I conflitti tra fratelli sono sempre esistiti: sono battaglie durissime che di solito si affievoliscono quando, diventando autonomi si esce dalla famiglia. Ma non succede sempre, anzi, talvolta qualcuno continua a portarsi dietro un fardello ricolmo di rabbia, risentimento e rimpianti, farcito di ferite ancora aperte e mai rimarginate. Dietro a liti futili o furiose, beghe familiari e rivendicazioni per motivi affettivi o economici si celano storie familiari dolorose e tormentate”. I conflitti tra fratelli e sorelle sono anche costruttivi, perché s'impara a litigare, a mediare, a superare ostacoli, a comunicare (tra cui comunicarsi la reciproca sofferenza per gli errori genitoriali subìti). Oggi, però, questo accade sempre meno per l’aumento di figli unici, di famiglie ricomposte o ricostituite, genitori ingerenti e iperprotettivi o per i conflitti esasperati tra i genitori.

Simone Olianti aggiunge: “La presenza dei fratelli è un dono prezioso per il bambino: nel rapporto con i fratelli impara le prime strategie di negoziazione e di cooperazione, sperimenta un ampio ventaglio di interazioni interpersonali, si confronta per la prima volta con la competizione e il conflitto, acquisisce le principali competenze sociali. Certo nessuno di noi ha scelto i propri genitori e neanche eventuali fratelli e sorelle; i legami di sangue non si scelgono, ma nel corso della vita, se vogliamo che non si sparga sangue fratricida, i legami dobbiamo sceglierli”. “Dare” un fratello o una sorella a un figlio è come dargli più vita, più possibilità di sviluppo e di esercizio dei propri diritti e doveri, più potenzialità.

Uno studio inglese condotto da ricercatori della Fordham University (pubblicato a febbraio 2026 e basatosi su una ricerca pluridecennale su 25 famiglie inglesi iniziata negli anni ‘80) sull’importanza dei fratelli nell’attaccamento emotivo (quello del potenziale educativo/affettivo dei fratelli nello sviluppo della personalità è il campo forse meno battuto della ricerca psicologica e sociale) ha rivelato che il senso di benessere e sicurezza dei bambini può venire non solo dal loro attaccamento ai loro genitori, ma anche dalle loro relazioni con i loro fratelli. I legami tra fratelli, ha scoperto lo studio, possono dare loro forza e sostegno per superare il debole attaccamento verso genitori disimpegnati o in difficoltà. In secondo luogo, è stata sfatata un’altra idea comune secondo cui i bambini più grandi si sentano usurpati dalla nascita di un fratello. Infatti, spesso il bambino più grande è quello con l’attaccamento più sicuro ai genitori e, perciò, trasmette sicurezza ai fratelli minori. Anche nelle famiglie fragili, l’esperienza condivisa dei fratelli ha potuto favorire un senso di vicinanza “o anche protezione da un ambiente altrimenti insicuro”, ha spiegato Alexander Kriss, uno dei ricercatori. Il sostegno formato in tali casi può irradiarsi verso l’esterno sotto forma di forti relazioni con amici e coetanei, promuovendo potenzialmente il rendimento scolastico o in altre aree, e mostrando al mondo scientifico la necessità di capire meglio come i nostri fratelli ci influenzano. Avere fratelli e sorelle consente, sin da piccoli, di esercitare i diritti dell’infanzia e anche i doveri, per cui è importante che i genitori tengano conto di ogni aspetto positivo di concepire più figli, tra cui trasmettere più speranza e futuro ai figli (la vera eredità). Nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile si legge: “promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie” (punto 5.4); “Un mondo che investe nelle nuove generazioni e in cui ogni bambino può crescere lontano da violenza e sfruttamento”; “Il futuro dell’umanità e del nostro pianeta è nelle nostre mani. Si trova anche nelle mani delle nuove generazioni, che passeranno il testimone alle generazioni future”.

La sociologa Sara Nanetti osserva: “[…] l’età al primo figlio non è un dato solo anagrafico, ma un indicatore del tipo di progetto familiare che una società rende realisticamente possibile. Quando il primo figlio arriva tardi, non cambia soltanto il “quando”, ma anche il “quanto” e il “come”. Aumenta la probabilità che il figlio resti unico, non solo per ragioni biologiche, ma perché l’intero equilibrio della coppia, del lavoro e dell’organizzazione quotidiana tende ad assestarsi attorno a una configurazione più fragile e meno espansiva. Inoltre, quando si diventa genitori più tardi, cresce la probabilità che la cura dei figli piccoli si sovrapponga a quella dei genitori anziani: le generazioni si comprimono e la maternità e la paternità si trovano schiacciate tra responsabilità discendenti e ascendenti. È questo uno dei punti centrali: il ritardo della genitorialità non riduce solo il tempo biologicamente disponibile, ma intensifica il carico sociale e organizzativo della scelta. In altre parole, non si restringe solo il calendario delle nascite: si restringe l’orizzonte stesso del progetto familiare” (in un articolo del 16 marzo 2026). La genitorialità non è iscritta nella persona ma è una scelta personale e libera e bisogna fare attenzione che non sia troppo egoistica o egocentrata perché riguarda comunque almeno un’altra persona che non ha alcuna libertà o voce. Rimandare la genitorialità in età matura può significare già determinare una povertà relazionale del figlio.

Si parla espressamente del rapporto tra fratelli nella Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori (2018), nell’art. 1, “I figli hanno il diritto di conservare intatti i loro affetti, di restare uniti ai fratelli”, e nell’art. 8, “I figli han­no bisogno di tempo per abituarsi ai cambiamenti, per accettare i nuovi fratelli, i nuovi partner e le loro famiglie”.

I genitori devono essere consapevoli degli effetti delle loro scelte sui figli e sui rapporti tra fratelli/sorelle non solo nei casi di separazione/divorzio e nella formazione di nuove famiglie, ma anche nel caso di gestazione per altri o di fecondazione eterologa, di adozione/affidamento, di riconoscimento di figli.

I genitori devono prendersi cura del rapporto tra i figli (anche da adulti) perché la fratria (o fratellanza e sorellanza) ha rilievo non solo dal punto di vista psicologico ma anche da quello giuridico, civilistico e penalistico. Si ricordi che il rapporto tra fratelli/sorelle contribuisce al pieno e armonioso sviluppo della personalità del bambino che cresce in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione (dal Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia), è un aspetto dell’identità e delle relazioni familiari (art. 8 Convenzione), della vita privata, della famiglia, della casa e della corrispondenza del bambino (art. 16 Convenzione), della salute (art. 24 Convenzione) e dello sviluppo del bambino (art. 27 Convenzione). Occorre perciò “sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori e l’informazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare” (lettera f dell’art. 24 Convenzione) in tal senso. Si può parlare così di un diritto alla fratria, come si ricava dalla dottrina e da alcuni provvedimenti della Cassazione.

Essere fratelli e/o sorelle non è nascere e crescere tali ma riconoscersi, ritrovarsi, ricordarsi tali nonostante tutto, dopo tutto, oltre ogni momento brutto.

Fratelli (etimologicamente da una radice con il significato di “nutrire, sostenere”), frammenti di vita che vengono donati in più dai genitori.



Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi